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Chi faremo restare a Ponza?

di Vincenzo Ambrosino
patella [1]

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“Qualsiasi vento è vento di mare, e qualsiasi città, anche la più continentale, nelle ore di vento – è marittima.
C’è odor di mare, no, ma: c’è aria di mare, l’odore lo aggiungiamo noi.
Anche il vento del deserto è di mare, anche quello della steppa è di mare.
Giacché al di là di ogni steppa e di ogni deserto – c’è il mare, l’oltredeserto, l’oltresteppa…
Ogni viuzza in cui tira vento è la viuzza di un porto”.
(Marina Cvetaeva)

 

Ed io aggiungo: “Come non può che essere così per noi tutti che siamo nati su questo scoglio e anche se le vicende umane ci hanno divisi, ci hanno sparsi per il mondo, il richiamo del mare ci riporta alla nostra culla”.

Conchiglie da scoglio [2]

Ritorniamo spesso su questo argomento perché si sa che “la lingua batte dove il dente duole”.

Siamo tutti ponzesi perché chi è nato a Ponza è stato – come didatticamente ha descritto Domenico – “principe” da bambino e “re” da giovane, ma poi c’è chi è dovuto emigrare per lavoro restando semplicemente imprigionato nei ricordi e chi invece è diventato “imperatore” perché ha saputo sfruttare questa economia turistica.

Tolti i ponzesi che sono partiti per lavoro (emigranti economici), diciamo che chi oggi non risiede d’inverno a Ponza, ma ha una attività turistica sull’isola, si evoluto, perché è riuscito a fare “il bottino” nel periodo estivo e godersi la vita – aggiungendo esperienze appaganti in posti magari esotici – nel periodo invernale – per poi ritornare sull’isola, in primavera , con più forza, con più idee per continuare a crescere .

Perché io parlo di bottino?
Perché questa è un’operazione economica che si fa in un breve tempo e che arricchisce solo chi la fa e al contrario la comunità isolana in termini strutturali, sociali, culturali non ne trova giovamento, per cui è una pura operazione di sfruttamento.

A differenza del Sindaco che parla di “bottino” riferendosi ad una certa imprenditoria che si è arricchita sfruttando, in particolare, il demanio marittimo, io parlo di “bottino” riferendomi a tutti gli operatori turistici che prendono il “malloppo e scappano” perché non hanno tempo da perdere sull’isola in chiacchiere improduttive.

Chi si arricchisce d’estate e resta comunque anche d’inverno a curare i propri investimenti e magari a lottare per trasporti migliori, per scuole sicure, per una sanità efficiente, quindi è un residente per 300 giorni l’anno… questo imprenditore è una risorsa per l’isola.

Come le cozze [3]

Per ridimensionare lo sfruttamento estivo, va ripensato  il nostro sistema economico che permette queste operazioni.

Non è denigrando i forestieri o quei ponzesi che per un motivo o l’altro preferiscono svernare in continente, né imponendo ritorni forzati ai commercianti, per riaprire i loro negozi nel periodo invernale, che si inverte la tendenza alla fuga.
Bisogna al contrario, studiare modi, incentivi, corsie preferenziali che migliorino nettamente la qualità di vita del residente invernale effettivo.

La scelta politica di una amministrazione di svolta sta tutta qui: “Chi resta d’inverno va riconosciuto e premiato!”

Ma come fare prima a riconoscere e poi a premiare il residente effettivo?
Questo compito di studiare spetta all’Amministrazione Comunale! L’Amministrazione deve avere un solo FINE: salvare l’isola dallo spopolamento.

D’altronde una vera Amministrazione di svolta sa che è solo con chi rimane sull’isola che si può investire per il futuro e rifondarla intorno alle sue quattro stagioni.
Il turismo è il volano su cui agire per garantire tutto ciò, ma solo un turismo completamente ripensato può garantire tutto ciò.
Le altre forme economiche, l’agricoltura, la pesca ma anche l’edilizia non possono che trovare nuove soluzioni in un turismo che garantisce una stabilizzazione  della residenzialità invernale.

Ma queste cose le ho già dette e ridette tante altre volte!

Chi non capisce o non vuole capire l’importanza strategica della salvaguardia della residenza gira (volutamente) intorno al problema e poi fa tutt’altro e cioè fa operazioni che portano l’isola nella direzione che vediamo concretizzata sotto i nostri occhi.

Credetemi, ogni residente, anche quello che ha mille motivi per restare sull’isola ha davanti mille rischi che lo possono costringere a lasciare l’isola perché ancora non si è attivata quell’azione politica di contrasto alla prima emergenza dell’isola proprio: la salvaguardia della residenza invernale.

Non solo non si è ancora attivata questa azione politica ma tutti gli indicatori strutturali, sociali ed economici vanno nella direzione di un incremento dell’abbandono dell’isola.

Questi discorsi, dopo la mia lunga residenza isolana invernale, io li farei anche se vivessi a Milano e infatti rispetto chi è nato a Ponza e ha vissuto da principe e da re su quest’isola; ma pur rispettando le idee e le aspettative dei non residenti dico in modo chiaro e forte: l’isola deve essere ripensata come ecosistema fragile e tutti i suoi abitanti a partire dai residenti vanno protetti; l’economia deve essere funzionale per raggiungere questo fine!

Per fare questo una amministrazione  (che abbiamo definito di svolta) deve saper trovare la giusta sintesi tra protezione ambientale e valorizzazione della residenza per prospettare una nuova offerta  turistica per l’isola.

Avvinto [4]