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Chi faremo restare a Ponza?

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di Vincenzo Ambrosino
patella

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“Qualsiasi vento è vento di mare, e qualsiasi città, anche la più continentale, nelle ore di vento – è marittima.
C’è odor di mare, no, ma: c’è aria di mare, l’odore lo aggiungiamo noi.
Anche il vento del deserto è di mare, anche quello della steppa è di mare.
Giacché al di là di ogni steppa e di ogni deserto – c’è il mare, l’oltredeserto, l’oltresteppa…
Ogni viuzza in cui tira vento è la viuzza di un porto”.
(Marina Cvetaeva)

 

Ed io aggiungo: “Come non può che essere così per noi tutti che siamo nati su questo scoglio e anche se le vicende umane ci hanno divisi, ci hanno sparsi per il mondo, il richiamo del mare ci riporta alla nostra culla”.

Conchiglie da scoglio

Ritorniamo spesso su questo argomento perché si sa che “la lingua batte dove il dente duole”.

Siamo tutti ponzesi perché chi è nato a Ponza è stato – come didatticamente ha descritto Domenico – “principe” da bambino e “re” da giovane, ma poi c’è chi è dovuto emigrare per lavoro restando semplicemente imprigionato nei ricordi e chi invece è diventato “imperatore” perché ha saputo sfruttare questa economia turistica.

Tolti i ponzesi che sono partiti per lavoro (emigranti economici), diciamo che chi oggi non risiede d’inverno a Ponza, ma ha una attività turistica sull’isola, si evoluto, perché è riuscito a fare “il bottino” nel periodo estivo e godersi la vita – aggiungendo esperienze appaganti in posti magari esotici – nel periodo invernale – per poi ritornare sull’isola, in primavera , con più forza, con più idee per continuare a crescere .

Perché io parlo di bottino?
Perché questa è un’operazione economica che si fa in un breve tempo e che arricchisce solo chi la fa e al contrario la comunità isolana in termini strutturali, sociali, culturali non ne trova giovamento, per cui è una pura operazione di sfruttamento.

A differenza del Sindaco che parla di “bottino” riferendosi ad una certa imprenditoria che si è arricchita sfruttando, in particolare, il demanio marittimo, io parlo di “bottino” riferendomi a tutti gli operatori turistici che prendono il “malloppo e scappano” perché non hanno tempo da perdere sull’isola in chiacchiere improduttive.

Chi si arricchisce d’estate e resta comunque anche d’inverno a curare i propri investimenti e magari a lottare per trasporti migliori, per scuole sicure, per una sanità efficiente, quindi è un residente per 300 giorni l’anno… questo imprenditore è una risorsa per l’isola.

Come le cozze

Per ridimensionare lo sfruttamento estivo, va ripensato  il nostro sistema economico che permette queste operazioni.

Non è denigrando i forestieri o quei ponzesi che per un motivo o l’altro preferiscono svernare in continente, né imponendo ritorni forzati ai commercianti, per riaprire i loro negozi nel periodo invernale, che si inverte la tendenza alla fuga.
Bisogna al contrario, studiare modi, incentivi, corsie preferenziali che migliorino nettamente la qualità di vita del residente invernale effettivo.

La scelta politica di una amministrazione di svolta sta tutta qui: “Chi resta d’inverno va riconosciuto e premiato!”

Ma come fare prima a riconoscere e poi a premiare il residente effettivo?
Questo compito di studiare spetta all’Amministrazione Comunale! L’Amministrazione deve avere un solo FINE: salvare l’isola dallo spopolamento.

D’altronde una vera Amministrazione di svolta sa che è solo con chi rimane sull’isola che si può investire per il futuro e rifondarla intorno alle sue quattro stagioni.
Il turismo è il volano su cui agire per garantire tutto ciò, ma solo un turismo completamente ripensato può garantire tutto ciò.
Le altre forme economiche, l’agricoltura, la pesca ma anche l’edilizia non possono che trovare nuove soluzioni in un turismo che garantisce una stabilizzazione  della residenzialità invernale.

Ma queste cose le ho già dette e ridette tante altre volte!

Chi non capisce o non vuole capire l’importanza strategica della salvaguardia della residenza gira (volutamente) intorno al problema e poi fa tutt’altro e cioè fa operazioni che portano l’isola nella direzione che vediamo concretizzata sotto i nostri occhi.

Credetemi, ogni residente, anche quello che ha mille motivi per restare sull’isola ha davanti mille rischi che lo possono costringere a lasciare l’isola perché ancora non si è attivata quell’azione politica di contrasto alla prima emergenza dell’isola proprio: la salvaguardia della residenza invernale.

Non solo non si è ancora attivata questa azione politica ma tutti gli indicatori strutturali, sociali ed economici vanno nella direzione di un incremento dell’abbandono dell’isola.

Questi discorsi, dopo la mia lunga residenza isolana invernale, io li farei anche se vivessi a Milano e infatti rispetto chi è nato a Ponza e ha vissuto da principe e da re su quest’isola; ma pur rispettando le idee e le aspettative dei non residenti dico in modo chiaro e forte: l’isola deve essere ripensata come ecosistema fragile e tutti i suoi abitanti a partire dai residenti vanno protetti; l’economia deve essere funzionale per raggiungere questo fine!

Per fare questo una amministrazione  (che abbiamo definito di svolta) deve saper trovare la giusta sintesi tra protezione ambientale e valorizzazione della residenza per prospettare una nuova offerta  turistica per l’isola.

Avvinto

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3 commenti per Chi faremo restare a Ponza?

  • Biagio Vitiello

    Vorrei dire la mia sulla “protezione dei veri residenti”, soprattutto di quelli che non hanno attività commerciali – turistiche (che il “bottino ” non lo potranno mai fare).
    Mi chiedo cosa fa questa amministrazione per scovare i falsi residenti che non pagano la tassa sulla prima casa e che viaggiano da sempre usufruendo del biglietto ridotto sui mezzi di comunicazione per il continente (secondo un mio calcolo molto attendibile, sono circa mille). Io penso proprio nulla! .
    … E noi veri residenti saremo in grado di fare denuncia, o per timore di ritorsioni… staremo zitti?
    Mi chiedo anche… a cosa servono e cosa fanno i cosiddetti Comitati e le varie Associazioni ponzesi, riguardo a queste tematiche?

  • Domenico Musco

    Rispondo perché è doveroso chiarire alcune cose.
    Sono perfettamente d’accordo che salvare la residenza invernale aiuti a far crescere l’isola e attenui lo spopolamento! Nel mio scritto in risposta a Franco ho dato alcune risposte ma occorrono alcuni chiarimenti supplementari.

    1 – Biagio è stato chiaro nell’esporre come si possa iniziare a trovare delle soluzioni.
    2 – Mi sembra che tu, Vincenzo, voglia addirittura delegare l’amministrazione affinché delle soluzioni vengano trovate, ma perché non fai tu le proposte che ritieni più valide?
    3 – Anche io ho un’idea di un mondo in cui tutti gli uomini siano uguali, abbiano un lavoro, una casa, stiano bene e tutto sia a disposizione di tutti: si potrebbe addirittura eliminare il denaro per arrivare al tanto amato – una volta – ideale comunista, ma purtroppo la storia ci insegna che anche il comunismo é stato un’utopia.
    4 – Sarà interessante sentire qualche tua proposta su come si può risolvere lo spopolamento invernale, tanto l’amministrazione non credo si offenda se dai dei buoni consigli.
    5 – Così non facciamo chiacchiere inutili e andiamo subito all’obiettivo.
    6 – Ricorda che l’amico Gabriele Panizzi, presidente della Regione Lazio, si dette molto da fare per cercare di aiutare la comunità isolana, propose sconti su beni di prima necessità, ad esempio, ma la proposta non fu gradita ai ponzesi, che non volevano ricevere la carità dallo Stato, volevano piuttosto ottenere molti più servizi!
    7 – Oggi qualunque problema va visto in un’ottica europea, noi non contiamo più nulla. Faccio degli esempi: avendo l’Europa tagliato i finanziamenti alle linee di comunicazione, come tu ben sai, rischiamo di rimanere senza collegamenti; la pesca ponzese è soggetta alle leggi europee così come l’utilizzo dell’euro: sono problemi che non dipendono più dallo Stato italiano…
    8 – Aspetto di leggere qualche risposta fattiva, delle ipotesi di lavoro, senza che si cavalchi un campanilismo che spesso é forviante e manda fuori strada la discussione. Sempre con stima ed amicizia anche se da lontano ma non da fuggitivo…

  • Domenico, di questo argomento io ne parlo da molto tempo: addirittura sono arrivato – scimmiottando il noto acronimo ZPS – a formulare l’acronimo RPS (residenza protezione speciale).

    Il mio non è un capriccio e lungi da me il campanilismo (non ho mai fatto il chierichetto neanche da bambino) ma la protezione della residenza è per me centrale per salvare l’isola dall’abbandono che è l’anticamera del villaggio turistico.
    Io ti dico che ancora siamo nella fase di fare riconoscere che questo dell’abbandono progressivo dell’isola è il problema da risolvere per ripartire.

    A Ponza abbiamo una maggioranza, una opposizione, che dovrebbero ascoltare i loro cittadini e infatti ci sono dei comitati che nel loro piccolo dicono tante cose.

    Domanda: tu sai le cose che dicono i comitati su tutti gli argomenti che riguardano la vita in quest’isola?

    Queste istanze dei cittadini residenti devono essere riconosciute: sono richieste di partecipazione, sono bisogni a cui vanno date delle risposte. Ma vi sono anche tanti altri cittadini, non aderenti ai comitati, che individualmente fanno richieste e tutte queste richieste vanno messe in ordine, catalogate, selezionate, e ad esse bisogna comunque dare delle risposte politiche.

    Ecco un’ amministrazione di svolta deve saper trovare le giuste soluzioni a questi problemi e inserirli in una logica economica a misura di isola.

    Caro Domenico, io sono qui sempre pronto a mettere a disposizione le mie piccole conoscenze, l’ho sempre fatto e tu lo sai bene, ma siamo ancora distanti dal comprendere quello che vado dicendo: bisogna che il problema della protezione della residenza si metta al primo punto all’ ordine del giorno e allora vedrai che dalla teoria si passerà alla pratica.

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