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Razzismo, intolleranza e discriminazione

di Luigi Pellegrini
Razzismo paperotto [1]

 

Razzismo, intolleranza e discriminazione sono le manifestazioni più problematiche della convivenza sociale, soprattutto se queste si evidenziano in un luogo circoscritto, come potrebbe essere un’isola. La loro presenza di fatto impedisce la realizzazione ed il rispetto dei diritti in qualsiasi forma. Con loro non può esistere libertà di espressione, libertà di movimento, libertà di decisione.

Quando l’amico Alessandro Romano, in un suo articolo (leggi qui [2]), asserisce con convinzione che nella nostra comunità isolana ci sono dei tratti di latente razzismo, sintomatici di un patologico complesso di inferiorità, credo voglia invitare i lettori ad una disamina, non certo fare un’arringa difensiva riguardo a dei comportamenti adottati da talune persone dell’isola.

A questo punto diviene però necessario un chiarimento etimologico riguardo i termini, apparentemente simili, che definiscono la mancata tutela dei diritti.

Il razzismo è una concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori destinate al comando e razze inferiori destinate ad essere sottomesse.

L’intolleranza è l’attaccamento rigido alle proprie idee e convinzioni, per cui non si ammettono in altri opinioni diverse e si cerca di impedirne la libera espressione, partendo dal presupposto dell’unicità della verità, e dalla convinzione di essere in possesso della verità stessa.

La discriminazione è la distinzione, diversificazione o differenziazione, operata fra persone, cose, casi o situazioni.

E’ curioso, a mio avviso, come gli ultimi due termini siano l’uno la conseguenza dell’altro. La discriminazione è diffusa nella nostra società, come violenza morale e fisica verso tutte quelle persone definite “diverse” come ad esempio le persone di colore, gli omosessuali, i portatori di handicap ma anche verso chi non è d’accordo su una scelta in qualsiasi forma e/o natura. Ed è proprio in questo modo che l’intolleranza si manifesta in forma violenta e pericolosa ritenendo che l’unico rimedio per escludere il problema dalla società, sia quello di emarginare, eliminare, aggredire il “diverso”. Peggio ancora se in una collettività, ad essere discriminata, è una parte sostanziosa di essa. Nel qual caso diventa difficile vederla, perché potrebbe confondersi o far parte del sistema.

L’istaurarsi di un ambiente discriminatorio comporta un’ingiustificata riduzione di opportunità sociali, economiche e politiche a danno di individui o gruppi.
Chiediamoci ora quali sono i danni subiti da un simile processo

In primo luogo, il danno soggettivo inteso come l’impossibilità di manifestare pienamente le proprie capacità in termini di conquista del proprio benessere. E poi la negazione di apportare il proprio contributo allo sviluppo della comunità.

Appare chiaro che per contrastare il fenomeno della discriminazione ci sia bisogno di azioni che mirino a promuovere una trasformazione “culturale”. Incontri, manifestazioni, riunioni atte a promuovere il concetto del rispetto.

In estrema sintesi dunque, una volta avuta la percezione del fenomeno ed individuato l’ambito della diversità su cui si vuole porre l’attenzione – nel nostro caso, la nostra collettività – potremmo vincere le nostre paure di sentirci “diversi e separati” semplicemente dialogando…
Parlare, comunicare, esprimere le nostre opinioni libera-mente e senza paura!