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Il treno dei mille

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di Lucia Francesca Di Giovanni

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Ho avuto l’opportunità di partecipare al treno dei mille l’anno scorso.

In realtà ancora non so bene come scrivere e descrivere quest’esperienza, motivo per cui non ho scritto nulla fino ad oggi, proprio perché credo sia difficile raccontare qualcosa che in realtà non abbiamo vissuto come vittime ma solo conosciuto come spettatori, seppur con un importante coinvolgimento emotivo.

foto di gruppo

Il nostro viaggio è iniziato il 5 maggio dell’anno scorso; sono partita con un’altra ragazza dell’ANPI – Formia (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) per Bruxelles ed una volta arrivate abbiamo conosciuto gli altri ragazzi che, come noi, facevano parte delle altre sezioni ANPI d’Italia. L’indomani abbiamo intrapreso il viaggio in treno che da Bruxelles ci ha portati a Cracovia.
Sul treno c’erano studenti di nazionalità belga, portoghese e tedesca. Il viaggio di andata è durato circa 30 ore. Alla stazione di Cracovia ci aspettavano gli autobus che poi ci avrebbero accompagnato in hotel.

La mattina seguente abbiamo visitato il campo di sterminio di Auschwitz 1, nella città polacca di Oswiecim (sottolineo il nome polacco della città perché sono proprio i suoi abitanti a non voler sentir parlare di Auschwitz: è un passato che vogliono dimenticare, tant’è che attorno al campo stanno edificando delle case per coprirlo, per nascondere ciò che la follia umana ha creato con lo scopo di struggere milioni di vite, milioni di storie).

auschwitz

È stato molto suggestivo l’ingresso al campo, eravamo in tanti ed entrare tutti insieme, in gruppo, in un luogo come quello mi ha emozionato tanto. Auschwitz  è ormai un museo, c’erano i vari blocchi all’interno dei quali veniva raccontata la storia di quei tragici luoghi attraversi immagini, pannelli che raffiguravano la resistenza contro le SS avvenuta all’interno del campo, ma c’era qualcosa di ancora più forte: i capelli, gli occhiali, gli oggetti personali, le scarpe e i vestiti dei detenuti, che sicuramente molti avranno già visto in tv o in foto, ma trovarseli lì davanti, capire che erano cose vere, appartenute a delle persone a cui la vita era stata strappata via brutalmente dà sicuramente un’altra impressione, che ti svuota di ogni parola, di ogni pensiero.

E davanti a certe cose non si può far altro che tacere.

Sono entrata all’interno di un forno crematorio, era buio e sul muro c’erano dei graffi, ricordo solo un gran silenzio. Una volta uscita dal campo ho pensato che non potesse esserci di peggio…

E invece il giorno dopo, visitando il campo di Birkenau, ho dovuto ricredermi; davvero non ci sono parole per descriverlo. I binari che arrivavano dall’esterno, passavano all’interno di una grande porta che pareva ingoiarti, attraversata la quale mi sono ritrovata all’interno di un campo enorme.

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Ancora senza parole.

Le baracche che restavano in piedi erano poche, ma si capiva bene dalla struttura del campo e dalle macerie restanti che dovevano essercene state decine e decine. Verso la fine del campo c’erano tre forni crematori che i nazisti avevano fatto saltare poco prima della liberazione perché volevano cancellare ogni traccia, ogni prova del male commesso e far giungere a noi solo cumuli di rovine.

Ma ho il conforto di un’immagine molto bella: in quelle macerie era nascosta una famiglia di volpi, la mamma teneva al sicuro lì i suoi cuccioli, come se dalla morte potesse nascere la vita.

I binari finivano all’altezza dei forni crematori: non a caso.

Alberto ci ha spiegato che quando arrivavano i treni i deportati avevano due possibilità: se venivano considerati ancora utili, idonei al lavoro venivano fatti scendere, mentre gli altri, perlopiù donne, anziani e bambini, venivano condotti direttamente alla morte, ovvero ai gasatoi, dove finivano i binari.

Alberto: la nostra guida. Alberto Israel, un deportato ebreo sopravvissuto alla Shoah. Il fatto che sia stato proprio uno dei sopravvissuti a questa tragedia ad accompagnarci e a raccontarci ciò che è successo in quei luoghi settant’anni fa ha reso il tutto ancora più vicino, potevamo ascoltare e toccare con mano quell’orrore, trasmesso dai suoi occhi e dalle sue parole, che sono e saranno sempre ricordi preziosi.

alberto israel

Non dimenticherò mai la commozione nei suoi, e nei nostri occhi, alla fine di questo viaggio.

Né dimenticherò mai le sue parole quando ha detto, con la voce rotta, che i partigiani hanno rialzato l’Italia e redento le colpe di cui ci eravamo macchiati durante la guerra, portando orgoglio al nostro popolo, e che solo per tale motivo potevamo visitare quei campi senza vergogna e che ancora oggi, quando si sente un po’ giù, riesce a commuoversi e a ritrovare la forza ascoltando Bella ciao

Perché dopo tanti mesi ho deciso di rompere il silenzio e dar voce a qualche emozione?

Perché con Ilaria, la mia compagna di viaggio, e con il supporto dell’ANPI, abbiamo deciso di raccontare per immagini la nostra esperienza attraverso una mostra che si terrà dal 22 al 24 prossimi presso la Torre di Mola a Formia, con il supporto di alcuni degli amici che abbiamo conosciuto.

Locandina

 

Ringrazio l’ANPI che mi ha dato l’opportunità di partecipare a quest’importante iniziativa e tutte le persone con cui ho avuto modo di stringere un legame vero e duraturo durante questo viaggio.

E ringrazio tutti gli amici di Ponza racconta che vorranno partecipare con noi a questo evento, sperando di riuscire a trasmettere almeno in parte la memoria di ciò che non si può raccontare, ma nemmeno dimenticare.

Lucia Francesca Di Giovanni
Locandina dell’evento in formato .pdf (stampabile): Evento ‘Treno dei mille’

“Dopo l’esperienza del 2012, la FIR (Federazione Internazionale dei Resistenti), in collaborazione con l’ANPI, l’Istituto dei Veterani del Belgio, la Fondazione Auschwitz e sotto l’Alto Patrocinio del Re del Belgio ha nuovamente organizzato, in occasione del settantesimo il “Treno dei 1000”, edizione 2015.

Mille ragazzi di tutta Europa si imbarcheranno martedì 5 maggio alle 13.00 a Bruxelles, destinazione Auschwitz – Birkenau.

Il viaggio, dal valore altamente simbolico – perché 1000 era il numero dei deportati stipati nei vagoni verso il campo di sterminio – comincia alla stazione di Bruxelles Midi, con l’intervento di Sua Maestà il Re dei Belgi e del Primo Ministro belga, per proseguire in direzione di Cracovia.

Assieme ai giovani del Belgio, Croazia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Ungheria viaggeranno – e guideranno i ragazzi nelle visite dei campi – un folto numero di ex deportati.

La delegazione dell’ANPI, composta da una ventina di giovani di tutta Italia, dal Piemonte alla Sardegna, sarà accompagnata da Filippo Giuffrida, presidente dell’ANPI del Belgio e delegato dalla Segreteria nazionale a seguire l’organizzazione del treno, Elvio Ruffino, presidente dell’ANPI regionale del Friuli Venezia Giulia e componente del Comitato nazionale ANPI, e Roberto Galtieri, Segretario generale dell’ANPI Belgio.

L’8 maggio, in occasione delle celebrazioni della capitolazione del nazifascismo, i mille giovani parteciperanno alla cerimonia internazionale che si terrà a Birkenau. Hanno già annunciato la loro adesione il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz – tesserato ANPI – ed altri importanti personalità politiche e dell’antifascismo europeo”.

[Dal sito www.anpi.it , il treno dei 1000]

Locandine del film “Il figlio di Saul” (2015) dell’ungherese László Nemes (v. commento sottostante)

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1 commento per Il treno dei mille

  • Sandro Russo

    Per caso o forse per l’approssimarsi del “Giorno della Memoria” – il 27 gennaio p.v. – dopo aver letto l’articolo di Lucia Di Giovanni ho partecipato (ieri, alla Casa del Cinema di Roma) alla presentazione per la Stampa, prima della distribuzione nelle sale, del film ungherese “Il figlio di Saul”.
    Della rievocazione di Lucia il film fornisce la quasi insostenibile colonna sonora, fatta di grida e clangori, di spari e di ordini brutali.
    Il protagonista del film, Saul, è un ebreo ungherese internato ad Auschwitz che fa parte dei Sonderkommando (coloro che mantengono il segreto), unità speciali create all’interno dei campi e costituite di ebrei internati, con il compito di collaborare nel processo di sterminio di altri ebrei, durante le operazioni di avvio alle camere a gas e quindi nella rimozione dei corpi e nel successivo incenerimento.
    Gli appartenenti ai sonderkommando venivano a loro volta periodicamente eliminati (dopo 3-4 mesi di lavoro) per mantenere il segreto circa il destino di milioni di persone deportate.

    Non è questa la sede per parlare del film; basti dire che è un’opera non comune che ha vinto al Festival di Cannes 2015 il Grand Prix Speciale della Giuria e che parteciperà agli Oscar come miglior film straniero.

    Locandina del film annessa in fondo all’articolo di base

    Sui Sonderkommando due righe di Primo Levi:

    “Aver concepito ed organizzato i Sonderkommando è stato il delitto più demoniaco del nazionalsocialismo.
    (…) Attraverso questa istituzione, si tentava di spostare su altri, e precisamente sulle vittime, il peso della colpa, talché, a loro sollievo, non rimanesse neppure la consapevolezza di essere innocenti”.

    [Primo Levi, da: I sommersi e i salvati; Einaudi, 1986]

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