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La disgregazione europea

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di Vincenzo Pagano
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Non lascia spazio ad ottimismo l’analisi del prof. Vincenzo Pagano sul futuro dell’euro e dell’Europa.
Nell’articolo che pubblichiamo, scritto agli inizi di agosto dello scorso anno, il tema è la disgregazione europea.
La visione del prof. Pagano è sostanzialmente realistica.
Che l’Europa proceda essenzialmente con la direzione predominante della Germania è un dato di fatto, come è un dato di fatto la crescente sfiducia degli elettori nei confronti del progetto europeo.
Non è una novità che molti tedeschi, finlandesi e olandesi non vogliono condividere rischi e debiti con nessuno.
In effetti, come da tempo va asserendo l’economista Jean Paul Fitoussi (europeista convinto) ciò che manca è una politica europea, vera e partecipata, fatta di investimenti, di infrastrutture, di politica industriale, in definitiva una sorta di piano Marshall, piuttosto che una politica fatta solo di sacrifici.
Ciò presuppone, innanzitutto, la cessione da parte di ogni singolo stato di un pezzo della propria sovranità a favore dell’idea di un’Europa di stati federali.
 Concetto che incontra tante più difficoltà ad affermarsi quanto più l’Europa si mostra disunita nella gestione del debito e fragile ed indecisa nella gestione di problemi sociali come l’emergenza migranti, problema questo mai affrontato finora con una seria politica comune per la presenza di troppi egoismi.
Effettivamente siamo ad un bivio.
Tenere l’Europa unita e rafforzarla non è facile e, sicuramente, è una grande sfida istituzionale;
di contro la sua disgregazione è un salto nel buio perché non se ne conoscono le conseguenze né si fa molto per parlarne.

Ciò dovrebbe indurre i capi dei singoli stati a lavorare per una nuova Maastricht, quella delle riforme politiche economiche condivise per riequilibrare la Maastricht dei numeri, del debito e dell’austerità.
La Redazione

***

L’esperienza greca dell’estate 2015 come pure l’imposizione dei governi italiani incominciando con Monti ci dimostra ancora una volta che l’Unione Europea e’ irriformabile.
Il controllo di questa sciagurata unione è sotto il dominio del capitale finanziario che ciecamente crede nell’abilità del mercato di restaurare crescita, sviluppo e occupazione favorendo una concentrazione dei capitali dai più piccoli e fragili localizzati nella periferia dell’Eurozona ai più grandi capitali situati soprattutto in Germania.
Incredibilmente, il FMI (Fondo monetario Internazionale) famoso per la sua fede ideologica nel mercato, nel 2013 ha fatto il suo mea culpa, riconoscendo che tagliando la spesa pubblica si ha una significativa diminuizione del PIL superiore alla diminuizione del debito!
Questa crisi con le sue inquietitudini sta piano piano minando alle fondamenta il consenso tra i governanti e i governati. E’ proprio di questi ultimi tempi la notizia che il popolo finlandese sta rimettendo in discussione l’appartenenza della Finlandia nell’euro. E’ incredibile! Perchè non andando troppo indietro nel tempo la stessa Finlandia criticava i nullafacenti della Grecia e del Sud Europa. I finlandesi, tanti di essi, incominciano a capire che non è così e con un referendum voteranno nel prossimo futuro se appartenere all’euro o no. In tutta l’eurozona ormai c’è un’ondata di pessimismo verso questa Europa dell’austerità. Finalmente ci si rende conto che questa politica di sangue, sudore e lacrime non promette niente di buono.

I non addetti ai lavori pensano che l’euro è solo una moneta. Non è così.
Come ho spiegato altre volte la valuta comune europea è nata come divisa mondiale speculativa in quanto, a differenza delle altre divise mondiali, fin dall’inizio si è basata su di un (presuntivo) meccanismo automatico di rivalutazione rispetto alle altre divise mondiali. Quindi ci deve essere l’eliminazione di un collegamento con un’amministrazione statale per monetizzare il deficit pubblico e finanziare la spesa dei governi, come invece è per tutte le altre banche centrali.

All’interno di Eurolandia è completamente impossibile che le politiche fiscali espansive possano mai avere qualche chance di riuscita. I paesi piu ricchi, soprattutto la Germania, le interpreterebbero come un aiuto a fondo perduto ai paesi più poveri, e questo proprio nel mentre concepiscono l’euro come un mezzo per distruggere ogni residua concorrenza dall’industria delle nazioni relativamente più povere, soprattutto l’Italia e gli altri paesi del Mediterraneo.
In parole ancora più semplici non solo non esiste una solidarietà europea, ma si insiste da parte dei paesi più ricchi a rispettare le regole della partecipazione di Eurolandia. Quindi l’Italia non può salvare il sistema bancario con soldi pubblici. Ma, sono proprio i tedeschi che hanno ricevuto piu fondi, circa 250 miliardi di aiuti di Stato, per salvare le loro banche! Inoltre, questa Europa asimmetrica dell’euro sta mostrando la sua vera faccia proprio ora sulla questione dell’Unione Bancaria: non ci sarà la condivisione dei rischi!
Questo significa in sostanza che il governo tedesco non permetterà ai suoi cittadini di condividere i potenziali costi delle prossime crisi con gli altri cittadini della zona euro. Facendo così si arriva a quel che scrissi in un saggio precedente: la dissoluzione dell’euro. Non essendoci una condivisione del rischio e avendo politiche austeritarie le divergenze in seno all’Eurozona aumenteranno facendo aumentare esponenzialmente la speculazione come già dimostrato precedentemente con la crisi dello spread e portare alcuni stati europei all’insolvenza. La mancanza di condivisione porterà inevitabilmente ad una politica nazionale per sopperire a questa lacuna. L’austerità, il fiscal compact come pure il bail-in per le banche sono dirette conseguenze nell’accettare l’euro. E non essendoci nell’Unione Europea alcuna regola uguale per tutti, ne consegue che più un paese è piccolo o debole più deve accettare i diktat imposti dai veri enti europei e accettare una diminuita sovranità . Al contrario, i tedeschi concepiscono e praticano l’euro come un mezzo per distruggere l’industria degli altri. I tedeschi non cederanno la loro sovranità!

I contrasti fra le nazioni dell’eurozona sono maggiori di quelli fra le altre nazioni come ha mostrato la vicenda della Grecia, di Cipro, dell’Irlanda e ora del Portogallo. Una larga maggioranza dei tedeschi come pure dei finlandesi ed altri popoli del Nord Europa ha dato il peggio di sè facendo mostra di credere alle più immonde menzogne sui greci e sugli europei del sud, approvando i propri governi mentre acconsentivano alle varie imposizioni del FMI e della troika. Purtroppo la divisa comune fa credere ai paesi più ricchi dell’Eurozona che appaiono come creditori di venire sfruttati dai più poveri. Invece, c’è un consenso unanime da parte di tanti studiosi di tanti paesi che dimostrano la Germania e pochi altri paesi del Nord come i veri beneficiari a discapito dei paesi dell’Europa periferica.
La conferma di quanto sopra viene proprio dalla Germania, esattamente da quattro economisti de Leibniz-Institut fur Wirtschaftsforschung Halle (IWH)*.  I loro studi dimostrano che più i paesi periferici di Eurolandia sono in sofferenza, più la Germania ci guadagna. E quando emerge un miglioramento economico nella periferia, la Germania relativamente ci perde.

CONCLUSIONE
C’è una tendenza predominante nell’Unione Monetaria Europea (UME) ed è la concentrazione dei capitali a discapito, naturalmente, dei capitali minori. Più di mille istituti bancari hanno chiuso i battenti dall’inizio della crisi del 2008 nell’UME. D’altronde il non volere la condivisione dei depositi europei è l’espressione di questa logica di favorire il grande capitale che a sua volta si accorpa le banche più deboli.

Ma, ci sarà tempo a sufficienza per creare in Europa un vero mercato unico dei capitali come è negli Stati Uniti?
La risposta ce la darà la prossima crisi. Con la crisi del 2007-2008 si è visto un’impennata del debito pubblico. Ma ora i vari governi dell’Eurozona hanno i modi e gli strumenti – si veda tra l’altro il Fiscal Compact – per evitare questo andazzo: bloccare l’incremento del debito in rapporto al reddito nazionale. Questo porterà inevitabilmente ad uno stato di insolvenza specialmente nei paesi più deboli innescando un campo di azione eccellente per il capitale speculativo. Non avendo una condivivione di rischio, né trasferimenti fiscali, né Eurobonds, la disgregazione effettiva dell’euro porterà ad una violenta svalutazione di tutti gli assets denominati in euro con un enorme balzo in alto di tutti i tassi di interesse assieme a un gigantesco flight to safety verso il dollaro e altre divise.
Tutto questo, come ho scritto altre volte nel passato, ci dimostra, propriamente parlando, che l’euro come denaro comune all’Eurozona non esiste o esiste in uno stato di disgregazione latente.

(*) Germany’s benefit from the Greek Crisis by Geraldine Dany, Reint E. Gropp, Helge Littke and Gregor von Schweinitz. Leibniz-Institut fur Wirtschaftsorschung Halle. Halle

10.08.2015

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1 commento per La disgregazione europea

  • silverio lamonica1

    In questi giorni assistiamo al “feroce battibecco” tra Juncker, Presidente della Commissione Europea e Matteo Renzi, Presidente del Consiglio italiano a proposito di “flessibilità” “immigrazione” e altro: segnali di “crepe sempre più profonde”. Mi sa che il nostro carissimo Prof. Vincenzo, già da quel dì ha visto giusto.

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