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Sulla scomparsa dell’avvocato Censi di Latina. Trittico

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di Luisa Guarino e Paolo Iannuccelli
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L’avvocato Paolo Censi, noto penalista del Foro di Latina, 57 anni, è stato trovato morto nel suo studio in Piazza Bruno Buozzi la mattina dello scorso 23 dicembre. Era seduto sulla poltrona, colpito alla tempia da un colpo della sua pistola, una 765. Anche se molti tra familiari e amici sono ancora attoniti e increduli, le indagini hanno appurato che il professionista si è tolto la vita. La tesi del suicidio viene motivata dal giornalista, amico, e grande appassionato di Ponza Paolo Iannuccelli con una lettera inviata nei giorni scorsi ai media locali, in cui spiega il gesto di Censi con la depressione, quel ‘male oscuro’ che sfugge anche alle persone più care e più vicine all’interessato. Leggiamo le sue parole.

 

Il male oscuro

di Paolo Iannuccelli

La depressione è il male oscuro. Lo affermava il grande scrittore Giuseppe Berto, lo afferma il professor Giovan Battista Cassano, che insieme alla giornalista Serena Zoli, ha scritto un libro sull’argomento che ha venduto 35.000 copie in libreria.

La morte dell’avvocato Paolo Censi (leggi qui su Latina Oggi), non ha altra dinamica; solo una corretta disamina dell’accaduto può portare alla spiegazione di un momento depressivo in corso. La più logica, l’unica possibile, a mio modesto avviso.

La depressione è dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, una malattia grave. In Italia sono più di 3.000.000 le persone colpite da questo male oscuro, che talvolta non si manifesta esternamente, lo possono spiegare tutti coloro che ne soffrono.

Paolo aveva acquistato una pistola due mesi prima del suicidio, un possibile segnale di disagio. Sono numerosi i tipi di depressione, che i testi i testi scritti da psichiatri e psicologi mettono in evidenza. E’ una male terribile, che “cova” nella mente delle persone, in alcune occasioni senza alcun motivo specifico.

Gli amici delle persone depresse, i familiari, sanno poco di questa malattia atroce, tendono a sminuirla. Quando chiedi a un parente qualcosa sulle condizioni di salute della persona depressa, la risposta è la seguente: «tutto bene, non ci sono problemi».

Il carattere di Paolo Censi era allegro, gioviale e gaudente, un eterno ragazzo, molto generoso, di quelli dal cuore grande. Dobbiamo menzionare un episodio accaduto nell’agosto del 2013. Ernesto Prudente, poeta e scrittore, unico abitante dell’Isola di Palmarola, si è sentito male, tanto da essere trasportato in elicottero all’Ospedale San Camillo di Roma.
Paolo Censi, in vacanza a Ponza, in soli trenta minuti, alle tre di notte, ha raggiunto San Felice Circeo in gommone in compagnia di Danilo Prudente, figlio minore di Ernesto. Poi sono saliti in macchina per raggiungere ad altissima velocità il nosocomio capitolino. Due giorni dopo, ho incontrato, nella piazzetta di Ponza, proprio Paolo.
Gli ho detto: «Complimenti per quello che hai fatto».
Significativa la risposta: «Sono sicuro che Ernesto si sarebbe comportato allo stesso modo con me».
Un gesto che intendo ricordare, non lo dimenticherò mai, così come sono state tante le persone indigenti difese gratuitamente da Paolo.

La troppa sensibilità, porta a momenti di depressione, anche se l’apparenza inganna e fa pensare che tutto proceda senza intoppi.
La depressione è qualcosa di terribile, può portare al suicidio, specialmente se, un elemento scatenante ne fa alzare i contenuti.
Non abbiamo altre parole, se non il ricordo di una persona solare, che ha fatto dell’altruismo il suo credo di vita.
Paolo Iannuccelli

 

Cogliamo l’occasione per ricordare che nel primo anniversario della morte di Ernesto Prudente, avvenuta il 22 settembre 2012, Paolo Censi ha voluto ricordarlo pubblicando un suo breve manoscritto dal titolo “Giornata a Zannone”: un’esperienza vissuta dallo stesso Censi e dalla moglie Monica, da una coppia di loro amici, e naturalmente da Ernesto, accompagnato dall’adorato nipote Ernesto jr.

Ernesto - Censi
Leggiamone insieme l’introduzione:

“Ho conosciuto Ernesto una decina di anni fa e tra noi è subito nata una sincera amicizia, anzi per dirla con parole Sue, una ‘profonda amicizia’. Durante le mie permanenze sull’isola di Ponza tutte le giornate erano scandite dai due appuntamenti quotidiani con Ernesto: quello della nave del mattino, per confrontarci sulle notizie dei primi telegiornali e su quanto avveniva sull’isola e, dopo il mare, quello seduti al solito tavolino del bar Welcome’s, a chiacchierare di cosa era avvenuto durante la giornata. Ogni pretesto, ogni piccolo accadimento dava lo spunto ad Ernesto per parlare e introdurmi ai piccoli segreti di Ponza e di Palmarola, della loro storia, della loro vita. Era un vero piacere starlo a sentire! Un arricchimento per la mente! Il miglior Maestro possibile per conoscere davvero Ponza e la Sua Palmarola. Da qualche anno Ernesto aveva preso l’abitudine di consegnarmi i Suoi manoscritti prima di darli alla stampa affinché, per dirla con parole Sue, li controllassi. Non ho mai apportato alcuna correzione se non per qualche errore di battitura. Pochi giorni prima della caduta mi consegnò un manoscritto che narrava di una gita fatta l’estate precedente a Zannone con la solita preghiera di controllarlo. Non sono riuscito a restituirglieLo perché ci ha lasciati. Ritengo che il modo migliore per ricordare Ernesto sia dare alla stampa questa Sua ultima novella”.
Paolo Censi

 

Non conoscevo personalmente Paolo Censi, ma la sua figura a Latina era molto nota, e a Ponza ci siamo sempre scambiati un saluto quando ci incontravamo al bar Welcome’s, suo ‘quartier generale’ anche ora che Ernesto non c’era più.
Avevano tutti e due l’azzurro del cielo negli occhi: mi auguro che si siano ritrovati nel Cielo più azzurro che c’è.
Luisa Guarino

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