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La trilogia del Titanic, di De Gregori. (1). L’abbigliamento di un fuochista

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proposto da Sandro Russo
Giovanna Marini e Francesco De Gregori. Foto del maggio 2003

 

Abbiamo già visto come i naufragi possono essere raccontati in tanti modi. Fabrizio De André ha utilizzato una tragedia del mare avvenuta nel porto di Genova per una metafora oscura sull’Italia degli anni ’70 (leggi qui).
Il più famoso di tutti i naufragi è raccontato con parole e musica da Francesco De Gregori con un album dedicato, “Titanic” appunto (1982), che contiene tre canzoni inerenti al tema.

Lo fa girandoci intorno, parlando d’altro e senza mai nominare il naufragio se non per accenni ben nascosti nel testo.

Francesco_De_Gregori.Titanic. 1982

La copertina dell’album, disegnata da Peter Quell, è basata sulla foto di un merluzzo su di un piatto in un frigorifero accanto a un limone tagliato, fatta da De Gregori e colorata dall’artista italo-americano

La prima canzone della cosiddetta “trilogia del Titanic” è una ballata che si richiama alla tradizione popolare, e racconta una storia di emigrazione attraverso il doloroso dialogo madre-figlio sullo sfondo della tragedia; eseguita da De Gregori in Titanic insieme a Giovanna Marini, verrà reincisa dai due nell’album in comune Il fischio del vapore (2002).

Il Fischio del Vapore. Album

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Ascolta qui il brano da YouTube; sotto è riportato il testo

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L’abbigliamento di un fuochista

Figlio con quali occhi
con quali occhi ti devo vedere,
coi pantaloni consumati al sedere
e queste scarpe nuove nuove.
Figlio senza domani
con questo sguardo di animale in fuga
e queste lacrime sul bagnasciuga
che non ne vogliono sapere.
Figlio con un piede ancora in terra
e l’altro già nel mare
con una giacchetta per coprirti
e un berretto per salutare
e i soldi chiusi dentro la cintura
così nessuno te li può strappare,
la gente oggi non ha più paura
nemmeno di rubare.

Ma mamma a me mi rubano la vita
quando mi mettono a faticare,
per pochi dollari nelle caldaie,
sotto al livello del mare.
In questa nera nera nave
che mi dicono che non può affondare,
in questa nera nera nave
che mi dicono che non può affondare.

Figlio con quali occhi e quale pena dentro al cuore,
adesso che la nave se ne è andata
e sta tornando il rimorchiatore.
Figlio senza catene
senza camicia così come sei nato,
su questo Atlantico cattivo
figlio già dimenticato.
Figlio che avevi tutto
e che non ti mancava niente
e andrai a confondere la tua faccia
con la faccia dell’altra gente
e che ti sposerai sicuramente
in un bordello americano
e avrai dei figli con una donna strana
e che non parlano l’italiano.

Ma Mamma io per dirti il vero
l’italiano non so cosa sia,
e pure se attraverso il mondo non conosco la geografia.
In questa nera nera nave
che mi dicono che non può affondare,
in questa nera nera nave
che mi dicono che non può affondare…

I fuochisti del Titanic

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[La trilogia del Titanic. (1) – Continua]

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