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h-33 i-15 p-18-3-di-4 vic arrivo-in-spiaggia La tana dei re di triglie

In ricordo di zia Elia, che stamattina ci ha lasciato

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di Enzo Di Fazio

fiore

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Si è spenta alle tre di stamattina, nella quiete della Dragonara, Elia Scotti vedova Conte, per me zia Elia essendo una delle sorelle di mia madre.
Se ne è andata tra le braccia della figlia Silveria che, da quando si era ammalata,  non l’aveva mai lasciata un solo momento accudendola amorevolmente come solo una figlia sa fare.

Zia Elia era una donna tranquilla, schietta e simpatica, la più ironica e divertente delle figlie ‘i Veruccie Scuotte, tra i primi fanalisti del faro della Guardia e capostipite di una delle famiglie più numerose degli Scotti, contrada dove, penso, non ci sia persona che di lei non abbia un bel ricordo.
Fino a qualche anno fa, cioè fino a quando la malattia non le aveva limitato i movimenti, la si trovava quasi in ogni stagione nel piccolo giardino che aveva sulla piana degli Scotti.
Amava raggiungerlo a piedi aiutandosi con un bastone partendo da casa, percorrendo tutto il canalone e piano piano la ripida salita degli Scotti.
In quel giardino coltivava di tutto, dai pomodori ai carciofi, dalle melanzane ai peperoncini, curando anche alcuni alberi tra cui un poderoso pero e un rigoglioso prugno con i cui frutti faceva delle buonissime marmellate di cui spesso mi faceva dono.
Qualcuno diceva che avesse le mani d’oro… tutto ciò che piantava nasceva, cresceva e diventava fruttuoso.
Evidentemente era l’amore innato per la terra e la natura con cui si stabilisce un rapporto di rispetto ed accudimento e dalla cui vita si trae spesso stimolo e sostegno alla propria.

Zia Elia rappresentava per me il legame con il passato, quel passato di  cui spesso ero stato partecipe attraverso le epiche vendemmie sul monte Guardia, le feste di carnevale, le pasquette, i bagni a Palmarola; amavo incontrarla ogni qualvolta ritornavo a Ponza perché era sempre un piacere parlarle ed una occasione per trarre dalle cose che raccontava qualche insegnamento.
Era molto brava a lavorare la lana con i ferri, arte appresa, come tutte le ragazze di una certa epoca, attorno ai bracieri o nelle chiassose “curteglie”.
Quando fui mandato a Milano per lavoro, sapendo dell’umido e della nebbia di quella città, mi fece dono di un paio di “babbucce” raccomandandomi di metterle nelle notti d’inverno perché riscaldavano meglio della borsa con l’acqua calda.
Stamattina, quando ho appreso della notizia istintivamente il pensiero è andato ad una sciarpa di lana grigia regalo fattomi da zia Elia quando mi sono comparsi i primi capelli bianchi, una sciarpa che conservo con cura ed uso tuttora.
Nella circostanza mi disse: “Te stai facenne vecchiarielle, è meglie che t’ arriguarde”.

Amava scherzare, minimizzare i problemi, ma sapeva anche aiutare, sostenere e incoraggiare, come ha fatto perfino nelle ore che hanno preceduto la sua partenza… Me lo dice Silveria.
Le sue ultime parole: “Nun ve preoccupate, state tranquille, è tutt’ apposte”.

Zia Elia con una pigna d'uva del suo giardino
(con una pigna d’uva del suo giardino)

Zia Elia con un piatto di tortanelle
(con un piatto di tortanelle)

Zia Elia sul terrazzo di casa alla Dragonara
(sul terrazzo di casa alla Dragonara)

Zia Elia con il marito Pierino. Tra i piedi in primo piano Enzo

(in una vecchia foto con il marito Pierino. Tra i piedi, in primo piano, Enzo)

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