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L’ambiente marino

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di Adriano Madonna

Abissi marini

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Tanto misterioso quanto suggestivo è l’ambiente sottomarino, una dimensione ai più sconosciuta dove vale la pena affacciarsi per trovare un mondo diverso. Vi regna il silenzio e l’esistenza degli innumerevoli organismi che vi abitano è regolata dai ritmi costanti delle fasi del giorno e dell’alternarsi delle stagioni.

Anche il fondo del mare ha una sua “geografia” (più propriamente morfologia), che possiamo considerare una continuazione di quella delle terre emerse. Vi sono, quindi, sott’acqua, al pari della terraferma, montagne, alture, pianori, valli. Si distinguono zone di mare aperto, molto lontane dalla costa, e altre prossime alla terraferma. Queste ultime sono le aree epicontinentali, arrivano fino alla profondità di 200 metri e costituiscono la cosiddetta provincia neritica.
Proprio qui, negli strati più superficiali di questa zona, è ubicato il campo d’azione dei subacquei sportivi.
Con l’aumentare della profondità e procedendo oltre il bordo della cosiddetta piattaforma continentale, termina la provincia neritica e inizia la provincia oceanica, che giunge fino a 6000 metri di profondità e oltre.
Le caratteristiche fisiche e chimiche dell’acqua sono strettamente dipendenti da queste differenze di profondità. Vi sono infatti legate variabili fisiche e chimiche come la temperatura, la salinità, la densità dell’acqua e, non ultima, la penetrazione della luce del sole. Su quest’ultimo fenomeno desideriamo spendere qualche parola.

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I raggi solari che raggiungono la superficie dell’acqua (non solo del mare, ma anche dei laghi, dei bacini chiusi e dei fiumi) vengono in parte assorbiti e in parte riflessi dal mezzo liquido. I primi penetrano sotto la superficie dell’acqua e scendono verso gli strati più bassi, ma in questo loro tragitto sono soggetti ad un certo fenomeno che andiamo a descrivere: considerando le varie lunghezze d’onda della luce solare e, quindi, le varie bande di colori che la compongono, è stato osservato che il rosso scompare subito dopo i primi metri, il giallo a -100 metri e il verde a -240. Intorno a -500 metri per l’occhio umano c’è l’oscurità totale, anche se una certa luminosità a livello strumentale ancora esiste. Un esperimento condotto al largo delle isole Azzorre dimostrò che alla profondità di 1700 metri non esiste luce sufficiente per impressionare una lastra fotografica dopo ben due ore di esposizione e, quindi, si può dedurre che vi regni il buio assoluto.

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In base all’assorbimento delle varie radiazioni della luce, fenomeno che, come abbiamo visto, è strettamente legato al variare della profondità, dividiamo l’ambiente sottomarino in tre fasce: la zona eufotica, che va dalla superficie fino a -50 metri, la zona oligofotica, da -50 a -500 metri, e la zona afotica, da -500 metri in giù.

Zona fotica e zona afotica

Nella zona eufotica la luce del sole è ben presente e innesca quel processo chimico definito fotosintesi clorofilliana che produce glucosio e ossigeno, del quale sono “protagonisti” la luce e tutti gli organismi fotosintetici, cioè piante, alghe e alcuni batteri.

La fauna e la flora della zona eufotica possono essere suddivise, a grandi linee, in due categorie: il pelagos e il bentos.

Pelagos e bentos

Gli organismi pelagici sono quelli che vivono in acqua libera, mentre i bentonici sono a contatto del fondo. Le forme di vita pelagiche si dividono, a loro volta, in due sottocategorie: plancton e necton. Alla prima appartengono organismi che non godono di mezzi autonomi di spostamento e che sono quindi in balia dei movimenti del mare (moto ondoso, correnti, maree), mentre quelli appartenenti al necton sono in possesso di capacità motorie proprie. Il bentos è invece costituito sia da organismi in grado di spostarsi con opportuni mezzi autonomi sia da altri che vivono fissi al substrato, come i mitili, le ostriche, le madrepore e moltissime altre forme di vita. Questi ultimi vengono definiti organismi sessili.

La vita sottomarina è influenzata anche dalla variazione della temperatura: vi sono organismi che non ne sopportano grossi mutamenti e che vengono detti stenotermi; altri ne sono invece indifferenti e vengono definiti euritermi.

Un’altra variabile essenziale è il grado di salinità dell’acqua. Ad esempio, nei bacini chiusi la salinità è maggiore rispetto agli oceani in ragione dell’evaporazione dell’acqua che fa aumentare la concentrazione dei sali. Ai poli l’acqua degli strati più superficiali è meno salata a causa dello scioglimento dei ghiacci, così come avviene nelle zone del globo dove si assiste ad abbondanti precipitazioni che diluiscono ulteriormente i sali. Come accade con la temperatura, vi sono organismi detti stenoalini, che non sopportano grosse differenze di concentrazioni saline, mentre altri ne sono indifferenti e vengono definiti eurialini.

Vi sono altri fattori caratteristici che influenzano i vari habitat marini e le relative forme di vita, come i moti del mare (le onde, le correnti, le maree), la pressione idrostatica, la presenza in percentuale delle varie componenti chimiche, le concentrazioni gassose, l’acidità etc.

Ad ogni tipo di habitat corrisponde un certo gruppo di organismi che per vivere necessita delle stesse esigenze ambientali. Ognuno di questi gruppi viene definito biocenosi, e occupa una stessa zona, il cui nome scientifico è biotopo. La distribuzione in una certa area dei vari gruppi di organismi viventi viene indicata con il nome di zonazione.

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A partire dal livello del mare (ad essere precisi, dal livello della costa che il mare arriva a lambire, come, ad esempio, la zona dove giungono gli spruzzi dell’onda battente), l’ambiente marino viene suddiviso, in funzione della profondità, in piani, e in ognuno di questi vivono flora e fauna caratteristiche. I suddetti piani sono i seguenti: piano sopra-litorale, meso-litorale, infra-litorale, circa-litorale.

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Il piano sopra-litorale interessa un livello di costa al di sopra della superficie dell’acqua, dove giungono gli spruzzi dovuti al moto ondoso; il piano meso-litorale è quello che può essere sommerso dall’onda o dall’alta marea; il piano infra-litorale parte da un livello superiore individuato da quella zona di fascia costiera o di fondale che solo accidentalmente può emergere anche se per brevi istanti (ad esempio, durante una tempesta in cui il moto di risacca è soggetto a grandi escursioni verticali). Questo piano si spinge fino a circa 35 metri di profondità. L’ultimo è il piano circa-litorale, che si amplia fino al limite estremo di reperibilità di quelle alghe in grado di vivere anche in scarse condizioni di presenza di luce.

Dato che questo limite di luminosità varia molto a seconda della zona, il piano circa-litorale ha un limite basso molto mutevole, che nel Mediterraneo è compreso tra le profondità di 80 e 180 metri.

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Dott. Adriano Madonna, biologo marino, EClab Laboratorio di Endocrinologia Comparata, Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

 

 

 

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