Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

2009-07-28_13-34-58 h-31 isi-01 k2-10 cappella-giancos silverio-mazzella

Epicrisi dell’epicrisi. (52). O degli ossimori, o della resistenza: fate voi!

Condividi questo articolo

di Enzo Di Giovannighiaccio2bollente

.

…Cioè, praticamente ho l’incarico di celebrare la ricorrenza di questa rubrica. E cosa mi invento?!
Eh sì, perché è un anno esatto che abbiamo iniziato, su Ponzaracconta, a fare il punto sulla settimana trascorsa, senza saltare nemmeno una puntata.
L’unica cosa che mi viene da dire è: ma che ve site mise ‘ncapa?
Perché in effetti un dubbio mi assale. Non è che siamo veramente forestieri, come qualcuno che evidentemente non ci vuole bene cerca di dipingerci?
Perché a Ponza normalmente non è in uso la costanza nel fare le cose, o per meglio dire la nostra costanza è l’incostanza.
Siamo un popolo che vive di ossimori
Ad esempio, sono più le cose che creiamo che quelle portate avanti; meno siamo e più litighiamo; fino ad arrivare alla definizione che ci calza addosso come un vestito da sarto, quasi un marchio di fabbrica: il vero ponzese è l’emigrante, perché storicamente è ciò che ci caratterizza meglio; come dire: è più reale ciò che non c’è.

Ed allora, visto che con l’anno nuovo nascono nuovi propositi e si rafforzano le convinzioni, voglio essere presuntuoso al punto da proporre un teorema: vuoi vedere che la vera essenza del ponzese, quella che ci potrà salvare, non è la semplice residenzialità magari vissuta male e di conseguenza a volte poco proficua, ma piuttosto nel fare cose che all’esterno possono apparire senza senso, e trovare in ciò motivo di appartenenza?

candela--acqua

E’ ponzese chi emigra, dal momento che questa è stata storicamente la nostra dannazione e la nostra forza.
E’ ponzese chi continua a coltivare improbabili fazzoletti di terra, a dispetto di ogni logica (‘a terra t’atterra).
E’ ponzese chi continua ad andare per mare (‘ncopp’all’acqua salata) nonostante ogni genitore speri per il proprio figlio un destino diverso, da generazioni.
Sono ponzesi quelli che si ostinano a tenere in vita il teatro amatoriale con ben due compagnie, senza alcuna risorsa economica o logistica (vedi il pezzo di Martina Carannante: Cane e Gatte in tour) o una scuola di pianoforte (come? L’insegnante è russa? Noo… guardate meglio: è ponzese!), o una squadra di calcio, o attraverso le Associazioni (vedi Rita Bosso in: La gara dei presepi)…
E siamo ponzesi noi di Ponzaracconta, un gruppo di sciemi, racconta balle, che però resiste, essendo ponzesi autentici, come quei ponzesi autentici che ci scrivono d’a ’Ustralia, d’a ’Merica, d’a ’Rgentina (lo so, è forzata: ma con tutte quelle A non ho resistito…).
Insomma, è ponzese chi resiste, contro tutto e tutti, a fare cose che, a chi ponzese non è, appaiono senza alcuna logica.

Vietato fumare

E che logica può esservi nell’inventarsi un mondo che non esiste, ma che resiste, e trasformare la propria tristezza in energia per far ridere gli altri? In: Alla ricerca del circo perduto (2) e in: Visioni del circo invisibile. Foto di scena e Totò (3), Sandro Russo ci risucchia nel mondo dei clown e in generale in quello del Circo che probabilmente a Ponza non c’è mai stato. Un mondo particolare, in teoria sconfitto dalla modernità, in cui la magia si svela attraverso giochi di prestigio che non funzionano (anzi, proprio perché non funzionano) in cui la tristezza diventa allegria, ed in cui la disillusione degli anni che, ahinoi, passano, cede il passo al bambino che conserviamo: direi che è perfetto per questa epicrisi!

Gente_del_circo_(Fernando_Botero)

Franco De Luca in Per il prossimo anno (1) e (2) ci parla di territorio, mare, e cultura. È un mix che effettivamente al momento non funziona proprio, come la maionese impazzita. Gli ingredienti ci sono tutti, manca il tocco d’autore. E se invitassimo Jean-Baptiste e Victoria? Puoi farci sapere qualcosa, Sandro?

A proposito di aiutino: interessante il pezzo di Vincenzo Ambrosino – Novità nel campo della dissalazione – a proposito di nuove tecnologie (nello specifico sull’annosa questione dei dissalatori). La mia sensazione è che proprio da queste soluzioni potremo, se saremo lungimiranti, trovare in tempi medi la soluzione alle troppe problematiche strutturali che ci attanagliano.

bailarina_na_barra_botero
Laddove non serve magia è nel bellissimo Danza con me. Per forza! Ci sono aspetti del nostro essere ponzesi che non ci potranno mai rubare. Ed il vento d’inverno è uno di questi, in tutta la sua potenza evocativa.

A proposito di potenza evocativa, poteva non essere “nostro” l’unico papa detronizzato dal soglio pontificio? Evidentemente no: ringraziamo Biagio Vitiello per averci donato una testimonianza su San Silverio: Due libri sui papi in regalo per Natale.

Silverio Lamonica ci invia note di lontano Oriente: In Gennaio, mentre il povero Giggino in Viaggio culturale va in difficoltà a pochi km da Ponza; la stessa difficoltà che hanno le squadre del calcio a 5 a venire a casa nostra, mentre noi ci imbarchiamo persino nei pressi di Natale per onorare l’impegno: Non solo calcio a 5. Si parte per recuperare anche nelle feste. A proposito di resistenza ed ossimori non fa una piega.
Luigi Pellegrini ci invia una lettura personale della Questione Meridionale (1) e (2): è un tema che abbiamo già trattato diverse volte e non potrebbe essere altrimenti (della ‘questione meridionale’ si parla pure in Recensione al libro di Saverio Napolitano su Giuseppe Isnardi). L’augurio è che il dibattito in merito possa essere sempre più ricco.
Rimane altro da rimarcare? Direi di no, anche perché i miei Buoni propositi li ho manifestati qua sopra: invito tutti a fare altrettanto, e vediamo cosa ne esce fuori!

Coniglio mannaro
Rimarrebbe in verità la questione sollevata da Silverio Lamonica in: Gli effetti del Capodanno e la Sala di attesa – Bar di Formia: di questo pezzo preferisco non parlare affatto. Perché uscirebbero cose come: “Mettiamo anche una tassa di imbarco pure noi, che quella di sbarco non basta mai….”, oppure: “e allora i cessi alle stazioni che sono sempre aperti e non si paga niente?”. Insomma finiremmo col dire banalità del tipo “stavamo meglio quando stavamo peggio”.
Poco appropriato ed elegante in un contesto in cui tocchiamo vette inesplorate nel campo della magia e della resistenza.
A meno che l’accostamento di questi opposti non configuri un altro ossimoro…

ossimoro

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.