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La Questione Meridionale (1)

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di Luigi Pellegrini
Questione Meridionale. Bandiera

 

Con piacere riceviamo e pubblichiamo questo scritto di Luigi Pellegrini, giusto per riaprire una questione tuttora non pacificata [cfr. in NOTE alla  fine dell’articolo]. Speriamo che inneschi un dibattito virtuoso su eventi che a distanza di tanti anni meriterebbero di essere riletti in un’ottica libera da opposte intransigenze e chiusure.

 

È soltanto da qualche settimana che, grazie al mio amico Angelo, mi sono dapprima incuriosito ed in seguito appassionato alla cosiddetta “questione meridionale”.

Intanto chissà perché, di questa faccenda si cominciò a parlare solo dopo l’Unità d’ Italia, nel 1861. E solo dopo 13 anni Antonio Billia coniò l’espressione “questione meridionale” illustrando la situazione di difficoltà del mezzogiorno d’Italia rispetto alle altre regioni del Paese.

Ad avvalorare questa disastrosa situazione economica, sociale e politica, fu Giustino Fortunato : “Che esista una questione meridionale, nessuno più mette in dubbio”.

Ma ciò che mi sconvolge è lo stato di scoraggiamento, il pessimismo, che rendeva Giustino Fortunato sconfortato verso le istituzioni.

Giustino Fortunato

Orbene, noi tutti, durante il periodo scolastico, abbiamo appreso dai libri di testo che prima del 1860 la Lombardia aveva solo l’agricoltura; il Piemonte era un paese agricolo e parsimonioso, almeno nelle abitudini dei suoi cittadini. L’Italia centrale, l’Italia meridionale e la Sicilia erano in condizioni di sviluppo economico assai modesto. Intere provincie, intere regioni erano quasi chiuse ad ogni civiltà (fonte: FrancescoSaverio Nitti).

Ci hanno insegnato anche che se in Piemonte c’era San Camillo Benso Conte di Cavour che, aggiungo io sfruttando il Regno Sardo, tentò di confrontarsi con le maggiori potenze europee, il Sud d’Italia a causa della sua politica economica conservatrice e paternalista fatta di dazi che arrivavano anche al 100%, latifondisti, manomorta ecclesiale, moriva di fame e stenti. Addirittura alcuni storici addebitano le cause del problema meridionale ad una, non ben chiara, mancanza di un periodo Comunale, suscitatore di energie spirituali e produttive. Altri ancora alla persistenza di monarchie straniere, al dominio plurisecolare del baronaggio, alla dominazione spagnola. Motivi questi che portarono il popolo ad uno stato di completo abbandono e di miseria. La vita media era di diversi anni inferiore al sud rispetto al nord ed esisteva un’incidenza maggiore di malnutrizione e sottoalimentazione.

Continuando a documentarmi in merito all’argomento, ho scoperto però che informazioni storiche fin qui ricevute sono frutto di uno studioso, tale Denis Mack Smith (Londra, 3 marzo 1920). Storico britannico, specializzato nella storia italiana dal Risorgimento in poi.

Mazzini. Saggio di Denis Mack Smith

In pratica, le lezioni di storia durante i nostri anni scolastici hanno avuto lui come autore. Ma un inglese che ammirava Garibaldi e al quale ha dedicato una biografia e Mazzini che ritiene essere repubblicano, patriota e di gran lunga il maggior profeta del Risorgimento, non è forse fazioso e di parte? E’ altresì interessante leggere che questo storico inglese fa spesso riferimento ad esempi di manipolazione degli eventi storici ad uso politico. Ma chi glielo ha chiesto? Fra le vittime di tali manipolazioni, aggiunge, vi furono anche Mazzini e Garibaldi.

Proseguendo nel mio personale desiderio di approfondire la faccenda, mi sono chiesto se uno storico potesse includere nei suoi studi delle personalissime opinioni. Lo storico in effetti è colui che studia, che racconta e descrive la storia. Non certo la interpreta a modo proprio.
Vengo al punto. E se la storia raccontataci dai nostri maestri non fosse proprio quella? Ma Camillo, i soldi per proiettare il suo bel Piemonte nel firmamento delle potenze industrializzate, dove li ha presi? Ma veramente ha abbassato le tasse e permesso uno Staterello assistenziale? Ma veramente fondò una nuova banca per procurare agi alle imprese e con quali soldi? Ma il Canale Cavour che rese produttiva la regione di Vercelli e Novara non ricorda l’italico e prossimo ponte dello stretto? Ma non starò per caso farneticando? Il Nitti sostenne che tale trasformazione comportò ingenti spese pubbliche che condussero il regno sardo verso una profonda depressione finanziaria, poiché molti lavori pubblici si rivelarono improduttivi. Secondo Nitti la situazione del Regno di Sardegna, per scongiurare il fallimento, poteva essere risolta solo «confondendo le finanze piemontesi a quelle di altro stato più grande. Eppure all’epoca qualcuno lo aveva detto: “uagliù a me sta storia dell’unità d’Italia me pare proprio na’ strunzata, ma nunn’è che Camill e Garibbald ce stesser pigljann pu’ cul?”

Ora mi chiedo, e se fosse Camillo Benso il padre della questione meridionale che con la scusa dell’unità d’Italia identificò proprio nel meridione e quindi nel Regno delle due Sicilie, il bottino al quale attingere, per arricchire la sua Italia?

Non c’è niente da fare, Alexis de Tocqueville diceva che la storia è una galleria di quadri dove ci sono pochi originali e molte copie, in un certo senso vale a dire che la storia si ripete (N. Machiavelli).

Ma forse meglio di me, Paolo Caiazzo potrà rendere più chiara l’idea della questione meridionale

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NOTE

Sull’argomento, digitare – Risorgimento e antirisorgimento – nel riquadro CERCA NEL SITO, in Frontespizio. Una serie di cinque articoli del prof. Antonio Fazio

Per un altro filone di ricerca, a cura di Sandro Romano, digitare – Riforma Borbone – nel riquadro CERCA NEL SITO, in Frontespizio

Altre informazioni, sul sito, possono venire dalla ricerca con la parola chiave – Questione Meridionale

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[La Questione Meridionale (1) – Continua]

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1 commento per La Questione Meridionale (1)

  • Biagio Vitiello

    Da diversi giorni ascolto la musica di Eduardo Bennato, e tra le altre ho ascoltato anche la canzone “Ninco Nanco”, prestando molta attenzione alle parole.
    Questo ha suscitato in me un grande interesse la storia di questo “fuorilegge”, che è stato relegato per omicidio al confino coatto nella nostra isola, e da cui poi fuggì.
    Penso che le storie del “banditismo meridionale” (Michele Pezza a Fondi, Ninco Nanco a Benevento) si inseriscono molto bene in quello che chiamiamo “La Questione Meridionale”.
    Ciao a tutti, Buon Anno.
    Biagio

    Accedi a questo link su YouTube per il video della canzone, che riporta anche le parole.

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