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Tentativo di risposta

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di Vincenzo Ambrosino

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Provo a rispondere a Licia Grassucci  (leggi qui)

Cara Licia, la crisi sistemica dell’isola è conseguenza di un’economia turistica concentrata in due mesi estivi.

La cultura dominante, quella che parla in dialetto vuole questo, per cui l’ambiente è una risorsa da sfruttare, da consumare per goderne sia in termini economici che per il piacere personale.

L’offerta turistica nautico-balneare è stata l’unica che gli isolani sono riusciti a sviluppare e ad imporre alle amministrazioni.

Ti ricorderai delle manifestazioni dei pescatori degli anni settanta che arrivarono a chiudere anche il porto per chiedere una scogliera che proteggesse la rada?
Tu pensa che di Piano Regolatore Portuale di Ponza centro (unico strumento per costruire strutture e governare l’ambito portuale) se ne parla dal 1957 e non è mai stato realizzato niente.

Ponza. Banchine d'estate

Come si fa a governare un’isola senza strumenti pianificatori?
O al contrario: può un cittadino d’Italia aspettare i tempi lunghissimi, che le istituzioni si prendono per elaborare progetti e mai decidere?
Purtroppo no!
In assenza di una pianificazione governata dalle amministrazione, i ponzesi hanno deciso di organizzarsi per rispondere e sfruttare la forte domanda di ormeggio d’imbarcazioni da diporto, per cui negli anni novanta i ponzesi si inventano i pontili.

Pontili che nascono in Banchina Nuova, a Giancos e a Santa Maria dove non erano previsti neanche nell’ultima variante al Piano Regolatore avvenuta nel 1997 e adottata dal Comune di Ponza nel 2003.
“I pontilisti” hanno risposto ad una domanda turistica, rendendo il Piano Regolatore – adottato nel 2003 da Porzio e poi tardivamente rinnegato dallo stesso – non più idoneo a servire la nuova organizzazione e i servizi portuali inventati dai ponzesi.

Ponza rada
Ma cosa è successo in termini di economia generale con l’avvento dei pontili?
I pontili hanno incrementato l’offerta nautica che era una necessità; intorno a questi pontili si è creato a Ponza un nuovo indotto economico commerciale.
Questa nuova fase economico-commerciale era da governare da parte delle amministrazioni proponendo una nuova variante al Piano regolatore che fotografasse e proteggesse l’economia portuale e imponesse agli imprenditori una forte iniziativa politica: “non più organizzazioni individuali ma un consorzio pubblico-privato per una gestione che garantisse, introiti al comune e ai privati, una maggior qualità del servizio abbassando la concorrenzialità e migliorando l’immagine generale dell’isola.”

Ma al contrario cosa è avvento?
Non c’è stata  pianificazione amministrativa, lo Stato non ha costruito le scogliere e nel 2009 in questa “terra di nessuno” si inserisce la società privata “Marina di Ponza” che propone un porto turistico sia a Ponza Centro che a Cala Dell’Acqua.
Gli eventi che si susseguono sono drammatici: arrivano i sequestri dei pontili, arrivano gli arresti, crollo dell’immagine dell’isola, arriva il commissario prefettizio, nuove elezioni che vedono prevalere, di misura, Vigorelli.

Qualcuno si ricorderà che io volevo bloccare quelle elezioni. Volevo un momento di riflessione per cercare di far ragionare un po’ tutti dell’importanza di ripensare a cosa era accaduto; volevo unire i protagonisti di quella fase intorno a un progetto a misura di isola. E’ stato impossibile fermare gli istinti che in quel momento vedevano il prolungamento del commissariamento come il pericolo più immediato da evitare e altrettanto impossibile è stato fermare le velleità di rivalsa di un vecchio amministratore e le ambizioni dei nuovi che chiedevano di avere una occasione per provare a cambiare la realtà.

Municipio. Arco e torre

Il porto a Cala Dell’Acqua è molto atteso dai fornesi.
E’ dal 1978 che a Cala  Dell’Acqua si parla di risanamento ambientale e di porto. Nel 2009 oltre al progetto di “Marina di Ponza” si presentano altri due progetti in concorrenza: quello di “Cala dei Medici” e quello di “Marina di Cala dell’Acqua” (che in questi giorni abbiamo rivisti presentati.

Foto da Il Giornale della Vela

I fornesi vogliono un porto e non un “porto qualsiasi”!
Vogliono un porto che abbia funzioni e servizi ben dichiarati. Vogliono il risanamento della miniera che sia un vero risarcimento danni, per tutti i sacrifici che hanno fatto da generazioni alle Forna. Queste necessità espresse in mille riunioni producono consenso o dissenso e chi ha aspirazione di andare a governare l’isola non può che assecondarle.

Ma anche qui la proposta non viene dalla pianificazione dell’amministrazione comunale ma ancora una volta è nelle mani dei privati per cui il risultato finale non accontenterà nessuno: non accontenterà chi vuole un’isola ‘ecologica’ né chi vuole un’isola con due porti pieni di barche e flussi turistici.

La realtà isolana è ancora più complicata
Se vogliamo avere un quadro politico-progettuale dell’isola completo, bisogna ricordare iniziative istituzionali, vincoli e interdizioni che concorrono non a semplificare le variabili in campo ma a complicarle, consegnando “ai ponzesi esterni alle vicende”, la contraddittoria realtà e la fastidiosa impressione che diventa orribile se confrontata alla immagine fissata nei loro ricordi adolescenziali.

Infatti mentre da una parte si propongono porti che prospettano, attraverso l’occupazione di nuove aree, crescita economica, dall’altra parte, si vengono imponendo le misure di protezione ambientali, quali le ZPS (Zone a Protezione Speciale), SIC (Siti di Interesse Comunitario) che si trasformeranno negli operativi SCS (Siti di Conservazione Speciali), ma poi il PTP (Piano Territoriale Paesistico), vincoli archeologici, demaniali  che limitano spazi economici.

Ma non basta… Va ricordata la “Gabbia” imposta dal PAI (Piano Assetto Idrogeologico) che ha dichiarato che il 97% del nostro territorio è zona pericolosa per l’incolumità delle persone. Il 97% del periplo dell’isola! Significa che non c’è un solo posto per fare il bagno in sicurezza, per cui diminuiscono verticalmente anche gli spazi economici.

In questa realtà di limitazione degli spazi per una offerta balneare, si cala oltre ai porti privati anche il PUA del Comune che chiede di fare campi boa in tutte le rade di Ponza e di Palmarola.

Come si può facilmente intuire non c’è coerenza nelle proposte di governo dell’ecosistema isolano.
Decisioni interne che chiedono sviluppo con più crescita e decisioni esterne che impongono vincoli e limitazioni e che chiedono più protezione ambientale.

Ponza rada.11
Io penso che però, cara Licia, ci sia una terza via tra la crescita infinita che cozza con i limiti fisici e quelli imposti e l’integralismo ambientalista improponibile ai ponzesi.

Questa terza via ha bisogno di “Politica alta” e di uomini e donne che la vogliono propagandare con pazienza per creare consenso per poi  eventualmente governarla ed è questa politica che malgrado le nostre impotenze cerchiamo di portare avanti tra mille incomprensioni.

Ponza. Aerial view

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