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2009-07-21_18-08-27 a4-36 c2-15 if ss26 Forme multicolore di spugne incrostanti

E andavamo tutti alla Caletta. (3). Il Bar Tripoli

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di Dante TaddiaCaffè-Tripoli.1

 

Il Bar Tripoli era l’istituzione per eccellenza, era “il bar”, il punto di ritrovo, d’agglutinazione o come si sarebbe potuto dire in periodo di moti carbonari il luogo dove si faceva l’Italia e si cospirava contro il regime. Che poi di cospirazione ce ne doveva essere ben poca se confrontata all’impegno di rifare l’Italia e anche gli italiani.

Caffè Tripoli. 1928

Didascalia Caffè Tripoli

Foto ‘storica’ del caffè Tripoli (1929) con didascalia: entrambe tratte da “Ponza mia”

Si discuteva d’Italia ma era di Ponza per Ponza e con Ponza. Di e per è facile capirlo ma “con” è un po’ meno chiaro, per chi non conosce l’isola.
Il Tripoli infatti si apre all’angolo del Corso Pisacane che è in pratica un lungo balcone che corre parallelo alla banchina sottostante e si apre sull’anfiteatro del porto: sotto gli occhi degli avventori si stende il mare, quello stupendo panorama che del porto incornicia le grotte azzurre, la Marinella dei morti, Ravia e Santa Maria.
Eccolo quindi il “con” Ponza.

Quel bar era il biliardo, il solo, unico indiscusso biliardo dove migliaia di mani in migliaia di sere hanno fatto rotolare colorate sfere bianche, rosse e blu in goriziana a stecca, a boccette… consumando non solo il panno verde ma intere giornate mentre facevano e disfacevano per “fare l’Italia”.

“Tripoli bel suol d’amore”, e mai nome era tanto appropriato quando nel 1911 iniziò l’avventura in quel grande “scatolone di sabbia” chiamato Libia.
Ma dopo? Dopo, il nome è rimasto perché il bel suol d’amore, nell’animo di chi ci era stato, era sempre rimasto tale.

Quando sono arrivato la prima volta a Ponza non lo sapevo ancora, ma solo cinque anni dopo, con una laurea in tasca da geologo e una moglie al mio fianco, sbarcavo in quel suol d’amore per lavorare al Ministero dei Lavori Pubblici di Tripoli.

Mamena 'u cafè con Amedeo

Mamena Di Monaco per me è e rimarrà sempre il Bar Tripoli e con lei tutti i ricordi che mi hanno permesso di far crescere quell’amore per Ponza che non si è mai affievolito.

Algida, un nome, una garanzia potremmo dire.
Per me, infatti, Bar Tripoli equivale a cremino Algida, quel gelato da passeggio, come si diceva allora, che sostenuto da uno stecco di legno scioglieva in bocca il gusto dolce di un quasi latte materno, la parte bianca appunto, il cuore di quel gelato, cui l’amaro della copertura di croccante cioccolato così mirabilmente si sposava.
Il cremino è stato e resterà il mio grande amore.

Cremino_classico copia

Il rito del cremino estivo, il mio primo cremino dell’estate a Ponza, si compie al Bar Tripoli.
Forse perché, nei pochi istanti di piacere che quel gelato mi dà, cerco di riassaporare tutti i ricordi che mi suscita per mantenerli sempre vivi.

 

[E andavamo tutti alla Caletta. (3)Continua]

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1 commento per E andavamo tutti alla Caletta. (3). Il Bar Tripoli

  • Biagio Vitiello

    Riconosco nella foto n° 1 (anche in copertina), da sinistra : Ermenelgido Colonna (nonno di “Gildo”, il dentista), Tommaso Tricoli (nonno di Tommaso, il direttore delle Poste), Sebastiano Spignesi, una turista e “Mamena” (la titolare del caffè Tripoli).

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