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0035-035 l-06 il-grottone paesino-2 recupero-del-nassone Una cintura di cistoseria a pelo d'acqua

I violini del vento

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di Francesco De Luca

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Il preludio stanno suonandolo i violini del vento. Presto la partitura assumerà toni più robusti e fragorosi.

La natura in questo lembo di terra segue andamenti suoi, in parte scritti nelle stagioni, in parte improvvisati. Così, oggi è la sezione archi quella che ha dato l’avvio al concerto e che modula il canto.

Sulle creste delle onde si roca di salsedine, poi si netta sulle chiome irsute dei uastaccette, sui precipizi delle falesie, sulle pale svettanti dei fichidindia. Si insapora di dolce fra le eriche nane, e stride, uncinato dagli aculei delle agavi.

Dietro il sibilare armonioso del vento già irrobustiscono le percussioni. Sono le onde che vanno a sbattere contro le scogliere, le marine pietrose, gli incavi alla base dei dirupi.

Un fragore ritmato, rotto da boati, poi da un rugghio lacerante.

L’isola non ha voce umana. Annullata dal suono avvolgente delle cose, è muta al cospetto della sua forza e della potenza.

Le volontà degli uomini sono immiserite nel chiuso delle case, dei bar, degli uffici, delle chiese. Sono volontà scamozzate, divenute velleità e piccole ripicche. Non riescono ad infastidire la grandezza del concerto modulato dalla natura. Che in questo lembo di terra domina.

Sull’isola la vita ha questa particolarità, è più casuale, più provvisoria. L’animo è costretto a indurirsi, è esercitato all’isolamento. Più squassato, più lacerato.

Si invoca l’assistenza divina. San Sirvé… aiutace tu !

Le vite e le ambizioni si gettano in grembo ai Superi. In loro la speranza.

Il concerto sembra placarsi. Melodia diviene l’intreccio dei suoni. Il rombo del mare, gli ottoni delle scogliere, i clarini delle ramaglie si intrecciano con i violini del vento.

La sinfonia dell’isola si intesse, e gli uomini prendono vigore nella partitura. Imploranti e belanti.

Finché non malediranno i suoni che fiaccano il vigore e non imprecheranno contro il tremore dell’animo la loro umanità rimarrà schiava, e l’isola si rivelerà matrigna.

Si segua l’imperio del vento a intrugliare ogni previsione, si secondi l’invito del mare a percorrere nuove strade di libertà e la gabbia dell’isola e la sua prigionìa verranno annullate, in forza della compiacenza che la natura dona a questo scoglio e ai suoi abitanti.

Qui dove arieggiano i violini del vento.

dove si radica il vento

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Immagine di copertina. “Dove si radica il vento”, di Mario La Fortezza; stampa bianco nero ai sali d’argento,
viraggi policromi, matite colorate, acquerello

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