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Epicrisi 45. Del mondo che cambia

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di Rita Bosso

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Ieri mattina, sabato, ho messo mano a questa epicrisi; su un foglietto gli appunti della sera prima, inservibili. Al netto delle ore notturne, spese in un sonno profondo e inconsapevole, non erano trascorse che poche ore dalla serata di venerdì 13 novembre ma, in certe giornate, il tempo si misura in numero di morti, di feriti, di attentatori, di luoghi colpiti.

Teresa/baricentro/conservazione della quantità di moto, avevo appuntato venerdì sera, centotrenta morti fa, otto kamikaze fa. Leggendo e rileggendo  i versi di Teresa, intensi e struggenti, depurati da ogni retorica, mi era venuto in mente un sistema composto da due corpi, tenuti insieme da forze interne potenti, di gran lunga prevalenti sulle forze esterne; quando le due parti si separano e una di esse, veloce e carica di energia, va p’u munn’, allora il baricentro continua il suo moto come sa la separazione non fosse avvenuta; ‘i  mane ‘i chella llà, potentissime e stritolanti, non hanno presa sul baricentro emotivo e sentimentale di una relazione. Il principio, noto come “conservazione della quantità di moto”, viene di solito illustrato con l’esempio della bomba che esplode, dell’aereo  in volo che si spezza in due tronconi…  oggi questi esempi  risultano insopportabili.

Volenti o nolenti, per scelta o per necessità, dobbiamo andare, camminare, perché ‘u munn’ sta llà. Non c’è alternativa  a meno che, come gli scuncilli di uno degli splendidi racconti di Silverio Guarino, non si voglia restare in attesa che un teschio di vacca venga calato in acqua; ancora ricco di nutrienti, consentirà ai molluschi di sfamarsi e persino d’ingrassare, di risolvere senza sforzi la lotta per la sopravvivenza, dopodiché  andranno a condire un gustoso spaghettino sulla tavola di chi ha calato l’esca a mare; una manciata di capperi non ci starebbe male, nel sughetto di scuncilli nostrani.

Dov’è adesso, dove sarà tra trent’anni il baricentro di Ponza? Lo chiedono Vincenzo Ambrosino, il Comitato Rinascita per Ponza; lo chiede la scuola. Il baricentro è al Porto, rispondono i fornesi; no, è a Formia, ribattono al Porto.
Le domande poste da Vincenzo la settimana scorsa sono inquietanti, lo sarebbero anche se fossero riferite a una qualunque altra località. Cosa sarà del centro di Roma tra trent’anni? Esisterà ancora? Apparterrà a un fondo arabo o ai cinesi? Ovunque, la partita si svolge su un campo sconfinato e sfugge a logiche deterministiche; su Facebook rispondono M&M (Martina e Monia), buttandola in caciara: tra trent’anni anni non ci sarà più Isso, mica è il padreterno! Ah, no? E chi glielo dice, che non è il padreterno?

L’unica risposta sensata alla domanda di Vincenzo arriva da Vincenzo stesso, quando annuncia l’apertura della tensostruttura di Cala dell’Acqua; finalmente i ragazzi possono allenarsi al coperto, in ambienti illuminati, riscaldati e forniti di servizi; possono  andare a disputare dignitosamente una partita anche se si prevede che ne usciranno perdenti; possono  verificare che in campo ci sono anche l’avversario sleale, l’arbitro addormentato o di parte, ma è solo giocando che si impara a giocare, si supera la paura, si mette da parte il vittimismo, si prende consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità.
Se posso permettermi un suggerimento: ragazzi, la prossima volta che passate per Sperlonga godetevi la bellezza e l’unicità del luogo, non perdete tempo coi paragoni e con le classifiche, i centri storici sono, quasi per definizione, più o meno “artificiali” ossia frutto di processi di antropizzazione, è bravo chi riesce a proteggerli da interventi volgari e deturpanti.
Anziché preoccuparsi dell’eredità da lasciare alle generazioni future – quali porti, quali boe, quali fari – è forse il caso di occuparsi maggiormente del loro presente, di renderlo ricco e stimolante; la proposta di Emanuel Ferrari ad esempio, integrata in un progetto di alternanza scuola-lavoro, può essere un’occasione valida per il presente e potrebbe forse aprire prospettive future.

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Al futuro, allo sviluppo sostenibile è come al solito attento Giggino; in linea con le scuole di pensiero più evolute, sostiene che la tassa sui rifiuti dovrebbe essere a consumo, al fine di incentivare i comportamenti virtuosi: più ricicli, meno sacchetti porti ai cassonetti e meno paghi. Assuntina, pertanto, va a conferire i sacchetti a Chiaia di Luna, in una cisterna romana o addirittura a Terracina; se però a mare doveste ritrovare qualche osso di balena, ricordatevi della bestiona stracquata sotto al Fortino una sessantina d’anni fa, non date la colpa a quella povera donna…
E’ sicuramente di Giggino il salottino di metallo rinvenuto a Frontone nella primavera del 2014, utilizzato da Charlotte Menin per realizzare l’opera Conversazioni di Fondo, esposta nella mostra Lo Stracquo; il Nostro ha dato anche un contributo all’arte.

La Corte d’Appello di Roma riconosce all’ex sindaco Rosario Porzio di non essere soggetto socialmente pericoloso, pertanto annulla il divieto di dimora sull’isola che a molti di noi, peraltro completamente a digiuno di questioni giuridiche, era sembrato inutilmente afflittivo.

Dalla Sicilia sta per arrivare Laura e l’accoglienza è tiepidina; è giovane, è di sicuro una procace bellezza mediterranea  ma pare che sia un po’ leggera…

 

 

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