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Non solo calcio a 5. Anche una bella novità

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di Vincenzo Ambrosino

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Mercoledì 4 novembre la squadra del Fornamare si è potuta allenare per la prima volta nella tensostruttura a Cala Dell’Acqua. Per la prima volta i ragazzi si sono potuti guardare negli occhi perché a differenza del campetto all’aperto che era al buio, qui l’illuminazione era perfetta.
Anche venerdì siamo andati nella tensostruttura.
I lavori in questa struttura pubblica continuano in modo incessante. Gli spogliatoi sono finiti e funzionanti, internamente c’è da sistemare l’impianto di riscaldamento, all’esterno quello di video sorveglianza. Lo spazio esterno è stato delimitato da un muro valorizzato anche con marmi e tutta l’area è stata livellata e coperta da uno strato di brecciolini.

Lavori che vengono seguiti con molta attenzione dall’assessore ai lavori pubblici Francesco Ambrosino perché intorno alla Tensostruttura ci sono enormi aspettative che sono sociali e sportive.
Una struttura capiente che può e deve ospitare manifestazioni di vario genere per cui è chiaro che una volta terminati i lavori l’uso e la gestione dovrà essere curata nei minimi particolari nell’interesse della comunità.

Domenica la nostra squadra di calcio a 5 ha giocato a Borgo Sabotino – una frazione del Comune di Latina – in una palestra di una scuola contro United Latina Futsal e il risultato finale è stato di 6 a 0.

Se io descrivessi la partita dovrei dire che c’è stato un primo tempo disastroso, dove abbiamo incassato cinque goal, e un secondo tempo giocato con orgoglio dai nostri ragazzi e ne abbiamo presi di goal solo uno; tra l’altro nel secondo tempo siamo riusciti anche a mettere in apprensione più volte la difesa avversaria.
Ma voglio sottolineare che quel secondo tempo è nato nel campo, è partito dai giocatori, da chi in campo prendeva calci, spintoni, da chi subiva falli e vedeva un arbitro assolutamente assente, da chi osservava gli avversari essere padroni del campo e li vedeva roteare, giochicchiare tra di loro, tergiversare in passaggi orizzontali oppure affondare il colpo come coltello nel burro e la conseguenza di tutto questo era l’implacabile goleada.

Qualcosa è successo all’improvviso, tra il primo e il secondo tempo, quei ragazzi spauriti, confusi, si sono trasformati; quell’atteggiamento remissivo è diventato qualcosa di nuovo, inaspettato e il messaggio tra di loro è stato questo: “perdere ci va bene, sono più forti, ma non possiamo più tenere nascosto il nostro orgoglio, la nostra dignità, le nostre energie in atteggiamenti impauriti che ci paralizzano. Paura di sbagliare i movimenti, paura di sbagliare il passaggio, paura di non sapere che fare con la palla al piede, paura di perdere e di essere umiliati, paura di dire una parola fuori posto al compagno, all’avversario, all’arbitro: basta con la paura liberiamo i nostri pensieri e cominciamo a combattere palla su palla, uomo contro uomo, attacchiamoci alle gambe dell’avversario, andiamoli a prendere nella lora area di porta, senza paura, all’ultimo respiro, fino alla fine. Chi è stanco lo dica e chi entra a sostituire continui l’opera intrapresa”.

Li ho visti entrare in campo con una grinta che mi ha ricordato vecchi tempi e questo mi ha commosso.

Finalmente il fischio finale ha liberato tutti da questo patto a difesa della propria dignità. Ci siamo ritrovati nello spogliatoio e abbiamo capito che qualcosa era successo di nuovo che era andato al di là del risultato, che era andato oltre la partita. Abbiamo capito che era nato un gruppo di ragazzi finalmente consapevoli dei loro limiti per cui capaci di iniziare un nuovo percorso di crescita sportiva e calcistica.

Fuori quella scuola eravamo tutti più rilassati, abbiamo trovato un posto all’ombra e abbiamo divorato con gusto due panini a testa e delle pizzette che un amico di Latina ci aveva gentilmente offerto, ma mentre mangiavamo vedevo che tra i ragazzi continuava quella complicità coinvolgente di avere partecipato a qualcosa che aveva avuto un senso capace di giustificare tutto: l’alzataccia, la traversata via mare, l’impacchettamento in un’automobile, la sconfitta, il panino e non il pranzo domenicale, di nuovo la corsa in automobile.

Siamo ripartiti con calma e nelle varie auto i ragazzi con i loro cellulari si sono collegati con Valentino Rossi e la sua disperata impresa.
Strada facendo ci siamo accorti che ormai l’aliscafo era impossibile prenderlo, per cui ci siamo fermati a prendere un gelato nella splendida Sperlonga.

Mi sono ricordato che questa è la terra di Cusani, l’ex Presidente della Provincia ma a primo impatto si capisce che qui hanno saputo mettere insieme il vecchio con il nuovo attraverso una pista ciclabile che collega la spiaggia, la parte residenziale al borgo medievale.

Mi vedo le polemiche quando l’hanno pensata questa pista, che doveva tagliare a metà la strada e quindi fare il senso unico vietando il percorso a camion e roba di questo genere.
Ma questi di Sperlonga hanno saputo superare le normali polemiche e creare le condizioni per vincere anche “le Bandiere Blu” costruendo artificialmente quelle cose che danno motivo di credere che si è intelligenti, corretti, sensibili ai bisogni delle varie minoranze.
Ho visto scalinate pulite e ampie piazzette di pietre, con archi, panchine e fiori in una di queste c’era una fontana arredata da un gozzo in pietra dal quale i bambini facevano lo scivolo. Tutto molto artificiale ma comunque inserito bene in quel contesto.

In questa piazza abbiamo gustato un gelato offerto dalla società, c’era un bellissimo sole caldo che calava all’orizzonte su un mare calmissimo, sulla lunga spiaggia c’erano delle coppie che passeggiavano e in quel riposante momento abbiamo tutti pensato che al di là del mare c’era la nostra isola, che rimane, malgrado tutto, sempre unica e la più bella.

Piazzetta a Sperlonga

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