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Riusciamo a immaginare Ponza fra trenta anni?

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di Vincenzo Ambrosino
Il futuro... copia

 

Cari amici, cari amministratori che oggi siete presenti,
ritengo che per noi tutti sia difficile immaginare l’isola fra trent’anni, però se riflettiamo un attimo comprenderemo che le cose che oggi pensiamo, quelle che tentiamo di realizzare, quelle che facciamo in modo che non si realizzino diventano poi l’embrione delle cose che ci saranno o non ci saranno fra trent’anni.

Vorrei provare ad alimentare un dibattito sulle nostre responsabilità nei confronti delle future generazioni, tentando di coinvolgere maggioranza e opposizione, cittadini e comitati, perché dopo il nostro attuale protagonismo in questa isola non durerà per molto e ad ereditare nel bene e nel male le nostre azioni saranno altri: io spero che siano comunque figli di ponzesi.
A Ponza anzi alle isole ponziane fra trent’anni  si dovrà pur arrivare e partire; allora mi chiedo: con quali collegamenti marittimi?
Avremo navi come quelle che abbiamo conosciuto? Pensate per un turismo massificato, quindi navi attrezzate a caricare automobili, camion e tir: progettate per incrementare flussi continui di persone e merci?

Mi ricordo bene che a seguito dell’arrivo di queste navi dovemmo mettere in cantiere la “Banchina Nuova” perché occorreva spazio per servire adeguatamente il previsto incremento del movimento commerciale; allora dovemmo adeguare l’isola alle navi!

Oppure avremo navi pensate per navigare mari “aperti” e per raggiungere porti di isole: comode, veloci e sicure, adatte a servire persone e sostenere un commercio ed un turismo a misura di una isola mediterranea?

Fra qualche anno le future amministrazioni, alla vigilia di ogni estate, dovranno ancora inventarsi un piano traffico per far parcheggiare le auto – a cominciare da quelle dei residenti – e non sapere cosa inventarsi per riequilibrare le esigenze di mobilità turistica di Le Forna? Oppure si sarà finalmente deciso di bloccare lo sbarco delle auto dei turisti e si sarà studiato un piano mobilità che tenda a favorire gli spostamenti interni salvaguardando l’ambiente? Organizzazione, per cui immagine!

Avremo fra trenta’anni un’isola composta, arredata, pulita e vissuta per tutto l’anno? Oppure avremo un’isola caotica, vissuta soli tre mesi e poi completamente abbandonata d’inverno?

Chiaia di Luna sarà aperta? Se lo sarà avremo “imbracato” la falesia, questa volta con reti e cemento armato oppure avremo allargato la spiaggia e per proteggerla avremo costruito una scogliera frangiflutti semisommersa? Ma chi gestirà questa spiaggia: i ponzesi o altri?

La “Batteria” su al Cimitero sarà ancora in piedi?  E le Grotte di Pilato saranno ancora al loro posto?

Le Piscine Naturali saranno ancora raggiungibili a piedi?  E se sì, si  potrà ancora fare il bagno in sicurezza in quella zona?

I depuratori saranno funzionanti?

Al Frontone, unica spiaggia in cui si programma, si  investe e si progetta, avremo strutture tipo “Frontone Village”, ma con altri proprietari/gestori? Oppure avremo una spiaggia pulita, sicura dove i bagnanti possono nuotare e prendere il sole e magari avere dei servizi dignitosi ma non invasivi?

Per permettere ai villeggianti di bagnarsi in sicurezza avremo forse circondato l’isola di atolli galleggianti?

Nel frattempo che cosa saranno diventati i Siti di Conservazione Speciale e chi li gestirà? Ponza ne avrà avuto benefici?

I “campi boa” su tutto il periplo delle isole li avremo fatti? E se sì, quale ricaduta avranno avuto sul turismo nautico?

Il Porto alle Forna lo avremo realizzato e quali impatti questo avrà avuto sull’economia dei fornesi?

Ci saranno alle Forna  e più in generale a Ponza ancora i noleggiatori di barche dei residenti?

Avremo fatto le scogliere frangiflutti a Ponza-Centro? Nella rada del porto ci saranno ancora i pontili?

Il Faro della Guardia sarà crollato, o avrà resistito sebbene abbandonato? Oppure sarà diventato un albergo privato, o un Centro Culturale?

Zannone sarà gestita ancora dal Parco del Circeo?

 

Tante domande ci potremmo continuare ancora a porre, ma nessuna risposta sicura siamo in grado di dare…

In questi giorni si parla di nuovi mezzi di trasporto e quindi di collegamenti da ripensare, si progettano dissalatori, porti, campi boa, Siti di Conservazione Speciali, lavori per la messa in sicurezza, si parla di rivoluzione ecologica, di appropriazione di Zannone, si propongono studi che indicando il marketing da sviluppare: tutte queste semine quali frutti daranno?

Si dice che quel che si semina si raccoglie: mi sa che dobbiamo cominciare ad essere consapevoli di quello che si sta seminando che non è poco!
Ma per avere una chiave di interpretazione, per capire se le varie semine daranno un buon raccolto fra trent’anni, ci dobbiamo porre tutti – a cominciare dagli attuali amministratori – questa domanda: questo progetto, questa o quell’altra soluzione che sto pensando di realizzare… serve ad incrementare la residenza invernale o solo i profitti estivi?

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