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u-01 e-12 m ss19 13 Astroides calycularis

Nel segno del cancro (1)

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di Adriano Madonna

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Il mondo dei granchi inizia al di sopra della superficie del mare e continua sino a quote abissali. Le capacità di adattamento di questi crostacei sono il segreto della loro presenza in ambienti diversi.

Premesso, dopo aver fatto abbondanti scongiuri, che in astrologia il cancro è il granchio, in queste pagine parleremo di granchi, con cui si fa conoscenza ancora prima di mettere la testa sott’acqua: ve ne sono alcune specie, infatti, che si spingono nella zona intertidale, quella bagnata dal flusso di marea, e giungono ancora più in alto, nel sopralitorale, dove del mare giungono solo gli spruzzi.

Il campione di queste prodezze, di queste sortite avventurose al di fuori del mondo acquatico, è il granchio corridore, per la scienza Pachigrapsus marmoratus.
granchio corridore
Di questo “brutto arnese” (i granchi, diciamolo, tranne qualche specie più aggraziata, sono davvero brutti, ricordando, più degli altri crostacei, i più orrendi insettacci terrestri) sorprendono due caratteristiche: la sua grande motilità unita a una incredibile velocità (non a caso è stato battezzato granchio corridore) e la capacità di vivere a lungo fuori dall’acqua, con la possibilità, quindi, di spingersi verso spazi asciutti, come i massi delle scogliere foranee, magari a un paio di metri al di sopra del livello del mare.

granchioDei granchi, dunque, crostacei malacostraci (malakos = molle, ostrakon = guscio. Il riferimento è al carapace, che avvolge l’animale come una conchiglia non proprio durissima) dei quali faremo ampia conoscenza, descriviamo innanzitutto le capacità motorie e il sistema di respirazione.

Prima di passare ai dettagli, a grandi linee possiamo dire che i granchi in genere sono larghi e piatti, con un addome molto ridotto e flesso sotto il cefalotorace. Questa organizzazione anatomica è fortemente funzionale a favore dell’agilità del granchio: un corpo così costruito, infatti, colloca il baricentro al di sopra delle zampe e ciò consente all’animale una sorprendente agilità nella deambulazione, coadiuvata dai lunghi arti motori, anch’essi decisamente elaborati.

le zampe del granchio


Zampe da velocista

In genere, tutti i granchi, tranne rare eccezioni, hanno zampe lunghe e, a quanto ci insegna la fisica, quanto più una leva è lunga, tanto più è vantaggiosa, ma sugli arti motori dei granchi si può dire qualcosa di più interessante: innanzitutto, in ogni zampa ci sono diverse articolazioni, non meno di sei o sette, compresa quella con la parete del corpo. Inoltre, fattore importantissimo, ogni articolazione è libera di muoversi su diversi piani, quindi le zampe dei granchi riescono a muoversi con grande libertà. Ciò, tradotto in pratica, significa agilità e velocità e basta osservare un granchio corridore in fuga per rendersi conto di quanto ciò sia vero.

Il granchio si serve delle sue lunghe zampe anche per mettere in soggezione un eventuale competitore: le raccoglie sotto di sé e si solleva di quel tanto che occorre per mostrare al nemico la sua alta statura. Del resto, si sa, in genere i più alti sono quelli che picchiano meglio e di più.

A tal proposito, ricordo l’incontro con una granseola (Maya squinado) nel mare di Ponza, sulla sabbia bianca del fondale dello Scoglio Grosso.
Ponza, un tempo, era famosa per l’abbondante presenza e per le dimensioni delle sue granseole (in dialetto ponzese la granseola si chiama “rancio fellone”), che molti buongustai preferiscono addirittura all’aragosta. Attualmente, a Ponza l’incontro con le granseole, che, per la cronaca, sono i granchi più grandi del Mediterraneo, potendo raggiungere la distanza di un metro tra le punta delle chele, si è molto ridotta, ma è ancora ragionevomente possibile.

Dunque, come dicevo, incontrai una granseola a passeggio sul fondo di pietrisco bianco dello Scoglio  Grosso. Mi avvicinai per fotografarla, poi la seguii, poiché mi interessava osservarla in quel suo incedere dinoccolato.
granseola
La granseola non gradì questo mio stretto pedinamento e così decise di spaventarmi: si sollevò sulle zampe e raggiunse il massimo della sua statura, assumendo il divertente aspetto di un marziano sopra dei trampoli. Vi assicuro che così alto e aggressivo, il granchione faceva il suo effetto. Ma non si accontentò di mostrarsi in assetto di guerra ed espresse tutta la sua indole aggressiva effettuando dei saltelli verso l’alto, nel tentativo di affibbiarmi dei colpi di chela.

Come respirano

I granchi e i crostacei in genere hanno branchie piumose, racchiuse in camere protette dal carapace. La superficie delle branchie varia in rapporto alla massa corporea del crostaceo: a ogni grammo di massa corporea corrispondono 7.5 centimetri quadrati di superficie branchiale. Un particolare elemento anatomico, lo scafognatite, situato vicino alla bocca, con la frequenza di circa cinque battiti al secondo espleta un’azione di aggottamento che fa fluire e defluire l’acqua. Questa giunge alle branchie attraverso delle aperture situate in prossimità della radice delle zampe.
anatomia del granchio

Nei granchi che vivono sulle terre emerse, come i granchi del cocco dei Tropici, oppure in quelle specie che fanno delle sortite più o meno lunghe all’asciutto, come il nostro granchio corridore, le branchie sono più piccole, con una superficie atta agli scambi gassosi ridotta rispetto ai granchi solo acquatici. Le branchie minute riducono l’evaporazione e, quindi, la perdita d’acqua, e sono adattate agli scambi gassosi in atmosfera.

Ai granchi dei cocchi, noti anche come “ladri dei cocchi”, da cui il nome scientifico Birgus latro, il processo evolutivo di adattamento ha giocato un brutto scherzo: pur essendo granchi, quindi crostacei acquatici, ma vivendo prevalentemente all’asciutto per arrampicarsi sulle palme e “rubare” i cocchi,
granchio dei cocchi
essi hanno adattato l’apparatobranchiale alla respirazione in atmosfera in tal misura da non riuscire a passare immediatamente a una respirazione acquatica e, se gettati in mare, rischiano di annegare.

Birgus lastro

[Nel segno del cancro (1)continua]

 

Dott. Adriano Madonna, Biologo Marino, EClab Laboratorio di Endocrinologia Comparata, Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

 

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