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Da Ponza a Bahia Blanca: appunti di un viaggio. (2)

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di Carlo Marcone

Per il nostro arrivo il sabato sera è stata organizzata una gran festa alla quale hanno partecipato più di 300 persone, non solo ponzesi ma anche famiglie emigrate da altre città italiane.
Noi tredici insieme siamo entrati in sala ed abbiamo sentito subito gli occhi puntati su di noi. È stato imbarazzante, di colpo c’è stato un grande applauso e ci siamo trovati circondati da tantissime persone e tanto affetto.

È stato bello sentir parlare il nostro dialetto in un luogo così lontano da Ponza! Ci hanno fatto tante domande. Volevano sapere di Ponza, dei loro familiari, se tra noi c’erano loro parenti. Era la prima volta che dall’isola qualcuno andava in Argentina a trovarli e l’emozione in ciascuno era grande, vedere la gioia sui loro volti era straordinario.

Mi giravo intorno per osservarli a uno a uno e mi rendevo conto che quella sera sarebbe rimasta nei nostri cuori per molto tempo. Prima di sederci per la cena (tipicamente italiana) c’è stato il momento dei saluti, dei discorsi e dello scambio dei doni, da parte del Console Dr. Di Tullio, del Presidente del Centro Laziale Sig. Giovanni Aiello, del Presidente del Comitato Festa di S. Silverio Sig. Juan Bautista Marzocco e del Sig. Josè Conte (componente del comitato festa: la sua mamma Filomena Coppa aveva portato la statua di San Silverio in Argentina nel 1928, anno in cui è iniziata lacelebrazione in onore del Santo), e nel mio [Il discorso di Carlo è riportato alla fine di questo scritto, in Note – NdR]

Hanno consegnato ad ognuno di noi delle immagini del 78° anniversario della festa e un ritratto di San Silverio con tutte le firme dei partecipanti alla cena.

Cattura11

Io ho consegnato dei libri su Ponza, dono del nostro “maestro” Ernesto Prudente (che ringrazio vivamente per la collaborazione prestatami), degli acquerelli (base del Piano del Colore di Ponza) realizzati dall’Arch. Marcella Morlacchi di Roma, delle bellissime foto di San Silverio datemi da Don Salvatore Tagliamonte (che ringrazio anche per le informazioni che mi ha dato sui ponzesi che partirono per l‘Argentina). Infine abbiamo fatto tutti insieme una foto ricordo.

Foto di gruppo di fine cena. Ingrandimento

Foto di gruppo di fine cena: ingrandimento (cliccare)

Siamo tornati in hotel alle 3,20 del mattino.

In così poco tempo erano successe troppe cose, ma la stanchezza non riusciva ad essere più forte del nostro entusiasmo. Ognuno è tornato nella propria stanza, stanco ma soddisfatto per aver intrapreso quel viaggio meraviglioso pur se un po’ faticoso. La domenica mattina (19 novembre 2006), finalmente era arrivato il giorno tanto atteso: avremmo festeggiato San Silverio. Per noi tredici giunti da Ponza, era la terza volta nel corso del 2006: la prima a Le Forna, l’ultima domenica di febbraio; la seconda al Porto, il 20 giugno ed, ora di nuovo quasi estate, all’altro capo del mondo.

Questa festa è per ogni ponzese attesa e desiderata: ci riempie di felicità.

Dalle foto che mi aveva mandato il mio amico Leandro avevo notato che la statua di Bahia non era arricchita dai doni che rappresentano Ponza e il passato della nostra vita isolana. Così prima di partire mi ero procurato, insieme alla mia amica Margherita Aversano, una sorpresa per i nostri ospiti. Una piccola pianta di corallo, donata con gran gioia dal Sig. Aniello Romano (4) e da sua moglie Giuseppina Mazzella, come simbolo dei pescatori e del loro sacrificio per la vita di mare, mentre Rita Onorato e il marito Giovanni D’Arco hanno portato una bellissima pigna d’uva in vetro che rappresenta la fertilità della terra ottenuta col duro lavoro dei contadini. Donata da un gruppo di 10 fedeli, avevo con me una palma d’argento che raffigura il martirio che San Silverio ha subito nella nostra isola, ed infine anche un quadro che raffigura San Silverio portato da una barca, con lo sfondo della chiesa della S.S. Trinità, la Piazza Carlo Pisacane e lo scoglio Rosso.

Cattura12Il quadro è stato donato da Florentina Wallner, da noi ponzesi conosciuta come “la tedesca dello scoglio Ravia”. Il dipinto vuole rappresentare la fraternità fra le due comunità, pur così lontane.
Note

(4) Aniello Romano è uno dei grandi testimoni del rispetto che la marineria ponzese del passato aveva saputo meritarsi in tutto il Mediterraneo; pescatore, corallaro, vero uomo di mare, vede proseguire l’impegno di sempre della sua famiglia sul mare attraverso il figlio Claudio, mio amico, attualmente il marittimo ponzese ai più alti livelli professionali, appena sbarcato dalla “Costa Classica” dove la sua carriera di Ufficiale è in costante ascesa.

 

Intervento del 18 novembre 2006

Sono un rappresentante dell’Amministrazione Comunale di Ponza e sono qui, in primo luogo, per portarvi, per portare a tutti voi, qualunque sia la vostra età, nessuno escluso, il saluto di Ponza.

Il saluto della mamma lontana.
Abbiamo approfittato, io e gli amici che hanno voluto accompagnarmi in questo viaggio, della festività di San Silverio, il santo che ci tiene uniti, che tiene uniti i ponzesi, in ogni parte del mondo, per partecipare a questa vostra manifestazione.
So e sappiamo che la vostra manifestazione ha radici profonde. Essa risale ad un secolo fa, quando la richiesta di manodopera da parte di diverse nazioni, Argentina compresa, spinse il ponzese all’esodo.

I ponzesi erano troppi in ragione del poco terreno coltivabile ed erano in soprannumero per la modesta estensione marina intorno all’isola per esercitare la pesca. Possiamo ben dire che si viveva in un paese dove non c’era futuro e il presente era inaccettabile. Ponza in quel periodo, era una terra senza cielo, una terra senza domani. L’unica via per la sopravvivenza era l’emigrazione e tanti, tanti, abbracciarono questa croce trascinandosi dietro l’angoscia per aver abbandonato la famiglia e l’isola. Molti presero di mira il continente americano, Stati Uniti e Argentina, bisognoso di manovalanza.
Fu, quindi, il lavoro che spinse i vostri padri, i vostri nonni, a lasciare il loro paese, la loro isola. Il lavoro e soltanto il lavoro fu la calamita che attrasse i ponzesi, centinaia di individui, verso quelle terre che ne facevano richiesta. E presero il mare anche per l’Argentina.
Arrivarono prima gli uomini che successivamente vennero raggiunti dalle loro donne.

Furono alcune di queste donne, fra cui Filomena Coppa, Lucia Vitiello e Giuseppina Vitiello, che, partendo in gruppo, portarono con loro una statuetta di S. Silverio che le venne donata dal parroco del tempo, Don Raffaele Tagliamonte. San Silverio è il Patrono di Ponza. La sua proclamazione avvenne il 25 agosto 1772 con una solenne cerimonia celebrata dal vescovo di Gaeta, Carlo Pergamo. Dovunque c’è un ponzese c’è San Silverio. E, dato che i ponzesi sono sparsi in ogni angolo della terra, il nome e l’effige di questo santo li troviamo ovunque. Ai paesi d’Europa (Italia, Spagna, Francia) dove vi sono tante chiese con la statua di san Silverio, si sono aggiunti paesi d’oltre oceano che festeggiano questo Santo. Non possiamo ricordare, primi fra tutti, gli Stati Uniti d’America e l’Argentina. Bahia Blanca e New York, dove in questa ricorrenza sembra di stare a Ponza. Per dovere di cronaca debbo dire che in Canada vi è un paese che si chiama San Silvero pur non avendo relazione con Ponza e con i ponzesi. Una meraviglia più grande la desta il nome di San Silverio dato ad un paese della Bolivia, una terra a voi vicina.

Qui da voi in Argentina, le condizioni climatiche hanno suggerito e invogliato di festeggiare il nostro Santo nel mese di novembre. Niente di anormale e niente di scandaloso. A Ponza, nella  frazione di Le Forna, si festeggia san Silverio nell’ultima domenica di febbraio per consentire a quei pescatori che lasciavano l’isola, ai primi di marzo, per recarsi in diversi luoghi del Mediterraneo per esercitare la pesca delle aragoste, di onorare il loro Santo che da Papa, dopo essere stato cacciato dal soglio pontificio, era stato confinato nella Insula Pontiae dove presto morì. Una morte che lascia incerto il luogo dove è avvenuta, Ponza o Palmarola? La storia non chiarisce il dubbio. Essa parla di isole Palmarie.

Quelle isole che erano già state adibite a luogo di deportazione dei cristiani da parte dei primi imperatori romani.
Secondo alcuni storici papa Silverio morì di stenti. Lo storico Anastasio scrive: “lo saziarono del pane della tribolazione e delle acque del dolore“. Altri sostengono che fu il ferro ad ucciderlo e fra questi Procopio di Cesarea, uno scrittore che aveva seguito Belisario in tutte le sue campagne. Scrive: “Silverio, dopo aver vissuto, su quest’isola, una vita ricca di sofferenze e di pene, morì di ferro” e  conclude la sua cronaca affermando che: “Antonina mandò sull’isola un tale Eugenio, suo confidente ed autore di altri misfatti, che gli tolse violentemente la vita”.
Quel giorno appunto era il 21 novembre 538.

Per la prima parte leggi qui

[Da Ponza a Bahia Blanca:  appunti di un viaggio. (2 – Continua]

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