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i-12 fg scb s-01 m2-33 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

Don Luigi Coppa: ‘u preut’ d’a Russiell’

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di Rosanna Conte

 

Nel ripercorrere i fatti andati di Ponza, ci siamo imbattuti almeno due volte in questo sacerdote.

La sua narrazione dei miracoli operati da San Silverio (leggi qui) ha pungolato la curiosità di Franco De Luca e Franco Schiano e il suo intervento per costruire, nel 1935, la cappella dell’Addolorata lungo la vecchia strada che porta ai Conti (leggi qui) è stato citato da Martina Carannante in uno degli articoli sulle cappelle di Ponza..

Mai nominato parroco, lo troviamo tra i sacerdoti che aiutavano don Salvatore Tagliamonte alla fine dell’800, ed aiutante rimase fino agli ultimi suoi giorni, nei primi anni cinquanta del ‘900.

Sembra una figura poco incisiva nella storia della Chiesa di Ponza, specie se consideriamo che in quel periodo era il parroco che, assumendo la guida della parrocchia, ne decideva l’indirizzo e ne incamerava i maggiori guadagni, gestendo, come si suol dire, “il potere”.

Don Luigi Coppa, molto probabilmente, non aveva la grinta di un parroco, ma ci ha lasciato un segno della sua spiritualità e del suo alto senso del ruolo sacerdotale in una scia di libricini e opuscoli di devozione in cui, oltre ad inserire le preghiere e i canti ufficiali diffusi tra i fedeli, inseriva anche preghiere, devozioni e canti composti da lui stesso.

Basti pensare che tra le pubblicazioni che ho potuto consultare (1), accanto alla novena di San Silverio che noi conosciamo, ci sono almeno due novene, un triduo, un rosario con litania ed anche un inno scritti da lui, tutti in onore del santo protettore.

Lo spirito che caratterizza le sue preghiere è diverso da quello che riscontriamo nella novena ufficiale. La sua è la voce di un popolo credente bisognoso di aiuto, che chiede grazie e sostegno, senza soffermarsi troppo sulle benemerenze di san Silverio che, invece, sono il nucleo della novena ufficiale che don Luigi definisce popolare. E sulla stessa scia si inserisce anche La preghiera del marinaio a San Silverio di cui non avevo mai sentito parlare.

La semplicità e l’immediatezza delle sue preghiere rispecchiano una fede sincera e profonda che animava il suo servizio sacerdotale con la ricerca continua di stimoli spirituali per i fedeli.

Anche la stesura del capitoletto Vita di San Silverio Papa e Martire, pur finalizzata a diffondere notizie storiche, ha una forte connotazione agiografica perché vuole principalmente fornire esempi di vita cristiana.

Ma, c’è da chiedersi: le opere da lui pubblicate, dal libricino del 1921 all’opuscolo del 1937, scritto in occasione dei 1400 anni dell’arrivo di san Silverio a Ponza, avevano come scopo esclusivo la cura delle sue pecorelle?

La domanda nasce spontanea dopo aver letto una nota del Ricordo di San Silverio ai suoi devoti” (1937) in cui si riporta che don Luigi Coppa è autore anche di una biografia di San Silverio in due volumi e di una storia di Ponza e che: I tre volumetti accoppiati e rilegati in un solo volume, costano L. 10; essi sono vendibili unicamente presso l’autore Don Luigi Coppa, residente in Ponza (provincia Napoli). Di quest’opera, per il momento, non ho traccia, ma la nota ci suggerisce che esiste anche un aspetto economico dell’attività editorial-pastorale del nostro sacerdote, il quale, già qualche decennio prima, si rivelava un vero auto-promoter ante litteram, poiché aveva fatto stampare cartoline postali con l’immagine di San Silverio e la pubblicità del suo libricino del 1921 venduto al costo di 5 £.

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Non so se venissero spedite da lui stesso o dai fedeli del Santo, ma questa iniziativa, antecedente il 1927 perché Ponza viene indicata come appartenente alla provincia di Caserta, anticipa di parecchio lo spirito dei tempi attuali.

Don Luigi doveva essere una persona molto attiva!

Certamente pubblicare costava e, inoltre, il semplice sacerdote a Ponza non guadagnava granché: il parroco ed i coadiutori incameravano gran parte delle entrate ed ai semplici sacerdoti, che ne erano anche diversi- 4 o 5- restava ben poco. La scelta di scrivere opere di devozioni per racimolare qualche extra era pur sempre un modo onesto di guadagnare.

Il ricavato di questi guadagni non sappiamo a quanto ammontasse, ma non credo che fossero abbondanti, altrimenti ci saremmo trovati in molti ad avere i suoi libri in casa o almeno ne avremmo conservato memoria, tuttavia quello che ricavò don Luigi non deve averlo trattenuto tutto per le sue necessità, poiché, almeno in parte, l’ha reinvestito in altre opere di devozione.

La sua attività pastorale, infatti, non si limitò alla composizione e diffusione di preghiere, ma si estese alla costruzione di edicole e cappelle per le strade dell’isola dedicate all’Addolorata e al Cuore di Gesù di cui istituì le feste nel 1920 curandone la devozione, come testimonia il volumetto di più di 300 pagine Manuale di Pietà sulla Vergine SS. Addolorata con l’aggiunzione della Via Crucis e la Via Madre Dolorosa.

E le feste che organizzava erano abbastanza importanti. Nel Manuale, invitando i fedeli a parteciparvi, così descrive quella del 1923: ...vi sarà una solenne processione per il paese, come pure l’invito musicale, gli spari e gli altri segni di festa”.In singolar modo poi nel Villaggio S. Antonio vi saranno apparati di frascati, e festoni pendenti, una lunga gala di bandiere di svariati colori e di molteplici forme; vi sarà ancora l’illuminazione elettrica e gli spari continuati nelle ore di sera oltre il trattenimento della musica. Vi saranno altresì corse di zattere per mare, e giuochi allegri per terra”.

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A lui si devono l’edicola del Cuore di Gesù, sulle scale a Giancos, eretta nel 1929, quella alla S. Croce e all’Addolorata eretta nel 1930 sulla Piana alle Forna e la cappella dell’Addolorata eretta nel 1935 lungo la vecchia strada che da Santa Maria porta ai Conti.

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Almeno le prime due sono state costruite a sue spese, come attesta il capitano fascista G. F. a pagina 44 dell’opuscolo del 1937 in cui troviamo anche la notizia che sempre don Luigi aveva curato la festa  del Sacro Cuore a Giancos per 7 anni.

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Di questa festa non possediamo una descrizione scritta come per quella dell’Addolorata, ma ce ne racconta Adele Conte che l’ha vissuta da bambina.

La processione si snodava lungo le strade addobbate con festoni e, per la gioia dei bambini, c’erano le bancarelle, i giuochi, la musica ed anche i fuochi (se faceva ‘u ciucc’ ‘i fuoc’). C’era anche un palco posto sulle scale, vicino all’edicola, dove i bambini recitavano la sera precedente e il giorno della festa del Cuore di Gesù. Adele ricorda che, insieme a Maria Migliaccio (Maria i Barbett’) e a Filomena Migliaccio (ndr: sorella di Giulio Migliaccio del bar Panoramica, sposata giovanissima con un americano ed emigrata a Montevideo), ha partecipato a quelle recite, preparata con le altre dalla signorina Italia Schioppa, figlia di un avvocato che abitava a Giancos.

Per Adele il nostro sacerdote era ed è zi’ Luigin’ ‘u preut’, essendo zio di sua madre, Rosa i’ Santella (2); che in tempo di guerra, quando il cibo scarseggiava, tutte le domeniche fosse invitato a pranzo dalla nipote, che pur aveva una famiglia numerosa, ci suggerisce l’idea che forse, effettivamente don Luigi Coppa non si sia arricchito scrivendo libri di devozione.

 Non sappiamo se e quando abbia smesso di scrivere preghiere, ma certamente, ormai era diventato vecchio.

Intanto era arrivato il giovane Dies che, sulla sua scia, scriverà libri sulla storia di Ponza e su san Silverio, comporrà canzoni e costruirà la cappella della Civita sugli Scotti dove trasporterà un culto che era radicato da molti decenni sui Conti. La capacità oratoria di Dies e la sua prestante mole dominante dall’altare, paragonabili, secondo Adele Conte, a quelle del parroco Raffaele Tagliamonte, dovevano mancare a zi’ Luigino che profuse  con semplicità la sua fede e la sua vocazione pastorale in edificazioni, libri e feste che la guerra e la seguente modernizzazione hanno lasciato sbiadire nella memoria dei suoi compaesani.

Note
(1) Vita-Novena e Triduo in onore di S. Silverio Papa e Martire, Napoli 1921; Manuale di Pietà sulla Vergine SS. Addolorata con l’aggiunzione della Via Crucis e la Via Madre Dolorosa, Napoli 1930; Ricordo di San Silverio ai suoi devoti, 1937.

(2) Don Luigi, come Santella, la madre di mia nonna, era figlio di Maria Piro, detta la Russiella per i suoi capelli rossicci e per la facilità con cui si infervorava nelle discussioni.

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