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Gli immigranti da Ponza a Ingeniero White: una vita persa tra il tempo e la distanza. (2)

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di Patricia Sandra Feola

 

Per la prima puntata, leggi qui

PARTE I

La difficile scelta del posto
C‘erano anni di crisi, l‘Italia attraversava una difficile situazione economica, mancanza di lavoro, alcuni mestieri stavano scomparendo a causa degli avanzi tecnici e l‘industrializzazione, tasse alte, insicurezza, conflitti sociali, scioperi nelle fabbriche, violenza, epidemie, ecc.
Già nella casa della famiglia Feola incominciava a sopravolare l‘idea d‘immigrare, e quindi attraversare una tappa di risparmio estremo, nonostante la povertà esistente nel popolo, sarebbe il modo di avere il denaro per iniziare la traversata.
Dei tre maschi e due ragazze che erano i fratelli Feola, gli uomini sono andati negli Stati Uniti, con qualche moneta in
tasca, senza sapere più che la propria lingua.

Sono restati lì un tempo, ma hanno visto che non era un paese sicuro per le donne neanche per i ragazzi. Poichè dal motivo per cui gli Stati Uniti, anni prima del 1924, non erano paese adatto per le donne (perché erano prese per lavorare al servizio di
qualche padrone nella loro casa, come una specie di “schiava”), è stato il motivo per cui solo Luigi è rimasto lì.

Aniellantonio e Silverio non volevano correre il rischio e sono tornati nuovamente in Italia, ma sempre con il pensiero di cercare un altro posto. Aniello ha preso un altro lavoro, faceva tutto e più per prendere denaro, ed è stato cosí che si è arruolato per un tempo in una barca di carica facendo viaggi verso Giappone.
Nel 1927, appena 3 mesi della nascita della piccola Rita, Aniellantonio torna un‘altra volta al mare, con una fissazione nella testa: Argentina, di cui ascoltava parlare come un paese sicuro. In questo momento l‘Argentina non metteva ostacoli all‘immigrazione e attraversava un periodo di grande fortuna economica e culturale.
Quasi sempre il viaggio lo negoziava “un agente”, con filiale a Buenos Aires.

Però se già esistevano parenti si evitava l‘intervento. Esisteva una rete ben organizzata di contatti che gli immigranti potevano utilizzare (e di fatto utilizarono, attraverso gli amici).
L‘Argentina sembrava lontana, soltanto le poche righe arrivate ogni tanto da qualche conoscente gli ha dato il coraggio di andare.. era un gran paese, e per quello che si raccontava dava la possibilità di lavorare tanto la terra come il mare, o per quelli che avevano un mestiere la possibilità di fare un negozio e offrire il loro servizio. L‘indice di persone senza occupazione in Argentina era basso. Tutti quelli che ingressavano con voglia di lavorare di sicuro ne trovava uno. L‘obbietivo era sempre lo stesso: avere un lavoro, cibo ed essere proprietario di un pezzo di terra per avere un tetto; il principale era il bisogno di  tranquillità che in Italia si stava perdendo.

 

Richiesta destinata al Municipio di Ponza, domandando si esistevano mandati di cattura o processi penali.

A sinistra, richiesta destinata al Municipio di Ponza, domandando
si esistevano mandati di cattura o processi penali.

Povertá, miseria, si sentiva nell‘aria come conseguenza della prima guerra e delle epidemie di collera.
Ed erano già quasi alla porta di una nuova guerra.
Si doveva fare la richiesta al comune per autorizzare la possibile uscita, verificare che non esistevano antecedenti penali. Attraverso la “Certificazione Penale“ si confermava che non c‘erano divieti per l‘uscita.

Si osserva, all‘inizio della pagina seguente, il passaporto Nº 2921, a nome di Aniellantonio con i francobolli corrispondenti e perfettamente timbrato e autorizzato al momento dell’uscita da Napoli. In quel momento non esisteva una scadenza di 1 anno, come osserveremmo più avanti nel passaporto della moglie, Agata, come conseguenza delle leggi sancite dal regime fascista che voleva limitare al massimo le partenze degli emigranti.
Nel passaporte c‘era un cartellino che diceva:

“Lasciare il proprio paese per andare a lavorare in terra straniera
è sempre un fatto importante e pieno di conseguenze per chi emigra,
per la sua famiglia, per la Patria..”

Fronte e retro del passaporto originale usato da Aniellantonio Feola. Si osserva: data, luogo di nascita, professione e il paese destinato. Venivano anche identificati i dati dei genitori, e un blocco con le caratteristiche fisiche dell‘utente.

Fronte e retro del passaporto originale usato da Aniellantonio Feola.
Si osserva: data, luogo di nascita, professione e il paese destinato. Venivano anche identificati i dati dei genitori,
e un blocco con le caratteristiche fisiche dell‘utente.

 

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Autorizzazione di uscita in cui il Tribunale certifica che la richiesta risulta “nulla”; senza carichi pendenti.

..e continuava un listino con delle raccomandazioni e altri informazioni utili:

• sapere del clima, l‘idioma, la possibilità di occuparsi e dell‘esistenza d‘istituti di assistenza italiani.
• le formalità necessarie per ottenere il passaporto e altri documenti.
• conoscere la Compagnia di navigazione, porto d‘imbarco, nome del piroscafo, la partenza e giorno di arrivo e quantità di giorni di viaggio.
• cambio della moneta, per evitare cadere vittime di sfruttatori di emigranti.
• non precipitare le vendite dei propri beni, mobili, e altri effetti; attendere, per farlo, di essere sicuro di poter partire.
• fare visita dall‘Ufficiale sanitario del paese, che si faceva gratuitamente. Se esistevano malattie organiche o contagiose, gli poteva negare l‘imbarco.
• la raccomandazione di non portare nei bagagli oggetti preziosi, denari, cibarie o materie liquide.
Mettere di maniera visibile un paio di cartellini con il proprio nome, cognome e indirizzo.
• portare nei bagagli biancheria pulitissima e, in quanto sia possibile abiti nuovi.
• se si partiva in comitiva, potevano ottenere dal Sindaco una tariffa ridotta.
• potevano, anche, ottenere tariffe ridotte anche da soli, verso paesi europei e mediterranei.
• durante il soggiorno nella città, dove prendevano imbarco, (Napoli, Genova, Bardonecchia), procurassero di essere in compagnia dei suoi paesani ed evitare persone che offrissero delle loro amicizie.
• avere poche monete in tasche, e il rimanente lo cambiassero in cheque a mezzo dell‘Ispettorato dell‘emigrazione.Questo denaro gli era restituito, all‘arrivo, in monete locale.
• nel giorno d‘imbarco aspettare, composto e disciplinato, il turno di visita sanitaria, fatta dalla speciale Comissione incaricata di verificare lo stato di salute di tutte le persone che prendono imbarco.
Così impedire la partenza degli ammalati.
Nel viaggio:
• essere puliti, non sporcare, leggere. Si astengano di giocare e di prendere alcoole, rifuggere dall‘ozio, piuttosto dormire.

 

Gli immigranti da Ponza a Ingeniero White (2) – Continua]

 

 

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