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Palmarola, o della libertà (2)

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di Sandro Russo
Palmarola. Da Ponza. Pp. Spartium junceum

 

Insomma eravamo ‘isolati’ e non potendo andare per mare cominciammo ad esplorare l’isola…

Che era (ed è ancora!) meravigliosa anche per terra, con le sue prospettive viste tante volte dal mare, ma mai con l’angolazione dall’alto in basso; come l’impegnativa salita sul monte Tramontana, fino a vedere la Cattedrale dall’alto: una vista sconvolgente, specie per chi soffre di vertigini!

Cattedrale . Panoramica. Foto di V. Ciannamea

Panoramica della Cattedrale dal mare (foto di V. Ciannamea). …No foto? Ahi ahi ahi! Ma durante quell’escursione non avevamo le scarpe, figuriamoci le macchine fotografiche!

La spiaggia dall'alto

La spiaggia dall’alto

Scoglio di S. Silverio e Monte Tramontana

Scoglio di S. Silverio e Monte Tramontana in fondo

Scoglio di S. Silverio e Galere e Piatti

Scoglio di S. Silverio, le Galere e Piatti

Scoglio di S. Silverio, le Galere e Piatti

Cattedrale. Parete

Cattedrale. Parete

Il passaggio di Tramontano oltre la Cattedrale

Il passaggio di Tramontano oltre la Cattedrale

E  l’attraversamento dell’isola per il lungo, da capo Tramontana al monte Guarniere (‘u pizz’ Cannone), all’estremità opposta, che prendendo a sinistra sul versante verso Ponza offre una gran vista sulle rocce bianche di Vardella e di Cala Brigantino, mentre deviando verso destra guarda sui Faraglioni di Mezzogiorno e premette uno sguardo d’insieme al versante di Ponente dell’isola.

Scoglio Suvace e Cala Brigantino, Sfondo Ponza

Scoglio Suvace e Cala Brigantino

Cala Brigantino

Scoglio Suvace

Scoglio Suvace e Cala Brigantino

Da Palmarola Zannone e Ponza

Verso Ponza

Vista verso Ponza e (sotto) verso Mezzogiorno

Vista verso Mezzogiorno

Veduta dal Monte Guarniere

Veduta dal Monte Guarniere

'U Pizz' Cannone

Monte Guarniere e 'u pizz' Cannone

‘U Pizz’ Cannone

Parte dello scoglio di Mezzogiorno dall'alto. Pianta a dx pp Thymelea hirsuta

Parte dello scoglio di Mezzogiorno dall’alto. Pianta in primo piano a dx Thymelea hirsuta

L’escursione fu fatta tra cespugli e rovi in costume da bagno o poco più, con le infradito ai piedi, da cui uscimmo “ecce homo”, graffiati e trafelati. Accompagnati dai gabbiani che volteggiavano in alto e dalla vista del mare il basso, di chiaro azzurro spumeggiante di creste bianche perché c’era sì cattivo tempo e vento, ma anche il sole!

'A chian'u viaggio

'A chian'u viaggio dall'alto. Part.

‘A chian’u viaggio

L’isola era poverissima, in realtà: neanche fichi d’india… Ci chiedemmo perché senza trovare allora una spiegazione; lo apprendemmo dopo… Prima ce n’erano, poi le capre lasciate libere sull’isola ne avevano fatto strage fino alla quasi completa scomparsa [lo stesso sta succedendo ora a Ponza nella zona del Monte Guardia, con le capre in libertà senza alcun controllo – NdR].

La zona Monte Guardia prospiciente il Faro della Guardia

Il dirupo di Monte Guardia prospiciente il Faro della Guardia, ora colonizzato dalle capre; sotto particolare della parete, quando c’erano ancora i fichi d’India (cliccare per ingrandire)

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Quindi, anche per noi ben poco da mangiare: solo lucertole e more (e topi la notte). Scartati gli animali – non eravamo alla fame fino a quel punto! – ci buttammo sulle more, che però sono un frutto stucchevole dopo un po’.

Ma utilizzando quel che rimaneva delle nostre provviste, ci inventammo il “Reale pasticcio di more”. Nell’idea originale doveva essere una specie di crostata: ci erano avanzati farina, zucchero e qualche limone… Preparammo la pasta, versammo le more ben zuccherate e insaporite col limone e coprimmo con altra pasta. Come forno una buca, ad imitazione di quelle che i pastori sardi utilizzano per fare l’agnello: praticamente scavammo un buco in cui facemmo un gran fuoco; le pietre sul fondo e alle pareti avrebbero mantenuto il calore e la teglia (che aveva contenuto un vero dolce delle zie) con il nostro ‘dolce’ era ben avvoltolata (ci sembrò) tra i ramoscelli di mirto.
Si copre con altre frasche e si aspetta (mai abbastanza, nel senso che il rischio non è l’eccesso, ma il deficit di cottura: questo l’abbiamo scoperto dopo!).
Tempo di esecuzione della ricetta: più di mezza giornata!

Quando ritenemmo che fosse passato abbastanza tempo, con una fame acuita dall’attesa, portammo alla luce il tutto e… delusione! La cottura non era avvenuta nel modo che ci aspettavamo e l’insieme era crudiccio, appena mangiabile… ma l’abbiamo lo stesso mandato giù (dopo aver tolto un po’ di terriccio che c’era finito dentro) perché avevamo proprio tanta fame!

Sopravvivemmo. Poi il cattivo tempo finì e tornammo alla vita civile.

Durante il viaggio di ritorno col fedele gommone, sbattuti tra le onde della chiena ’i mare che residuava dal maltempo dei giorni precedenti, non pensavo che quei giorni mi sarebbero restati nella mente per sempre, e sempre avrei associato quell’isola, quel mare, alla giovinezza e alla libertà.

 

[Palmarola, o della libertà. (2) – Fine]

Per la prima parte, leggi qui

 

Appendice sul mezzo vettore

Il Mercury 4,5 Hp, dopo essere stato sommerso da una mareggiata (sempre a Palmarola, ma in un’altra occasione) fu smontato pezzo pezzo e (non troppo) pazientemente rimontato da Silverio ’i Maurino (ancora grazie!) per finire – gloriosamente o ingloriosamente non di sa – nel parco motori di Domenico, nel “Diva Luna Inc.” ai suoi esordi.

Lo scafo Zodiac Astral 360, onusto di storie e di gloria, di anni e di rattoppi, è stato aperto ‘come una cozza’ e riciclato come rivestimento di uno stagnetto per piante acquatiche e ranocchie a Lanuvio (Castelli romani) dove ora vivo, ma nelle giornate di levante (anche lui) ancora sogna Palmarola…

Stagno a Lanuvio

Piccolo stagno di Lanuvio con giacinti d’acqua: lungo il bordo si vede il grigio del vecchio gommone riutilizzato come parete e fondo del bacino

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1 commento per Palmarola, o della libertà (2)

  • Adriano Madonna

    Caro Sandro,
    la tua storia è bellissima e fa ricordare anche a me tante cose della mia giovinezza.
    Ho un solo rammarico: io non ho mai visto “Palmarola dall’alto”. Avrebbe dovuto accompagnarmi Ernesto Prudente, così eravamo d’accordo, ma… non abbiamo fatto in tempo. Mi riprometto, comunque, di andarci presto, appena mi sarà possibile e mi farebbe piacere che mi accompagnaste voi di Ponzaracconta, che Palmarola l’avete vissuta nei vostri anni verdi.
    Perché non ci facciamo una capatina tutti insieme? Magari in una bella giornata fuori stagione, quando l’isola riacquista il massimo della sua fiabesca realtà?

    Un caro saluto

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