Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

a1-12a h-17 c1-16 ponza-cala-feola-sottocampo-raffaele-sandolo-con-la-nonna-avellino-maria-moglie-di-emiliano-sandolo-1955 1024325313b arrivo-in-spiaggia

L’aquilone non è il maschio dell’aquila

Condividi questo articolo

Aquilone-3di Gabriella Nardacci

.

Ultimamente mi sono addentrata nello studio della memoria e in particolare, sulla “poesia della memoria”. E’ stato un momento in cui, con altre persone, ci siamo soffermati a ricordare alcuni poeti e le loro poesie.
Leopardi, Foscolo e Pascoli sono stai i protagonisti della nostra interessante chiacchierata.
Non so bene perché, ma i ricordi delle loro poesie, si sono fissati nella nostra memoria e forse un po’ hanno influenzato il corso della nostra vita poiché, abbiamo conosciuto le loro opere in un periodo in cui la giovinezza ci trasformava in adulti pronti a tirar fuori la nostra rabbia e predisposti a comprendere le loro stesse inquietudini.

Tra i libri

Così è venuto fuori un verso foscoliano; abbiamo recitato insieme ‘L’Infinito’ di Leopardi quasi fosse una preghiera e disquisito, dopo, sulla posizione della siepe, mentre su Pascoli qualcuno ha ricordato la poesia ‘La Befana’ che nella nostra memoria si ferma dopo pochi versi …ma che andando avanti parla anche di una madre e tre lettini e di povertà.
Abbiamo ricordato sospirando la triste ‘La cavalla storna’ e scartabellando una vecchia antologia letteraria, nascosta tra le sue pagine, c’era anche la poesia ‘L’aquilone’.

Nessuno di noi la ricordava tutta. Anche questa è una lirica della memoria e ricorda la morte di un caro amico del Pascoli. Ci ha lasciato un po’ tristi questa chiacchierata e come per un film o un libro la cui fine è, come non avremmo voluto, così quella poesia è rimasta un po’ nei nostri pensieri.

Aquilone-3

Sulla spiaggia, nell’estate appena trascorsa, la poesia del Pascoli mi è tornata in mente. Alcuni aquiloni, coloratissimi, erano fissati con un lungo filo allo steccato dello stabilimento e ora qua ora là, svolazzavano contro il cielo.

I bambini dicevano che sembravano uccelli dei tropici… mentre a me davano l’impressione di graziosi ed enormi pesci volanti. L’immagine captava lo sguardo e i ricordi hanno preso il sopravvento.

Era un unico aquilone quello che potevamo far volare: formato da due aste sottili di legno incollate a croce, con un po’ di stoffa, che non era di seta come quella che usano oggi e un filo lunghissimo. Correvamo sui prati cercando di farci spingere dal vento e un po’ per uno, giocavamo con esso. Quell’aquilone difficilmente si librava nell’aria ed erano più le volte che perdevamo tempo a riavvolgere il filo e a raccoglierlo tra i rovi o nel fango che le volte in cui ci dava soddisfazione. Alla fine del gioco, quell’aquilone sembrava tornasse, sfinito e irriconoscibile, da una guerra. Lo pulivamo per bene e lo riponevamo in una scatola, pronto per altre corse. Ci piaceva quel giocattolo fatto in casa perché ci dava la sensazione del volo.

Ho provato una tenerezza indescrivibile per quel giocattolo così povero e diverso da quelli che si usano oggi.

Oggi ce ne sono di diversi: dagli statici agli acrobatici, da quelli a trazione a quelli gonfiabili e tanti altri ancora. Dalla lontana Cina, terra d’origine sono arrivati in India, Polinesia, Nuova Zelanda fino in Europa.

L’aquilone si presta a usi militari, a scienza e tecnologia, trazione e non per ultimo perché ultimo, per spettacolo e divertimento.

Ce ne sono di diverse dimensioni ed è consigliabile che quelli più grandi siano utilizzati dai bambini insieme agli adulti.

Sono nati club e si tengono festival nel mondo e anche qui, in Italia come a Ferrara, Castiglione del Lago… da Cervia fin sulla Spiaggia dei Maronti a Ischia  che quest’anno darà vita al 1° Meeting internazionale degli artisti del vento (leggi qui), e anche a Urbino…
Mi piace pensare che, in quest’ultima città nominata, ci sia lo zampino del buon Pascoli perché ‘L’aquilone’ del poeta si libra nei cieli di Urbino in una giornata particolare, mite e leggermente ventosa. L’aria giusta per far volare gli aquiloni. Ed era una mattina senza scuola e con tutti i compagni che nel vento facevano volare il loro aquilone e con esso pareva volassero anche loro.

Aquilone. Bambino

Bastava una ‘virata’ del vento e gli aquiloni andavano di sbieco accompagnati dalle urla felici dei compagni soprattutto di uno di loro cui il poeta era legato e che morì.

“S’innalza; e i piedi trepidi e l’anelo
petto del bimbo e l’avida pupilla
e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla
lassù lassù…Ma ecco una ventata
di sbieco, ecco uno strillo alto… – Chi strilla? –

Sono le voci della camerata
Mia: le conosco tutte all’improvviso,
una dolce, una acuta, una velata…

A uno a uno tutti vi ravviso,
o miei compagni! E te, sì, che abbandoni
su l’omero il pallor muto del viso.

Sì: dissi sopra te l’orazioni
e piansi: eppur, felice te che al vento
non vedesti cader che gli aquiloni!…”

Non entro nel concetto della morte vista da Pascoli perché questa è un’altra storia.

Ritorno nel “vento che spinge gli aquiloni”. Per associazione d’idee, penso alle gare di aquiloni di Amir e Hassan, amici inseparabili appartenenti a etnie e classi sociali differenti nel film e libro “Il cacciatore di aquiloni”; m’intenerisco nel pensare alla necessità intrinseca di ‘volare’ che anche il bambino ha e alla dolcezza del ‘fanciullino’ che è ancora nell’adulto e che spero alberghi fino alla fine; mi piace pensare a una delle possibili conclusioni de “Il piccolo principe” che svolazza come un nastro appeso a volo di uccelli e trasmigra in un altro mondo.

Piccolo principe. In volo

Senza volerlo, a volte, alcune conversazioni partono da un punto e arrivano in un altro… Così come fanno gli aquiloni se li lasciamo andare dove il vento li porta.

Avevamo da poco finito un lavoro sugli animali, a scuola. Fra questi abbiamo parlato anche dell’aquila. Dopo la ricreazione, abbiamo preso in esame il discorso sui giocattoli di una volta ed io ho chiesto se avevano giocato, qualche volta con un aquilone.

Un bambino, probabilmente, ancora preso dalla lezione di scienze ha detto: “Ma chi? Il marito dell’aquila? – suscitando l’ilarità degli altri. Accortosi dell’errore, ha subito precisato: “Maé’… lo so che l’aquilone non è il maschio dell’aquila ma è un giocattolo che il vento spinge e che ti fa correre”…

Aquiloni-pronti-al-volo

 

 

 

 

 

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.