Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

i-32 v-10 ss07 108 corrida20 L'ingresso pricipale delle grotte di Pilato presso il porto

“Parole scalze”, raccolta di poesie

Condividi questo articolo

di Gabriella Nardacci

 

Siamo sempre orgogliosi  e felici quando qualcuno dei nostri collaboratori, nel tempo diventati amici, giunge a quell’atto conclusivo di un percorso che è la pubblicazione di un libro.
Con Gabriella abbiamo dovuto molto insistere per passare la notizia su Ponzaracconta. Ecco la copertina della sua più recente raccolta, insieme alla Prefazione e a quattro poesie che ne fanno parte.
S. R.

 

A Maenza, nel giardino del castello medievale, martedì 4 agosto 2015, ore 21.00, è stato presentato del libro di poesie “Parole scalze” di Gabriella Nardacci, con Jeph Anelli, Sandro Trani, Luciano Nardacci e altre centinaia di persone…

Parole Scalze

Prefazione

Nei racconti, così come nelle poesie, l’autrice usa spesso parole ‘che arrivano in punta di piedi e ti parlano sottovoce’ come in ‘Parole scalze’ che è un piccolo manifesto della poetica di Gabriella Nardacci. La sua è una voce sottile e mai invadente che imprime lentamente e con intensità l’emotività del lettore che non può far altro che dare spazio a sensazioni senza nome, a emozioni universali, colte da un punto di vista e da una prospettiva assolutamente inediti.

Il tono è sempre confidenziale e familiare e chi legge riconosce la sua voce, anche se la sente per la prima volta.

Per questo, quando si chiude un suo scritto, o si legge un suo ultimo verso, si rimane con la sensazione di una carezza amorevole che comprende la nostalgia e non ne giudica il contenuto.

Ogni volta che c’è un vuoto, un desiderio non esaudito, una domanda senza risposta, le parole dei suoi versi diventano il taumaturgo che tutto cura. E così, il dolore si disperde e non rimane mai fine a se stesso.

E’ la poesia vera e propria, quel ritmo simbolico che tutto oltrepassa nel suo potere infinito, con parole ‘più libere della libertà’ come lei stessa le definisce e che spesso ricorrono nei suoi versi.

Il viaggio, il mare, le stelle, la famiglia, gli amici, la terra, la città e il paese; è con questa semplicità semantica che l’autrice ci avvicina a sé, alla sua storia, al suo cuore pulsante, desideroso di più possibilità di quelle che vengono date agli esseri umani.

I simboli, le figure retoriche, il lessico e la metrica dei versi sapientemente ci riportano al ritmo della vita, incessante, come il moto del mare, e conducono in quella sensazione di ‘vita’ che si prova da bambini, una condizione mai anagrafica, ma emotiva, una condizione da cui l’autrice sa entrare e uscire liberamente, ogni volta che vuole, ogni volta che ‘respira l’aria del mare’ e ci concede di farlo con lei, saltellando da una rima all’altra.

Anche nelle composizioni più drammatiche, ci lascia sempre una via di fuga, come in ‘senza le stelle’, vero e proprio gioiello incastonato tra il lutto e la speranza, tra il pianto e la memoria. Ma anche qui ci fa respirare e concede una chance al male di vivere perché a metà della seconda quartina, mentre tutto sembra fermo e immutabile, ‘qualcuno racconta per strada una storia’.

Nei suoi versi si racconta anche la storia dell’amore non corrisposto, non a causa di un amante sprovveduto, ma del desiderio di amore stesso. Un amore fortissimo che grida forte e che è così potente da non sembrare all’altezza di nessun amante umano.

Ma la poesia dell’autrice è appunto un taumaturgo che supera ogni ostacolo e sembra capace di poter plasmare un amante perfetto e naturale: solo il mare, infatti, sembra poter accogliere, contenere e cullare un così potente desiderio di amore puro. Ne ‘l’infinito’, per esempio, l’uso di parole passionali e innamorate, gioiose e rassicuranti e sensuali, sono tutte per questo amante perfetto, il mare: ‘la meraviglia’, ‘l’orizzonte è di fuoco’, il pensiero che di fronte a questo paesaggio serale ‘vibra’.

Tante, infine, sono le poesie leggere, quelle in cui si respirano il sole e la dolcezza dei ricordi. Queste, dimentiche di sogni e nostalgie, avvolgono le orecchie di chi legge di un suono rassicurante e intimo, come quello della voce delle amiche, ‘quattro farfalline bianche’ che ‘svolazzano leggere chiacchierando’.

Alla fine di questa raccolta si trova sempre il sole, un lieto fine mai scontato, conseguenza di una scelta coraggiosa, di una poetica che, sempre, preferisce ‘annusare la primavera’ e fare lo sberleffo a un inverno che è ‘pavido’.

Una presa di posizione, dunque, alla fine di un viaggio travagliato, spesso pregno di sofferenza e solitudine, che sceglie e intende spudoratamente un amore incondizionato per la vita, un amore vero, perfettamente descritto in ‘così ti amo’, ‘che ama anche senza di te’.

[Giulia Laruffa – giornalista]

Parole scalze

Le mie parole sono scalze…

arrivano in punta di piedi e ti parlano sottovoce

vogliono insegnarti il colore dei sogni

e tu, amore, dimmi che le ascolti…


Le mie parole sono scalze…

si fanno largo tra i tuoi pensieri amari per arrivare al tuo cuore

morbide come i miei seni

lascive come la passione

pure come la nascita

e tu, amore, dimmi che le respiri…


Le mie parole sono scalze…

accarezzano la tua mente

leggere come nuvole appese ad un filo di seta

profumate come fiori d’arancio nei giardini d’oriente

promettenti come le notti di S. Lorenzo

e tu, amore, dimmi che le imprigioni…


Le mie parole sono scalze…

arrivano davanti a te, nude e vibranti come il piacere

timorose come un bimbo che chiede perdono

afferrano le tue mani e guardano nei tuoi occhi.

Sono giallo… sole

sono rotonde… palla

sono azzurro… mare

sono acqua da bere e pane da mangiare

sono porto dove attraccare e isola dove riposare.


Le mie parole sono scalze e solo per te

le rendo più libere della libertà.

E tu, amore, dimmi le tue

ma vestile di calzari.

 

Le amiche

Quattro farfalline bianche si son date appuntamento

svolazzano leggere chiacchierando

a una a due a tre e infine a quattro

e sento che di me dicon ridendo.

Le vedo che parlottano tra loro

intorno al noce al fico e al melograno

a una a due a tre e infine a quattro

vicin vicine che par si dian la mano.

E girano felici intorno alla mia testa

Rubandomi le ali della fantasia

a una a due a tre e infine a quattro

si librano nell’aria e se la portan via.

 

L’infinito

E’ il mare calmo

della prima sera

che arriva a spianare

la piega dell’anima mia.

Apre i miei occhi alla meraviglia

ed i miei piedi

a passi felpati

camminano fin dove

l’orizzonte è di fuoco.

Osservo intorno e m’incanto

e il mio pensiero vibra

di fronte all’infinito.

 

Crepuscolo

Eccolo il crepuscolo

si fonde con l’autunno e ammanta l’animo.

I miei pensieri sono come foglie rosse

e svolazzano al vento persi e leggeri

come se di sogni fossero forieri.

 

Lungo il sentiero fino al mio cancello

tra rose d’inverno e peonie rosa

sento arrivar la mia malinconia.

Infreddolita e stanca

sfiorerà i miei fiori ed ogni altra cosa.

 

Eccola entrar ora dentro la mia stanza

lenta e lieve posa la mia testa sul cuscino

chiude vibrando le persiane

sospende il tempo ed isola lo spazio

canta una canzon d’amore piano piano

e m’addormenta sentendoti vicino.

 

Non è tristezza amor mio…

E’ un volo radente, saggio e discreto

nel crepuscolo del mio tempo.

Crepuscolo

Condividi questo articolo

Devi essere collegato per poter inserire un commento.