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Intervista a Sang’ ’i Retunne, fenomeno ponzese. (2)

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a cura della Redazione
Giordano Bruno. LA statua a Campo de' Fiori in Roma

 

“Cominciò a scrivere per scherzo, poi ci prese gusto..!”
Non è la prima volta che veri
talenti letterari emergono per caso.
Continuiamo, su un altro registro, l’intervista a Sang’ ’i Retunne…

 

Malu mast’ song’, mali fierre teng’,
nun me chiamate ca i’ nun veng’
[Detto popolare]

 

Domanda – Già eri conosciuto su Fb quando hai avuto la proposta di scrivere per Ponzaracconta; cos’hai pensato e in base a quali valutazioni hai accettato?
Risposta – Tutto è riconducibile al carattere della gente di mare: diciamo che l’istinto pioneristico e avventuriero mi ha spinto ad accettare. Nel passato, anche prossimo, nella nostra comunità lo stesso spirito ha fatto vittime; ma, accertata la sicurezza di chi mi accoglieva e mia, ho accettato.

D. – Da quali precedenti esperienze di scrittura venivi? Come e dove incubava questo tuo – chiamiamolo così – genio satirico?
R. – A parte le solite battute da bar o i dibattiti durante le infinite ore di navigazione Formia-Ponza e viceversa, non ho avuto mai nessuna vera esperienza artistica. Tanto meno di scrittura. L’opportunità che dà il sito a tutti di esprimere il proprio pensiero, naturalmente nei limiti del rispetto altrui, mi ha spinto a scrivere quello che tutti i ponzesi in fondo pensano e non dicono.
Il maestro indiscusso dell’ironia ponzese fu Ciccill’ ’i Maistà. Chi lo ha conosciuto può confermare che fu un vero genio satirico. Ecco, diciamo che lui è stato il mio ispiratore.

D. – Hai cambiato registro di scrittura, passando da un mezzo all’altro? (da Fb a Ponzaracconta)
R. – Come ho già espresso nella prima parte dell’intervista, Facebook è una piazza di “anarchia controllata”. Là può succedere di tutto e, di solito, ciò che non è buono prevale su ciò che è ‘meno non buono’: tutto è in evoluzione e niente è dato per scontato. Creare un personaggio per un sito ufficiale come Ponzaracconta è ben altra cosa. Su Fb il personaggio inventato è vero, lotta in prima persona, viene “colpito”, bloccato, cacciato; qua il personaggio appartiene alla Redazione, è parte di una ‘fabula’ e, come tale, gode di protezione.

D. – Quali sono i tuoi meccanismi dell’ispirazione, il suo laboratorio delle idee? Come nasce la storiella di Sang’ ’i Retunne del venerdì?
R. – Il personaggio esiste da quando esistono i ponzesi; la mia funzione è stata solo di averlo animato e messo alla ribalta, col disappunto di qualcuno convinto che “i panni sporchi si devono lavare in famiglia”. Il giorno della pubblicazione è stato deciso di concerto con Rita che, giustamente, ha suggerito il venerdì quale giorno del pesce.
Le storielle nascono dalle gioie, dalle preoccupazioni, dai timori e, soprattutto, dalle angosce di tutti i giorni. Elementi, questi, che si percepiscono ovunque viva un ponzese. Certamente il posto dove ogni percezione è massima è il bar che, come un’agorà, è il luogo delle massime decisioni e delle sentenze inappellabili.

D. – Puoi spiegare in modo semplice la scelta dell’anonimato? Molti l’hanno criticata. Pensi che sia funzionale al messaggio che vuoi dare?
R. – Credo che chi ha criticato l’anonimato di Sang’ ’i Retunne non conosca le regole dell’editoria. Un personaggio di fantasia è a tutti gli effetti di proprietà di chi lo pubblica. Pertanto giuridicamente non è anonimo.
Diverso è un autore anonimo che, liberamente, si inserisce e scrive su un sito. Infatti, in questo caso, l’anonimo esprime il proprio pensiero lasciando alla redazione le responsabilità di ciò che liberamente ha scritto senza firmare. Sono due mondi esattamente opposti. Giggino appartiene alla redazione, l’anonimo scrittore solo a se stesso.
L’anonimato nasce soprattutto per evitare il radicato pregiudizio di cui noi ponzesi siamo vittime, spesso inconsapevoli. Sono convinto dall’esperienza che se io avessi rivelato l’identità dell’autore di Giggino – Sang’ ’i Retunne, molti per partito preso non solo non l’avrebbero letto, ma l’avrebbero addirittura osteggiato. Invece, nella situazione attuale, ricevo critiche inconsapevoli e delle volte feroci proprio dai miei più stretti parenti (che non sanno) ed elogi da persone “lontane” da me e, diciamo, in un certo senso di opinioni opposte alle mie. Un personaggio scomodo e ‘puro’ qual’è Giggino, ha bisogno di apparire senza filtri e senza condizionamenti sociali o politici.
Giggino deve stare al di sopra delle fazioni e delle frazioni, non può essere oggetto dell’“a chi appartieni”?

D. – Ti diverti o soffri a scrivere, specialmente in relazione ad un appuntamento fisso, settimanale, da mantenere?
R. – Quando scrivo, rido soffrendo. Sembra una contraddizione, ma è la verità. Le nostre miserie fanno male solo a pensarle, figuriamoci a scriverle con una vena sarcastica. So benissimo che alcuni, quando leggono le disavventure del venerdì, si arrabbiano molto, reagendo a chi li offende e mortifica. La loro è una giusta reazione, istintiva ma che poi conduce ad ammettere la fondatezza di certe osservazioni. Infatti è successo che, dopo un loro primo sfogo, mi abbiano scritto su Facebook in privato, invitandomi a non mettere in evidenza le nostre vergogne.
L’appuntamento del venerdì è un impegno che non conosce ‘se e ma’: occorre farlo e basta. La gente lo aspetta… e come! Al bar, il venerdì mattino ci si riunisce apposta e a Giggino viene dato un nome, alle storielle un senso e ad Assuntina una ragione.
Nemmeno a dire che si fa in un attimo: ogni storiella ha una genesi articolata, meditata, direi sofferta, non nasce di istinto; insomma non è casuale. La Redazione, poi, è esigente e precisa.

D. – I tuoi personaggi esistono nella realtà?
R . – Esistono tutti ed in molti casi anche le vicissitudini da loro vissute. Naturalmente i nomi sono diversi e quanto raccontato viene portato alla massima esasperazione.

D. – Sulla ricaduta sociale dei tuoi scritti, nell’intervista precedente, sei stato vago (diciamolo!). Allora cambiamo soggetto: che ricadute personali ne hai avuto (in negativo e/o in positivo)?
R . – Personalmente ho subito degli affronti, non come autore dei personaggi in questione, ma come ponzese verace. Un paio di volte mi è stato detto: “si’ pegg’i Giggin’ ’i Sang ‘’i Retunne”. Non saprei se esserne contento o amareggiato. Per il resto, a parte “i blocchi” subiti su Facebook che mostrano il livello di scarsa democrazia e di enorme debolezza di chi vorrebbe uniformare il pensiero di noi tutti, non ho avuto particolari problemi.
Forse questo accadrà, probabilmente con un rogo in Piazza Pisacane, quando rivelerò la mia identità. Perché ciò avverrà. Ma questa è un’altra storia…

D. – Pensi in un prossimo futuro di rappresentare in pubblico o di raccogliere in un libro i tuoi ‘siparietti’?
R . – Non spetta a me deciderlo anche perché non ne sarei capace. Lascio agli esperti scrittori e commediografi ponzesi l’iniziativa. Semmai potrò dare loro qualche suggerimento e, se necessario, la “malleva” per rinunciare ai diritti d’autore. Certo sarei felice ed onorato se proprio questo sito se ne facesse promotore.

D. – Come vedi il futuro?
R . – Per mia natura il futuro non esiste: di sicuro ci sono il passato ed il presente. Pertanto occorre muoversi sul presente per avere, in futuro, un passato migliore.

Venerdì pesce

Immagine di copertina.
Fotocomposizione con al centro la statua in bronzo di Giordano Bruno nella piazza di Campo de’ Fiori, a Roma (dal 1889), opera dello scultore Ettore Ferrari

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Intervista a Sang’ ’i Retunne. (2) – Fine]
Per la prima parte dell’intervista, leggi qui

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4 commenti per Intervista a Sang’ ’i Retunne, fenomeno ponzese. (2)

  • Io innanzitutto dico che se si conoscesse l’identità di Sang’ ‘e Retunne tutti i suoi teatrini non avrebbero senso di esistere perché i lettori guarderebbero e giudicherebbero l’autore (da quale pulpito viene l’ironia) e non quello che scrive. L’anonimato è la chiave per la durata di questi contenuti che qualcuno ha definito satirici.

    Domande che non sono state fatte al ‘mitico’:

    – Qual’è lo scopo di questi teatrini: il cambiamento o la testimonianza prima che il tempi cancelli il ponzese?

    – Tu pensi che le storielle possono far riflettere il ponzese sulla sua responsabilità culturale nel determinare la realtà sociale ed economica?

    – Tu in definitiva, che conosci l’animo ponzese, credi nella possibilità di cambiamento della realtà isolana?

    Ti faccio queste domande perché alla fine hai detto che vorrai svelare la tua identità; per quale scopo?

  • La Redazione

    Commenta Sang’ ‘i Retunne:

    “Belle domande..! Semmai si invitano i Lettori a farne altre (sempre come commento – NdR) e poi attraverso la redazione si risponde…”

  • Rita Bosso

    Vincenzo rivolge alcune domande a Sang’, in qualche caso riformula quelle che la redazione ha posto (ad esempio, la seconda domanda è sostanzialmente identica a ciò che era stato chiesto nella prima parte dell’intervista), ma è evidente che il nostro piatto del venerdì non gli piace, lo trova sciapo e ritiene che solo la curiosità per l’identità dell’autore gli dia un po’ di sapore. Ricorre nel commento la parola cambiamento. Caro Vincenzo, di sicuro né gli scritti di Sang’, né i miei o i tuoi (firmati) – perdonami – innescheranno alcun cambiamento; il venerdì mattina Sang’, nei bar di Ponza, viene consumato e digerito più in fretta del cappuccino e cornetto; però la notizia dei blocchi ripetuti è inquietante. Nessun commento in proposito?

  • Biagio Vitiello

    …Ma Rita, riguardo al blocco, non ha visto il mio commento? Io penso che la satira dà sempre fastidio a qualcuno, e quindi quel qualcuno cerca di osteggiarti.
    Se poi non ci sono altri commenti in merito al blocco (e io li ho dati) è solo per timore…
    Come si dice a Ponza: “A un palmo dal mio didietro, mi sta bene tutto”!
    Chest’è.

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