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I Martiri Cristiani di Ponza

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di Francesco Ferraiuolo
E’ stato detto di Ponza quale isola prigione in tempi relativamente recenti, ma bisognerà ricordare che essa è stata anche un luogo di relegazione e di martirio dei primi santi cristiani.
Don Luigi Maria Dies nel suo “Ponza perla di Roma”, edito nel 1950, riporta una rassegna di quelli noti ma lascia intendere che, probabilmente, vi siano stati un numero “certamente rilevante di quelli dimenticati e sconosciuti”.

Ponza. Perla di Roma
Credo che non sia inutile rinfrescare la nostra memoria su una pagina di tanta fulgida cristianità nonché tanto importante della nostra storia, riportandone i fatti salienti.

La storia di luogo di relegazione e di martirio dei primi cristiani prende avvio, a Ponza, a partire dal 91 d.c.
Domiziano, continuando la tradizione dei suoi predecessori, vi relegava Flavia Domitilla, nipote di S. Clemente Papa, con la sua nutrice Teodora e i suoi segretari Nereo e Achilleo, tutti uniti dal vincolo della fede in Cristo, che dopo il lungo supplizio e i tormenti della relegazione, come raccontano gli Atti, finirono per essere martirizzati a Terracina, l’antica Anxur, arsi vivi per ordine del Pretore.

Pomarancio. 1598-99. Santi Domitilla Nereo e Achilleo

Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo. Dipinto del Pomarancio (1598-99). Santi Domitilla, Nereo e Achilleo

Il giorno di Natale del 303 d.c., riferisce Dies,“La storia della Chiesa riporta anche avvenuto in Ponza il martirio di S. Anastasia, matrona romana, […]che fu trascinata viva per le vie dell’isola, legata alla coda d’un focoso cavallo”.
Nel 660 d.c., i resti della Santa furono trasferiti a Roma nella Basilica cardinalizia, che fu, poi, ad ella intestata.
Al Cardinale titolare della Basilica di S. Anastasia, officiata dai monaci Benedettini e, poi, dai Cistercensi, fu conferito anche il titolo di Commendatario di Ponza perché, storicamente, i novizi del monastero cistercense di S. Maria di Ponza provenivano da quello S. Anastasia di Roma.
Sempre Dies: “Nella Basilica di Santa Anastasia, a Roma, per secoli il Papa, sul far dell’aurora del giorno di Natale, si recava a piedi scalzi per celebrarvi la seconda Messa, tenendovi commemorazione del martirio della dolce eroina, commemorazione che resta tuttavia nella liturgia della seconda Messa del 25 dicembre”.

S. Anastasia. 25 Dicembre

Santa Anastasia

Ancora nel 303 d.c., secondo il martirologio romano e il monaco certosino Surius, Diocleziano, alla foce del Tevere, fece imbarcare un gruppo di 270 Martiri Cristiani, su una nave senza vela né remi, che, così, fu spinta al largo nel Tirreno.
Quei Santi Martiri furono raccolti morti e sepolti degnamente in Ponza dai suoi abitanti, che per l’impressionante numero di tali testimoni di fede fu chiamata l’isola Palmaria [dove si riceveva la ‘palma del martirio’ (1) – NdR].
Quel nome fu, poi, passato, sempre secondo Dies, alla vicina isola consorella che prese il nome di Palmarola, anche perché in essa vi si trova la “Chamaerops humilis”, la caratteristica palmetta nana, rotonda e a ventaglio.

Chamaerops humilis copia

270 martiri cristiani
Sensazionale è la storia di un altro Martire cristiano: S. Montano soldato.Dagli atti di questo Martire, che era appartenuto all’esercito imperiale, si rileva che egli, dapprima deportato, fu, poi, torturato fino a subire il taglio della lingua, cosa che non gli impedì, per miracolo, di continuare a parlare.
A Terracina fu condannato a morte e, con un sasso legato al collo, gettato in mare, ma, prodigiosamente, comparve vivo nelle acque di Ponza, dove i locali cristiani lo accolsero e gli apprestarono le cure.
Commenta Dies:“Sopravvisse un anno al supplizio, risuscitò un morto e poi morì egli stesso santamente, dopo aver militato nell’esercito imperiale e con maggior gloria in quello Cristiano dei Martiri”.
A Ponza, S. Montano soldato fu eletto patrono della gioventù maschile di Azione Cattolica come S. Domitilla dell’A.C. femminile.

Martirologia terracinese

Martirologia terracinese

Tra gli altri Santi, il Baronio, cardinale della fine del sec. XVI, ricorda i nomi delle Sante Vergini Irene, Agape e Chionia, martirizzate a Ponza nonché il nome di San Silvano monaco, prescelto nel 443 dai cristiani di Terracina a loro vescovo e Santo Patrono.

Menologio di Basilio II

Irene assiste al martirio delle sorelle Chionia e Agape; miniatura dal Menologio di Basilio II

Nel 537 d.c, al tempo della guerra greco-gotica, secondo lo storico greco Procopio, a seguito degli intrighi ambiziosi di Vigilio e quelli ereticali di Teodora, moglie dell’Imperatore Giustiniano (di ritorno a Roma, probabilmente via mare, dall’isola di Patara in Licia, dov’era stato esule per ordine di Belisario con l’accusa di favorire i Goti), Papa Silverio fu fermato a Ponza, l’isola Palmaria, ove, continuando il suo esilio, tra stenti e privazioni, morì assassinato per mano di un sicario.
Alessandro Fortuna nel suo “Bellator Frusino” in “Le immortali figure di Ormisda e Silverio” – Fortuna Editrice – 1990, così descrive l’arrivo di Silverio all’Isola Palmaria: “Giunse all’isola di Ponza, ove un misero ricetto accolse l’esiliato Pontefice. L’isola, a quel tempo, era popolata da pochi soldati e da scarso numero di agricoltori e di pescatori. Il mare che rifrangeva le sue ondate su quelle rupi, esso solo rompea il silenzio claustrale di quel lembo di terra. La città […] era, ai tempi di Silverio, ancora incolta e selvaggia, approdo di pirati, dimora di pena per i colpiti dalla giustizia e più spesso dall’ingiustizia dei reggitori stranieri e nostrani”.
Quale fosse la vita di Papa Silverio nell’Isola di Ponza, nei pochi mesi di relegazione nelle suddette condizioni, alla mercè di sgherri, è facile immaginarlo.

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Dice ancora Fortuna: “il suo soffrire fu intenso sempre, a cominciare dal giorno che toccò la terra dell’esilio all’ultimo che ne uscì per più spirabil aura. Il digiuno e la fame gli macerarono il corpo; il ricordo del sacrilegio gli lacerò lo spirito. In tutto il suo essere provò la doppia trafittura; e quando l’inedia rese meno sensibile la creta, l’ignea virtù che l’avvivava bruciò, abbandonandola, gli stami della vita terrena di Silverio. Il sicario, mandato all’isola da Antonina e Vigilio per finire il relegato a colpi di pugnale, come attesta Procopio, nella sua storia arcana, affondò la sua lama in un morto”.
Papa Silverio fu proclamato Martire e Santo e, successivamente, venne dichiarato Patrono di Ponza dal Vescovo di Gaeta, Mons. Carlo Pergamo, tra l’altro confessore di S. Alfonso Maria dei Liguori, il 25 agosto del 1772 (insieme a S. Flavia Domitilla come co-Patrona).

S. Silverio patrono di Ponza in processione

S. Silverio patrono di Ponza, in processione il 20 giugno

Nel XVII secolo, l’imperatore Foca relegò a Ponza S. Venanzio, vescovo dell’Istria, che dall’anno 603 all’anno 638 esercitò le prerogative episcopali sulle comunità cristiane e i monasteri dell’isola. Il suo corpo riposa, oggi, nell’oratorio di S. Giovanni, presso il Laterano, a Roma (Dies 1950).

S. Giovanni Laterano. Cappella di S. Venanzio. Abside

La Cappella di S. Venanzio nel battistero di S. Giovanni in Laterano dedicata ai martire dalmati e istriani

Il prossimo venti settembre nell’isola consorella di Ventotene si svolgerà la festa patronale di S. Candida.
Ebbene, sembra che anche questa Santa abbia subito il martirio e concluso la sua esistenza terrena in Ponza.
La leggenda racconta, infatti, che nel IV secolo Cartagine venne rasa al suolo e durante la tremenda persecuzione dei cristiani messa in atto in quel frangente fu catturata una giovane donna di nome Candida, la quale venne deportata a Roma con tanti suoi compagni di fede.
Da Roma, ella fu mandata a Ponza dove fu torturata e martirizzata; il suo corpo fu poi gettato in mare e ritrovato presso la caletta denominata “Il Pozzillo” nella vicina isola di Ventotene.

Santa-Candida

 

Nota
(1) – La simbologia della palma risale all’epoca paleocristiana ed è legata a un passo dei Salmi, dove si dice: “come fiorirà la palma così farà il giusto”. 
In generale, la palma intesa come simbolo del Cristianesimo, si collega all’Oriente, cioè alla terra dove maggiormente si trova questo albero slanciato e vigoroso con possenti pennacchi di foglie disposti a raggio come quelli del sole. Si pensava che la pianta nel fiorire e generare i frutti (e quindi i semi) morisse: il legame con il martirio è quindi dovuto a una simbologia di sacrificio.
Il suo significato è quello della vittoria, dell’ascesa, della rinascita e dell’immortalità. Nella domenica detta appunto delle Palme la simbologia rimanda all’entrata trionfale di Gesù Cristo in Gerusalemme (Vangeli, Giovanni 12,13) prefigurando in anticipo la Resurrezione dopo la morte; lo stesso valore ha simbolo della resurrezione dei martiri (Apocalisse 7, 9) [estratto e sintetizzato da Wikipedia, a cura della Redazione].

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