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Elogio dell’usucapione

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di Silverio Guarino

 

Quando mi è venuta voglia di comunicare un mio pensiero alla comunità isolana e ai lettori di Ponzaracconta in particolare, riportando all’attenzione di tutti la esecranda condotta dell’usucapione, cercando uno scoop giornalistico, ho avuto l’idea di riportare nel titolo (“mutatis mutandis”) quell’interrogativo che aveva reso famoso il pavido Don Abbondio dei Promessi Sposi: “Carneade, chi era costui?”, cambiato in “Usucapione, chi era costui?”, credendo e sperando che a Ponza questo nome potesse essere altrettanto sconosciuto, come Carneade per Don Abbondio. Invece…

Certo non immaginavo che a Ponza (che continuo a frequentare) tale condizione fosse così apprezzata e diffusa e che addirittura ci vivesse un uomo che ha non come soprannome Usucapione, ma che proprio con questo nome viene identificato. Una persona conosciuta e stimata da tutti (con molti parenti ed imitatori, che vive sugli ”Scotti”, ma che è diffusamente presente su tutta l’isola) che, con la suo stile di vita ‘usucapionico’ permette di essere facilmente identificato per i meriti acquisiti per tale nobile comportamento.

Non mi aspettavo certamente una standing ovation di esecrazioni nei confronti di questa deprecabile e consolidata modalità di accaparramento di cose e case con l’uso isolano dell’usucapione.

Ho ricevuto un commento di una giovane signora poco più che quarantenne (se nel 1991 aveva completato la maturità), che, riportando i commenti di allora di “vecchi saggi ponzesi” riguardo l’usucapione con cui Saddam Hussein si era impossessato del Kuwait, riferiva che questa visione tipicamente ponzese e geniale aveva affascinato lei e i suoi coetanei, concludendo che tale atteggiamento: “non faceva una piega”.

Addirittura un articolo intero da parte di un maestro in pensione che del signor Usucapione descriveva, con dovizia di particolari, l’immagine spensierata e sbarazzina di persona che rappresenta, per la comunità dell’isola, un esempio di etica e di logica seguito ed imitato.

E se è vero, come sarà vero, che il sig. Usucapione e tutti i suoi colleghi di lavoro dell’isola si mettono in prima fila in Chiesa per farsi meglio riconoscere da tutti i presenti “usucapionati”; loro, che portano in spalla la statua della Madonna Addolorata e sostengono con i loro soldi (…pecunia non olet) le spese della festa di San Silverio, sarà pure cosa buona e giusta che il conterraneo di Papa Francesco ricordi bene a costoro che in Chiesa sì, sono benvenuti i peccatori, ma quelli pentiti, non quelli che continuano a infrangere per professione e diletto quei due Comandamenti: 7°: Non rubare; 10°: Non desiderare la roba d’altri.

Peccati mortali che l’usucapione fa disciogliere al cielo, come con le indulgenze comprate a suon di monete d’oro ai tempi di Martin Lutero, con l’aiuto di azzeccagarbugli e degli articoli del codice cosiddetto “Civile”.

E che magari il “bianco ponziano (o ponzese che dir si voglia)” così fortemente ricercato, esaltato, perseguito e generosamente usato dagli spennellatori dell’isola, possa essere invece solo il colore di sepolcri imbiancati e di coscienze prive di scrupoli.

 

 

 

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