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Le isole prigione

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segnalato dalla Redazione

 

L’immaginario popolare è fortemente attratto dalle isole-prigione,  forse per il fascino occulto di tante storie sentite raccontare, o per le reminiscenze letterarie suscitate da “Il Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas (1844): da le Chateau d’If all’isola di Montecristo, dall’isola del Diavolo nella Guyana francese ad Alcatraz, fino dalla isola di Sant’Elena, prigione di Napoleone sperduta nel bel mezzo dell’oceano Atlantico…

Louis_Français-Dantès_sur_son_rocher. Ediz originale 1846 de Il Conte di Montecristo'

Louis Français Dantès sur son rocher. Copertina dell’ediz. originale (1846) de ‘Il Conte di Montecristo’

Più vicine a noi, i media periodicamente ripropongono isole ex prigioni in Italia, ormai divenute amene e ambite località turistiche.

Riportiamo il link per una rassegna fotografica su Repubblica on-line – guarda e leggi qui -, e di seguito, integralmente, la parte che riguarda le Ponziane estratta dallo stesso servizio, discretamente documentato, pur se con qualche riserva sulle foto scelte per Ponza (v. nella didascalia delle singole foto).

 

Le Pontine? Non pare proprio

“Isole Pontine, mare blu e spiagge bellissime” recita la didascalia del servizio; in realtà non ci pare proprio Ponza né nessun’altra delle isole vicine

Da gioielli a colonie penali e ritorno. Lo strano destino delle più belle isole d’Italia

Montecristo e Ponza, Pantelleria e la Gorgona, Favignana e Pianosa. Molte tra le nostre perle interamente circondate tra le acque hanno un passato da luogo di reclusione in molti casi tristemente famoso. Una storia sulla quale in qualche caso non è ancora stata messa del tutto la parola fine. Scopriamole, magari a settembre

di Claudio Visani

Le isole Pontine sono state a lungo colonie penali. Restituite ai Borbone nel 1815 con il trattato di Vienna, Ponza, nel 1820, e Ventotene, nel 1825, divennero isole carcere. Dopo l’annessione al Regno d’Italia, il domicilio coatto venne abolito, ma a Ventotene continuarono a arrivare prigionieri fino a dopo la prima guerra mondiale.
Il regime fascista ripristinò poi il confino a Ponza nel 1928 e, nel 1939, a Ventotene, da dove, nel 1942, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Altiero Spinelli scrissero e diffusero clandestinamente il “Manifesto per un’Europa libera e unita”. Tra gli oppositori del regime furono confinati a Ponza Giorgio Amendola, Lelio Basso, Pietro Nenni, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Pietro Secchia e Umberto Terracini.
L’isola carcere di Santo Stefano ebbe invece tra i suoi molti ospiti politici, Sandro Pertini, Camilla Ravera e Luigi Longo.
Poi, per ironia della sorte, toccò anche a Benito Mussolini conoscere la carcerazione a Ponza, due giorni dopo la caduta del fascismo, dal 27 luglio al 7 agosto 1943, prima di essere trasportato al Gran Sasso. Al duce toccò la stessa stanza in cui era stato imprigionato precedentemente il Ras di Etiopia, Hailé Selassié, dove c’erano una sedia sfondata e un lettino di ferro senza materasso.
I confinati dal fascismo giungevano a Ponza in piccoli gruppi, incatenati fra loro. L’impatto con la nuova vita era devastante: baracche sovraffollate, igiene disastrosa, cibo ed acqua scarsissimi, poche centinaia di metri per la passeggiata, controllo continuo anche di brevi conversazioni. Oltre alla promiscuità nei cameroni, c’erano le angherie delle camice nere, la mancanza di comunicazioni, la noia.
Nonostante le privazioni, i confinati organizzarono biblioteche, mense autogestite, attività artigianali, corsi di studio. Solo l’umanità dei ponzesi li aiutò a rendere l’esilio meno duro, prima che il regime interrompesse anche quella catena di solidarietà.

L’isola di Ventotene (“dove soffia il vento”, 750 abitanti)  vanta il carcere più antico, dove l’imperatore Nerone imprigionò la moglie Claudia Ottavia dopo averla accusata ingiustamente di adulterio. E’ a soli 2 chilometri a Est da Santo Stefano mentre Ponza è a 40 chilometri a Nord-Ovest. Il vecchio porto è ancora in attività, mentre il carcere è stato trasformato in case per le vacanze.

Ma capofila dei penitenziari del carcere duro è stata per 170 anni la piccola isola di Santo Stefano, che ha forma circolare e meno di 500 metri di diametro, con un’estensione di appena 27 ettari, e come Ventotene è riserva naturale. Il penitenziario ha avuto ospiti illustri e comuni, molti dei quali vittima di durissime condizioni di detenzione e spesso di violenze che portavano alla morte.
Il carcere, a forma a ferro di cavallo con 99 celle tutte uguali di 4,50 per 2,20 metri, distribuite a raggiera su tre piani, più numerosi edifici di servizio, sorge sulla cima dell’isolotto. Il penitenziario fu progettato secondo un modello panottico che prevedeva un controllo visivo totale e costante dei detenuti, per ottenere il “dominio della mente su un’altra mente”, come teorizzato nel trattato “Panopticon” (1787) del filosofo inglese Jeremy Bentham. La struttura circolare si sviluppava intorno a un cortile ed era ispirata ai gironi dell’Inferno dantesco. Nel cortile avvenivano le punizioni corporali, vere e proprie torture che avvenivano sotto gli occhi di tutti i detenuti come ammonimento.
Il penitenziario fu inaugurato il 26 settembre 1795 con i primi 200 detenuti, che presto divennero 600, il numero previsto a regime, e poi 900. E’ stato chiuso definitivamente il 2 febbraio 1965.
L’isola è attualmente disabitata ma è possibile visitarla tramite imbarcazioni locali. L’unico edificio presente sull’isola è il carcere. Dalla chiusura a oggi è ancora vivace il dibattito sulla destinazione dell’antico e ormai storico manufatto, un unicum nel suo genere. L’isola è in vendita.

[Di Claudio Visani; estratto dal servizio su www.repubblica.it]

Carcere-santo-stefano-ventotene. Dall'alto
Ancora, una classifica (testi e foto) stilata dalla CNN in file .pdfLe 10 isole più belle d’Italia? Le ex colonie penali – Scelte dalla CNN

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Palmarola. Ma non è la Cattedrale

“Ponza, il mare davanti alla cattedrale naturale di Palmarola” secondo la didascalia. A parte che Palmarola non è stata in tempi recenti isola di confino (San Silverio vi morì nel 537), la foto ritrae non la Cattedrale, ma l’interno del Faraglione di Mezzogiorno

Ponza. Rada di Chiaia di Luna

“Ponza, una delle incantevoli baie”, è riportato nella galleria fotografica E’ una immagine classica, per il turismo “semplice”, della baia di Chiaia di Luna. Da quando la spiaggia è stata chiusa alla balneazione le sue foto stanno ricevendo un’eco mediatica mai registrata prima..!

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Nota
Sul tema leggi anche sul sito un recente articolo di Gabriella Nardacci: “Mia madre e l’acqua di colonia

 

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3 commenti per Le isole prigione

  • Biagio Vitiello

    Non è affatto vero che l’imperatore di Etiopia sia stato mai imprigionato, tantomeno a Ponza. Ras Imerù (uno dei principi di Etiopia) è stato relegato a Ponza nello stesso alloggio che sarà di Mussolini; alloggio semplice, ma privo di sedia rotta e con letto alquanto buono

  • Biagio Vitiello

    I relegati politici vivevano nei “cameroni” (oggi Museo e Sala Consiliare) che non sono stati trasformati in appartamenti per turisti. Mentre il carcere “mandamentale” (dove passavano i delinquenti comuni da inviare a Santo Stefano) è stato dismesso dal Demanio (durante l’amministrazione Balzano) e venduto all’asta insieme ad altri immobili di Ponza, tra cui la casermetta fascista a Punta Fieno. Mi rammaricai molto che l’Amministrazione Comunale non avesse voluto prenderli per sé.

  • silverio lamonica1

    Anche la poetessa americana, Carol Light, è stata affascinata da questa idea di “isola prigione”, dedicando a Ponza alcune poesie: “Postcards from Ponza, the Prison Island“, pubblicate a suo tempo su questo sito.

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