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Quel che resta di Ponza

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di Cristina Vanarelli
Cala Feola. Panorama. Resized

 

Gentile Redazione,

in occasione del nostro recente contatto, prima di partire per una vacanza settembrina a Ponza, mi avete chiesto di scrivere le mie impressioni sull’isola per pubblicarle sul sito “Ponzaracconta”. Non vorrei deludervi, la mia natura polemica mi induce a scrivere tutto ciò che non va e che pertanto mi addolora.

Ho trovato l’isola avvilita da restrizioni e divieti. Le più belle cale sono pericolanti (!), quindi cartelli ovunque ne impediscono l’accesso da terra, l’approdo dal mare e la balneazione. Si è risolto il problema chiudendole.
Un tempo, con la corriera, si faceva il tradizionale Giro Panoramico dell’isola con sosta a Punta Incenso. Si scendeva dal bus per salire a piedi su una roccia ad ammirare uno splendido panorama, poi si risaliva per tornare indietro.
Lungo la strada si incontravano i sentieri che portavano al mare. Era una gita caratteristica in uso da anni. Ora è stata sospesa la sosta e chiusi gli accessi al mare.

Da Punta Incenso.2

Da Punta Incenso.1
Comunque, a parte la politica, Ponza ha perso molto della sua identità già da tanti anni e seguitano a verificarsi errori che contribuiscono a snaturare l’Isola: i colori delle case, una volta tenui tinte pastello, sono spesso accesi ed impropri; i lastricati intorno alle case hanno sostituito i vialetti imbiancati a calce; piante mai viste a Ponza decorano giardini e strade (che cosa significano gli ulivi sulla banchina? E gli oleandri a Le Forna?); persino i menù nei ristoranti sono snaturati e inventati per attirare un turismo ormai di massa.

Vado avanti? Che dire dei cunicoli dello straordinario Acquedotto Romano, chiusi perché ancora funzionanti?
Venerdì scorso(4 sett. 2015 – NdR), tornando da Ponza, guidavo verso Roma e pensavo ai quattro operai che quella stessa mattina, appesi alle corde, penzolavano dalla parete di Frontone per sistemare le reti di protezione. Mi sono chiesta con un certo timore, se il prossimo anno verrà chiusa anche Frontone, l’unica spiaggia rimasta aperta.

Io un motivo per tornare a Ponza lo avrò sempre. Ma che cosa verranno a fare i turisti se balneare è vietato, l’arredo urbano è come quello della loro città, le piante sono le stesse dei loro giardini, il lastricato delle case è come quello del loro ufficio. I cassonetti della spazzatura almeno li hanno sotto casa mentre a Ponza devi fare i chilometri per trovarne uno.
E il ristorante?
E’ come “Da Pippetto”: niente lenticchie!
Un saluto
Cristina Vanarelli

Cala Feola. Tramonto.3

 

Per il precedente articoli di Cristina Vanarelli pubblicato sul sito, leggi qui (Ndr)

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2 commenti per Quel che resta di Ponza

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