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0028-028 28-07-2005-0-18-15_0000 ss14 48 antonio_darco Spugne all'interno della grotta

Cittadini o sudditi?

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di Vincenzo Di Fazio (Enzo)

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I rapporti tra società erogatrici di servizi ed utenza dovrebbero essere sempre civili, corretti ed improntati al rispetto della persona. A maggior ragione quando il servizio ha un costo come nel caso dei biglietti per viaggiare.
Se prendo un treno mi piacerebbe viaggiare in maniera dignitosa perché penso che il prezzo del biglietto comprenda, al di là del costo del trasporto, anche la disponibilità di un posto a sedere.
Ed invece sappiamo che spesso siamo costretti a viaggiare come buoi stipati in un carro bestiame.

Se prendo la nave o l’aliscafo per Ponza mi piacerebbe che la nave o l’aliscafo fossero puntuali ma se capita qualche disguido, come un guasto che tiene fermo il Quirino, non vorrei che tutte le conseguenze cadessero su di me. In particolare non vorrei pagare due volte il biglietto se sono costretto a prendere un mezzo alternativo e poi aspettare mesi per ottenere il rimborso del primo.
Questo non lo ritengo giusto perchè non è dipeso da me il guasto.

C’è, in effetti, in questi comportamenti una tendenza, da parte di chi eroga il servizio e dell’apparato che lo sostiene, ad essere intransigenti con un certo piacere ad essere anche autoritari. Non c’è un minimo sforzo per mettersi nei panni di chi subisce il disagio.
Insomma sembra che sia più semplice dire: “sono ordini della Direzione”, “questo il regolamento non lo prevede”, “non sono autorizzato a dire… a fare”, ecc. ecc., anziché venire incontro all’utente.

Lunedì scorso decido di andare a Ponza con l’aliscafo delle 18,00.
Faccio il biglietto (costo € 23,70 da non residente compreso la tassa di sbarco) e, mentre mi allontano dallo sportello, lo custodisco nella tasca posteriore dei jeans. Almeno penso di averlo fatto perché poco dopo, mentre mi avvio alla scaletta, mi accorgo, nel riporre la mano nella tasca, che il biglietto non c’è. Mancano dieci minuti alla partenza e la prima cosa che faccio vado presso la biglietteria a rappresentare l’accaduto e chiedere se era possibile ottenere un duplicato o un’attestazione del biglietto acquistato.

Mi sembrava una cosa ovvia visto che i biglietti sono nominativi e che l’emissione era avvenuta poco minuti prima (l’addetto allo sportello se lo ricordava pure).
La risposta che ho ricevuto è stata: “Non è possibile perché non è previsto” e proseguendo “se non lo trova deve rifare il biglietto” e non mi sono sentito dire nemmeno un “mi dispiace”.
Fortunatamente, rifacendo il percorso che avevo fatto subito dopo il rilascio del biglietto, l’ho trovato per terra ad una decina di metri dalla biglietteria.

Quali le mie reazioni di quel momento?
Di soddisfazione per aver ritrovato il biglietto e di sconcerto per essere stato trattato, come capita a tanti e come avviene in tante simili circostanze, più da “suddito” che da cittadino.

E’ vero, avevo il torto di essere stato sbadato ma, a mio avviso, una certificazione attestante l’emissione del biglietto era ed è qualcosa di fattibile.
Cosa impedisce ad una società come la Laziomar di avere, in una circostanza del genere, un atteggiamento che vada incontro alle esigenze dell’utente?
Forse il fatto che il biglietto smarrito possa essere utilizzato da un’altra persona, cioè da quella che l’ha trovato?
Ma il biglietto è nominativo e basterebbe fare dei controlli, anche a scandaglio, durante il viaggio per scoraggiare gli imbroglioni e prevedere per quelli colti in flagrante delle pesanti sanzioni.
Tutto ciò non esiste perchè è più semplice pretendere che sia emesso un nuovo biglietto anziché mettere a punto un regolamento che consideri i cittadini persone e non numeri.

Così come è più semplice far valere l’ autorità e i regolamenti unilaterali nei confronti dei pendolari (l’accaduto è dell’altro ieri) ai quali, pur avendone diritto, è stata negata l’agevolazione del prezzo ridotto perchè subordinata al rilascio del tesserino definitivo da parte della società.
Più tardi arriva il tesserino più paga l’utente.
Tentare, invece, di risolvere la questione, nelle more del perfezionamento della pratica, in altra maniera (magari con un’autocertificazione di responsabilità resa dall’interessato ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. n.445 del dicembre 2000)… proprio no.
Sarebbe, probabilmente, un modo “esagerato” di stare dalla parte dell’utente.

Forse è tempo che i “sudditi”, stanchi di essere presi in giro, prendano coscienza dei propri diritti per diventare finalmente cittadini.

mafalda

Nota 1: allegato in formato pdf piccolo vademecum per il viaggiatore a cura dell’AdiconsumI_biglietti_di_viaggio

Nota 2: si allungano i disagi di questa estate per i viaggiatori diretti o provenienti dalle isole pontine.  A pagarne le spese sono, questa volta, i disabili e gli anziani.

E’ di stamani la notizia – apprendiamo dalla stampa (LT OGGI edizione odierna): Ascens Tetide ko ) – del guasto all’ascensore del Tetide e del prolungamento del mancato funzionamento dell’impianto di aria condizionato fermo ormai da quattro mesi.

I disservizi di ieri 6/9 sono stati segnalati anche da h24notizie: “Laziomar! Altro che qualità, non è cambiato niente”
E’ seguita la richiesta di smentita da parte di Emanuele D’Abundo (Laziomar), con la segnalazione – sempre su h24notizie –di altri problemi ancora: leggi qui; “Laziomar: “Tetide? Notizie false!” Intanto la nave veloce da Anzio va in avaria”

 

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1 commento per Cittadini o sudditi?

  • Mimma Califano

    A rimarcare quanto sia discutibile il trattamento che ci viene riservato dalla Laziomar e la scarsa qualità delle sue biglietterie (fatti salvi singoli dipendenti che cercano di prodigarsi al meglio, nonostante tutto), vi porto l’esempio, quello sì positivo, dei collegamenti interurbani in Trentino Alto Adige.
    All’arrivo in hotel, ai turisti viene consegnato gratuitamente un tesserino magnetico valido per il periodo del soggiorno, con cui si può viaggiare su tutti gli autobus, treni ed impianti di risalita delle provincie di Trento e Bolzano.
    I mezzi sono puntuali, pulitissimi, nuovi ed il personale gentile. Nelle valli verso il confine austriaco il servizio sfiora l’eccellenza. Sugli autobus si sale solo davanti, l’autista ti saluta, timbratura elettronica del tesserino e prima di ripartire verifica che eventuali persone anziane si siano sedute. Difficilmente i bus viaggiano con persone in piedi e mai eccedenti il numero massimo consentito.
    I treni sono predisposti con ampi spazi per bici e bagagli e con il massimo rispetto per le mobilità ridotte. Sia treni che bus hanno grosse vetrate per consentire la massima godibilità del paesaggio.
    Affascinata da tanta qualità del servizio, ho provato a sondare il trattamento riservato al personale. Ho chiesto ad un autista di bus che turni di lavoro facevano, ha risposto: – Non è impegnativo, facciamo 40 minuti di lavoro ed un’ora di riposo; l’azienda ci richiede efficienza ed attenzione, perciò niente stress!
    Che dire, tutto uguale a quel che succede dalle nostre parti!

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