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Epicrisi 35. La settimana verde

di Rita Bosso

 

La settimana che oggi si conclude è all’insegna del verde: tamerici salmastre e arse [1], rigogliose se collocate sul lato B, rachitiche e infestate da vermi se sul lato A (a sant’Antonio); piante da frutto [2] nei capolavori della pittura e della letteratura; e un colpevole, omertoso silenzio sui gloriosi ulivi nostrani… Suvvia, che ci voleva a scrivere due righe sull’uliveto abbasc’i banchine con un paio di citazioni colte, Braudel che assegna all’ulivo e alle palme i ruoli di delimitatori del Mediterraneo, la colomba di Picasso col ramoscello? Per inciso, butirra è non solo una varietà di pere [3] ma anche il soprannome di Elisabetta Farnese, padrona di quest’isola qualche secolo fa.

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‘A prùdeca (Inula viscosa) in fiore in questa stagione

Ponza emette stoloni che si propagano fino a raggiungere terre lontane; spuntano rigogliosi ad Arbatax [5], sulle bellissime spiagge di Cala Mariolu [6], in Francia, negli Stati Uniti, a Bahia Blanca [7]. Piante che si sono adattate perfettamente nel nuovo contesto, negli ultimi istanti della loro vita rivelano l’attaccamento alla terra natìa; così, Franca [8] vuole tornare a guardare il mare in cui è cresciuta, anche se la maggior parte della sua vita l’ha trascorsa altrove; così, i messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia Iodice [9] testimoniano di un legame mai interrotto,  significativamente rappresentato dall’ultimo omaggio floreale a Lucia da parte di San Silverio Shrine. Altre piante, bellissime, generose, resistenti, sono restìe ad essere trapiantate; come il cappero; come Fiorina [10].

La cura delle radici è fondamentale per il benessere della pianta e Ponzaracconta ha una vera fissazione in proposito, tant’è che propone la costituzione di un ente che tenga in maniera stabile i rapporti con le varie comunità sparse nel mondo; all’uopo, su questo sito è stata inserita ieri la sezione Lontano da Ponza [11] in cui sono raccolti gli oltre 400 contributi dei ponzesi emigrati e la testimonianza toccante di Giorgio Balzano.
Ma bisogna prestare attenzione anche alle gemme, ben più delicate delle radici, più belle e più colorate: la proposta di seguire la squadra di calcio locale [12]quando gioca fuori casa è originale e allettante, niente aggrega quanto una partita di calcio; aspettiamo che Biagio Rispoli comunichi il calendario e subito dopo, su queste pagine, organizzeremo il Ponza Fan Club.

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…fiore di cardooo…

L’avvocato Pino Zanni propone una canzone per Ponza [14], anche per non essere da meno di Capri a cui Rilke – tra gli altri- ha dedicato versi.
Sappiamo finalmente come si chiama una collina che per molti di noi è stata prima d’ora anonima e che, invece, possiede un nome evocativo e fiabesco: monte mangiaracino [15] non sfigurerebbe in una fiaba di Basile, in cui avrebbe un senso – alimentare, antropologico, esistenziale – perfino il cacciatore [16] che, armato di tutto punto, apre la stagione venatoria in anticipo sugli altri anni. A Lanuvio, invece, tra i filari di kiwi, quale senso ha? Una spiegazione potrebbe darla Giggino [17] ma, impegnato in riflessioni sul turismo, ancora emozionato per il giro in gondola, neanche s’è accorto dell’inizio della stagione di caccia e del passaggio delle prime arcere.

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Il fiore d’a prùdeca

Abbiamo scritto di trasporti [19], come è tradizione; abbiamo utilizzato come titolo il nome di una manifestazione in cui i bambini competono in modo gioioso e leale: la Compagnia di Trinchetto, che organizza la Gara delle Bagnarole, non ce ne voglia per il titolo dato ai tre articoli.

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Il fiore del finocchietto selvatico

L’estate se ne va [21], dolcemente ma anche fragorosamente, con uragani e allagamenti; si torna a scuola, anzi alla Buona Scuola [22], di cui si esamina un aspetto. La scuola di prima, evidentemente, non era buona, nonostante la cura di enterogelmina.

Buon inizio di scuola a tutti coloro che vi entreranno con entusiasmo, passione e senza lagne, e soprattutto agli alunni che, negli anni passati, ci hanno donato un Ricettario e un Erbario ponzesi bellissimi.