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d-01 gennaro-di-fazio k2-18 lamonica-01 m2-10 Immagini storiche di Ponza

Ritratti fornesi. Giorgio Balzano, un desiderio lungo cinquant’anni

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di Giuseppe Mazzella
Giorgio Balzano.3

 

Giorgio Balzano, figlio di Lorenzo è arrivato finalmente a Ponza, all’isola del padre, a quella terra mitica di cui ha sempre sentito parlare sin dalla più tenera infanzia.
Oggi ha 52 anni e nei pochi giorni di vacanza all’isola ha voluto conoscere tutti i parenti, ricordare quelli scomparsi, ascoltare confidenza di amici del padre, morto nel 1981.

E’ venuto da Bahia Blanca, dal paese dove i ponzesi hanno creato una vera colonia ben organizzata, in cui hanno trasferito tradizioni e la stessa devozione al Santo Protettore San Silverio.
Ogni 20 giugno, infatti, sono centinaia a sfilare a terra e a mare, nella processione rituale, così come avviene a Ponza.

Giorgio ha visibilmente un nodo alla gola. Lo incontro con Salvatore Sandolo, amico del papà, che ricorda una memorabile pescata a Palmarola a calamari, pochi giorni prima della sua partenza.

Giorgio Balzano. In gruppo 1

“Era una sera calma e placida. Lorenzo fumava ed era triste… – ricorda Salvatore.
“La pescata era andata bene e si era levato anche un bel venticello, per cui alzammo la vela e in meno di un’ora rientrammo a Ponza, alla Cantina.
Lorenzo era silenzioso, per carattere, ma quella notte lo era ancora di più, perché era arrivata la partenza”.

Giorgio ha quasi le lacrime agli occhi al racconto di Salvatore e vuole sapere tutto. Noi lo accontentiamo, dandogli indicazioni di parentele, abitazioni, piccole curiosità.

“Mio padre è emigrato nel 1947… – ricorda Giorgio. “Furono le condizioni economiche difficili a spingerlo al grande passo. Mai avrebbe voluto lasciare Ponza e la nostalgia lo consumava anno dopo anno. Lui, già di poche parole, si chiuse ancora di più in se stesso. Beveva e fumava molto, tanto da ammalarsi di cancro ai polmoni”.

Neanche nell’intimità familiare si apriva? – gli domando.
“Neanche a casa. Dopo cena stava delle ore in totale silenzio, mentre noi bambini giocavamo e facevamo chiasso, papà pareva assente e imperturbabile. E non rispondeva neanche alle richieste di mamma di controllare le nostre esuberanze. Il fine settimana si rintanava in un bar a bere gin. Appariva indifferente, salvo alla pesca, per la quale era molto dotato”.

Aveva una barca?
“Sì, aveva una barca da pesca alla quale, oh nostalgia dell’Italia, aveva dato il nome di ‘Conte Biancamano’, che era lo stesso del transatlantico che portava i migranti in Argentina, come a evidenziare il segreto desiderio di tornarsene all’isola con la sua barca dal nome talismano”.

I ponzesi che sono emigrati in Argentina, dove si sono stabiliti?
“Il primo nucleo si è sistemato a Ingeniero White, a circa 10 chilometri da Bahia Blanca, ed erano per lo più dediti alla pesca ed altri lavori occasionali. Vivevano in condizioni molto dure, considerando che il periodo buono per la pesca durava non più di quattro mesi; gli altri otto stentavano a trovare un’occupazione. E mio padre era tra questi. Lunghi e tristi inverni in cui la tristezza si sommava alla povertà. Altra stranezza era che nessuno in famiglia amava mangiare pesce e papà, che era un ottimo cuoco – a bordo della barca da pesca cucinava lui – la domenica preparava il ragù per tutta la famiglia”.

Tuo padre non è mai tornato a Ponza?
“Sì, è tornato nel 1978, quando era già malato. Sarà stata l’aria di casa, la felicità di ritrovarsi nel suo mondo, con i parenti della Montagnella, dove risiedevano, certo è che in due mesi ingrassò di ben venti chili. E sembrò per un momento riacquistare la salute. Ma fu solo un’illusione”.

Come viveva le festività?
“A Natale sentiva ancora di più la mancanza di Ponza, di giochi tradizionali che faceva quando era bambino e se veniva a trovarlo la sorella Immacolata dava più attenzione a lei che alla mamma, che ne soffriva. Conservava poi gelosamente le cartoline illustrate che gli venivano spedite dall’isola e le guardava continuamente”.

Cosa significa questo viaggio a Ponza?
E’ un viaggio alla ricerca di un padre che ho poco conosciuto nell’intimo, che non parlava, che non faceva conoscere i suoi sentimenti. E’ un viaggio al paese di mio padre per cercare di capirne di più il suo carattere, il suo mondo, i suoi desideri. Che emozione è stata poi vedere la casa dove è nato e vissuto per anni!”.

Giorgio Balzano.2

Che impressione ti ha fatto Ponza?
“Qui mi sembra è ancora come un tempo, tutto fermo. La sedia fuori casa, le persone che si riuniscono la sera a parlare tra loro; un ritmo di vita tranquillo di cui papà aveva tanta nostalgia. Ho poi trovato il ‘mare trasparente’ di cui mi parlava spesso papà, non come quello scuro oceanico. Ma ho trovato, nel resto del paese, anche molta disorganizzazione. Molte cose andrebbero fatte per attirare e trattenere al meglio i turisti. Un paese che conserva ancora alcuni aspetti del passato, per me bellissimi, ma che arranca nel trovare soluzioni di sviluppo che possano migliorare Ponza senza snaturarla”.

Nonostante parli abbastanza bene l’italiano-ponzese, ci siamo fatti aiutare dall’amica spagnola Sonsoles, che ci ha permesso di cogliere alcune sfumature che altrimenti non avremmo potuto capire.

Ci salutiamo con Giorgio che ha le lacrime agli occhi, ripromettendoci di scriverci, cosa che abbiamo cominciato a fare subito, anche per avere foto e immagini di questa nostra Ponza argentina, invitandolo anche a far conoscere il nostro sito e a spingere altri di Bahia Blanca a collaboravi.

Alla fine dell’incontro, un rosso tramonto sfuma la sagoma di Palmarola, dipingendo l’aria di un’atmosfera irreale in cui gli occhi di Giorgio si perdono incantati.
Al ritorno in Argentina l’attende un duro impegno da presidente della società di servizi portuali, la “Sea White s.a.”, ma promette non solo di non dimenticare, ma di rafforzare il legame appena iniziato con l’isola paterna e di tornarvi presto.

Giorgio Balzano.4

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1 commento per Ritratti fornesi. Giorgio Balzano, un desiderio lungo cinquant’anni

  • Silverio Guarino

    Ehi!
    Ma è proprio quella Bahia Blanca dell’episodio “Dagli Appennini alle Ande” del libro “Cuore” di Edmondo de Amicis!
    Pensate che ho finito di leggere il libro “Cuore” in questi giorni (non l’avevo letto da piccolo e mi mancava…).

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