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0053-053 a-05 k2-26 miniera hp0055 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato

Una serata a villa Manzini. (1)

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di Rosanna Conte

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Serata particolare a villa Manzini, giù a cala Feola.

L’edificio, che dagli anni sessanta giace sul promontorio proiettato sul mare e circondato da pini, ci ha accolti ieri sera, trattenendoci in un incontro molto gradevole con l’avvocato Pino Zanni, che attualmente ci abita.

Sapevamo che si sarebbe parlato di un libro e di una canzone riguardanti temi fra loro diversi, ma uniti da un unico filo: la musica.

L’accoglienza è stata, calda, aperta e priva di formalismi tanto che quella che avrebbe potuto essere considerata una presentazione-conferenza, è diventata una gradevole conversazione

Pino Zanni ha 78 anni e una grande energia che gli consente di non demordere anche quando gli ostacoli sembrano insormontabili. Grande tenacia e apertura al confronto ne contraddistinguono il carattere, mentre la capacità di gestire i contrasti denota una pacatezza che, più che dal carattere, gli deriva dalla cultura e dal lungo esercizio delle sue funzioni.

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L’avvocato Pino Zanni è stato addetto alla rappresentanza italiana presso l’OCSE a Parigi fra il 1970 e il ’77 ed ha lavorato presso la Commissione Europea dal 1978 al 2002. E’ stato, inoltre, docente alla facoltà di Scienze Politiche presso l’Università di Teramo e della Scuola Superiore di Giornalismo della LUISS.

Ma la sua carriera, per quanto rilevante per livello e tipologia di attività, non assorbe in maniera esclusiva il ritratto di quest’uomo.

La ricca conversazione di ieri sera ha messo allo scoperto un ricco nucleo di affetti e tensioni che ne completano i tratti.

Anche Ponza ha un suo posto in questo mondo sensibile che si porta dentro, tanto da spingerlo nel 2012, con parecchie decine di anni dietro le spalle, a scrivere una poesia, L’isola che c’è.

Pino Zanni non sogna, non ama farsi trasportare lontano dalla realtà, e la bellezza di Ponza è lì, godibile adesso e ora con il rumore delle sue onde e i colori e le forme delle sue rocce.

L’isola che c’è

Il mare dai mille riflessi respira colori mai visti

e ignoti all’arcobaleno, smeriglie di luce sottratte

da Circe e dalle Sirene.

Piscine di roccia, anfratti e caverne

appaion cangianti, accecan le bianche scogliere

raggianti, chiese di un Dio che forse non c’è.

La schiuma rincorre la schiuma, s’intrufola

l’onda nell’antro invitante, rimanda dei suoni

che fan sinfonia.

Mi sfiora l’idea di un sogno e invece son sveglio.

Il vento con dolce sussurro mi dice:

è Ponza la bella, è Ponza felice, l’isola che c’è.

La configurazione del profilo di Palmarola dalla sua terrazza gli suggerisce quello di una bambina ed è felice di trasmettere questo gioco visivo alla sua nipotina: il monte di Tramontana è la fronte, la Forcina va dal nasino alle labbra…..

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La signora Zanni, nella sua semplicità si è trovata a gestire la marea di ospiti che il marito ha invitato a circolare liberamente per la villa e che si sono attardati ad ammirare dalle terrazze e dal bordo piscina il sole che calava dietro Palmarola.

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E mentre il brusio faceva da sottofondo, il nostro anfitrione ci ha rimproverato, come sito, di non aver dato il dovuto risalto a un qualcosa che era avvenuto al Premio Caletta del 2011: la presentazione della canzone Inno di Ponza, cantata dal tenore Fabio Armiliato.

A questo punto, dopo aver espresso le mie perplessità su quel premio – che ho sempre contestato sia come idea di premiazione sia come procedura di attribuzione di titolarità a giudicare ad una qualsiasi giuria – ed uno scambio di battute in cui l’avvocato Zanni mi ha concesso di non veder contestate le mie osservazioni, ho capito che ciò che l’aveva più amareggiato era proprio l’oblìo in cui era caduta quella canzone ed aveva intenzione di veicolarla per altre vie per farla arrivare al cuore e alla mente della maggior parte dei ponzesi.

Perché Capri deve avere una sua canzone e Ponza no? Per carità, ci sono anche le canzoni scritte dai ponzesi, che sono carine, ma c’è quella di Cristicchi che non fa onore all’isola ed è più cantata di altre. Questa cantata dal tenore Armiliati, che l’ha pure scritta, è di un altro livello!

E me l’ha fatta sentire in anteprima, dal suo smartphone.

Effettivamente è qualcosa di prezioso, ma ne parleremo prossimamente, insieme a molto altro…

[Una serata a villa Manzini. (1) – Continua]

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