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Epicrisi di domenica 30 agosto (34). L’anima ponzese e altro…

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di Rosanna Conte
Il meglio della settimana. Pnzracc

 

Questa settimana non ci siamo fatti mancare niente per discutere di Ponza. Problemi, analisi, riflessioni, dispute, nostalgie sono stati tutti concentrati sull’isola e i suoi abitanti, e finanche la discettazione botanica si è concentrata sulla pianta più ponzese che ci sia: il fico.

Molti sono stati gli interventi agli articoli, segnale, sì, di una sentita partecipazione dei nostri lettori, ma anche dell’esigenza di confrontarsi su tematiche suscettibili di interpretazioni dell’anima ponzese.

Nuove voci hanno arricchito il nostro sito, alcune di giovani ponzesi portatori di piccoli, ma significativi problemi riscontati nella vita della comunità isolana.

Questo ci è molto gradito perché, in genere, i giovani amano intervenire nello stile di Facebook, invece Michele Aversano e Carmine Vitiello con Il racconto di una festa hanno scelto di porre in maniera semplice, ma argomentata, il problema dell’incuria nella conservazione degli addobbi festivi, andando oltre le semplici battute che spesso indicano superficialità o lazzo gratuito.

Incisivo e coinvolgente è stato l’intervento di Teresa Pagano con Fare il bagno a Ponza può essere solo un ricordo? dove esprime l’amarezza di una donna che – avendo sempre vissuto col mare e la sua isola nel cuore, certa che questo bene che non le sarebbe mai stato sottratto – è impossibilitata, oggi, a fare il bagno a Ponza.

L’Intervista al dr. Isidoro Scotti fa emergere il problema degli anziani dell’isola e delinea un’idea progettuale di recupero della parte superiore struttura del Poliambulatorio per ricavare 10-12 posti per i vecchietti che hanno bisogno di assistenza. E’ un’idea che il nostro dottore tenta di perseguire da tempo. Speriamo che la possa realizzare.

Ma il grosso problema di fine settimana, quello più immediato, è tornato ad essere quello dei trasporti tanto che la redazione l’ha annunciato con un titolo pieno di spirito ponzese: Proponiamo un Comitato per togliere l’uocchie sicc’ alla Laziomar!
Alla redazione fa eco il giovane Gianmarco De Chiara con un simpatico articoletto dove Camù e l’Ammiraglio, due simbolici personaggi della realtà ponzese, si confrontano, a modo loro,  sui disagi dei trasporti.
Vista la frequenza con cui si rompono ormai le navi obsolete che servono Ponza e Ventotene, non poteva mancare l’epiteto di bagnarole nel titolo dell’articolo di Rita Bosso – La gara delle bagnarole che rileva le motivazioni del  flop estivo della Laziomar.
Anche Titì fa le sue osservazioni e nel Memo 35. Titì e i viaggi per mare rivaluta le piccole navi di una volta quando esisteva ancora la SPAN e muoveva i primi passi la Caremar.

Naturalmente sul web anche i social network si sono scatenati sul tema!

Gli schiavi del III MillennioCreativi, anche se leggermente sgrammaticati!

Se i trasporti costituiscono la bestia nera di questa estate, la natura del ponzese permane come problema di fondo della vita quotidiana e Silverio Guarino l’ha stigmatizzata in maniera abbastanza provocatoria in Carabinieri: lasciamoli in pace!, scatenando una serie di commenti tesi a confermare gli aspetti negativi della cultura isolana.

Ponza è un microcosmo in cui le dinamiche interrelazionali possono essere portate all’estremo facendo emergere l’alto tasso di litigiosità e la prepotenza che, come risulta anche da qualche commento, contagiano quasi inesorabilmente perfino chi viene dall’esterno e pensa di essere su un’isola deserta in cui potersi allargare a proprio piacimento.

In continuità con questo discorso, l’articolo di Silverio Tomeo sul romanzo L’isola del Signore delle Mosche spiega questa problematica della vita quotidiana ponzese inquadrandola in un discorso etico di ampia portata. La mescolanza di natura e cultura che è una caratteristica della specie umana, si polarizza ai due estremi quando vi siano difficili condizioni di vita e la costrizione a vivere in uno spazio limitato; qui la mancanza di regole condivise fa emergere quanto vi è di istintivo nell’uomo, allentando e esautorando i freni inibitori che la cultura pone. Forse è per questo che anche i non ponzesi ne vengono contagiati.

Ma sarebbe terribile adagiarsi su questa posizione negativa e i due Silverio (Guarino e Tomeo) suggeriscono la possibilità di venirne fuori con uno sforzo di volontà e collaborazione.

Certo, se si è recalcitranti ad ogni controllo e si continua a restare impantanati in un negativo, dannoso e sterile solipsismo – vedi ‘A bestiaccia di Sang’ ‘i Retunne – non c’è ottimismo della volontà che possa tenere.

Il coacervo caratteriale dell’animo ponzese, proprio per la sua debolezza sociale, lascia spazio alla disinvoltura di chi, venuto da fuori, ruba a Ponza immagini, profumi, cultura per ricavarne guadagni personali e,  come un gatto che si morde la coda, va a indebolire l’immagine stessa dell’isolano. Ne parla, con la sua innata pacatezza e lucidità di analisi, Giuseppe Mazzella in Prendi il brand… e scappa, mostrando quanto sia deleteria la convinzione, abbastanza diffusa, che ci possano essere ricadute economiche positive sugli isolani dall’utilizzo di qualsiasi elemento legato a Ponza per creare brand da parte di vip o ‘aspiranti vip’ che lasciano scomparire nel nulla capacità, iniziative e cultura ponzesi. In questo modo rischiamo di perdere, se non stiamo già perdendo, la disponibilità del nostro scoglio, per poterci gestire autonomamente dal punto di vista economico, ma anche la nostra anima e la nostra identità.

A tanta amarezza possiamo far fronte immergendoci negli articoli sfornati da Sandro Russo sui fichi che questa settimana si sono accampati nelle nostre pagine, dalla Marmellata di fichi di zia Olga agli articoli di Botanica e antropologia del fico, posto fra gli alberi fantasticati di una cultura perduta, ma pienamente presente e fruttifero a Ponza.

Fico Dottato

Gli scritti di Franco De Luca sull’estate che volge al termine ci portano, invece, in una dimensione di malinconia ovattata – La fine dell’estate -, ma anche nella quotidianità dove i sentimenti e i pensieri dei ponzesi prendono forma nei modi di dire popolari del nostro dialetto – Se so’ rutte ‘i tiempe.

Chi non fantastica e ci pensa da lontano, immerso nel suo mondo della ricerca, dove per la verità bisogna avere un pensiero che osa, è Arturo Gallia, che puntualmente dai suoi lavori getta ponti di analisi e proposte verso il nostro scoglio. In Studi storico-cartografici: “Dalla mappa al GIS” ci spiega cos’è il GIS (Sistema Informativo Geografico) e suggerisce l’utilità scientifica, ma anche economica, di costruire data-base su aspetti diversi di unità territoriali che vanno dal micro al macro.

Abbiamo poi quella che ormai si può definire “la voce dei fari”, Enzo Di Fazio, che, non perdendo mai di vista la marcia iniziata nel 2012 per salvaguardare il nostro faro della Guardia, in Valore Paese -Fari: a settembre giornate di apertura dei fari, ci comunica l’iniziativa del Ministero della Difesa, inserita nel progetto Valore Paese, dell’apertura di undici fari a visitatori prenotati in giorni ed orari prestabiliti. Il nostro non è fra questi undici, ma un domani ci sarà.

Un-futuro-per-i-nostri-fari
Ho riservato per la chiusa un articolo che mi è piaciuto molto, Scirocco, forse perché, per me, è un vento familiare.

Lo scirocco, arrivava direttamente dall’Africa sulla Corricella e in piazza dei Martiri a Procida, dove ho trascorso i miei primi vent’anni, e ne riconoscevo l’odore, l’appiccicosità, la voce che s’incanalava nei vicoli.
Giovanni Hausmann ne fa, più che una metafora, la personificazione delle coste e dei popoli del sud Mediterraneo: non possiamo eliminarlo con ostacoli creati ad hoc, lo possiamo solo accogliere creando un’interazione proficua fra noi e lui. E’ il nostro tradizionale e naturale continuum, molto più che il nord da cui ci riparano le Alpi.

Mareggiata di Scirocco

Scirocco si inserisce a pieno titolo in quella serie di articoli dei mesi scorsi sul Mediterraneo e lo fa riportandoci il carico umano pieno di dolori, fame e paure insieme all’afa, alla gialla sabbia del deserto e all’umidità, il tutt’uno di cui la storia e il territorio su cui siamo ci rendono destinatari.

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