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Ritratti ponzesi. Ralph De Falco: i ponzesi, non solo uomini di fatica

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di Giuseppe Mazzella
Ralph De Falco sullo fondo di Cala Feola.2

 

“Raffaele, cambia il tuo nome, difficile da pronunciarsi, in Ralph!”.
Era cominciata così, su consiglio di una insegnante, non appena arrivato in America, la battaglia per conservare la propria identità, senza per questo rinunciare alle impegnative prove per affermarsi.
Una storia appassionante lunga una vita che il “nostro” ha in parte raccontato nel suo volume “Le avventure di un mancino”, che il nostro sito ha ampiamente recensito (leggi qui e qui).

Raffaele De Falco, anche quest’anno è a Ponza.
Ormai in pensione, può tornare più liberamente all’amata isola per rivivere i ricordi e le sensazioni della sua infanzia. E, appena se ne presenta l’occasione, cerca di riallacciare quel rapporto di affetto e di esperienze comuni con gli isolani che l’emigrazione interruppe bruscamente, anche se mai cancellò del tutto.

Ingegnere alla General Motors, una carriera lunga 35 anni, una vita di impegno, una importante pubblicazione scientifica conservata nella biblioteca della stessa multinazionale automobilistica, l’hobby per il disegno e la pittura, grazie al quale quando può disegna o immagina la sua isola.
Nella lunga e piacevolissima conversazione Raffaele, che è accompagnato dalla moglie, ha sottolineato soprattutto l’apporto dei ponzesi allo sviluppo economico e non solo degli Stati Uniti. Un aspetto poco noto, che merita invece di essere conosciuto.

Ralph De Falco con la moglie sullo fondo di Cala Feola

“Vedi” – esordisce – “la gente pensa che i nostri concittadini sono emigrati solo per alimentare i lavori edili, excavation, ma non è così. Orgogliosamente bisogna ricordare che tantissimi isolani di prima e soprattutto di seconda generazione, per non parlare di quelle successive, hanno raggiunto traguardi professionali ragguardevoli”.

– Quindi non solo lavoro di braccia, ma intelligenze vive che hanno saputo farsi valere.

“Certo, e posso ricordare decine se non centinaia di ponzesi che sono oggi affermati professionisti, e sono orgoglioso di dirlo. Anzi su questo dato mi piacerebbe che Ponza racconta, che è seguitissimo non solo da noi isolani che viviamo in America, ma quasi ovunque ci sia un ponzese nel mondo, organizzasse il prossimo anno un convegno in cui presentare alcune figure che hanno saputo farsi apprezzare per le loro doti.
Il convegno permetterebbe di conoscere e apprezzare personalità che si sono fatti valere e il cui legame di sangue resta forte con la terra natia. Permetterebbe così di instaurare un confronto virtuoso, facendo nascere nuove idee e progetti da realizzare.
A questo proposito ricordo sempre quanto mio nonno mi diceva. Lui vi era stato nel 1913, ma le condizioni di lavoro e di vita erano ancora troppo misere e lui preferì tornarsene a Ponza. Nonno mi diceva che erano solo animali da lavoro e poco altro.
Con la seconda generazione, però, facendo studiare i propri figli, questi sono riusciti a conquistare ambiziosi traguardi nel mondo della medicina, dell’arte, della tecnologia e della ristorazione, nella quale si è creata una vera “scuola ponzese”.

– In che modo queste risorse umane ed economiche potrebbero favorire l’economia della stessa Ponza?

“Intanto facendo conoscere ai più giovani la terra dei loro avi. Una conoscenza e un legame affettivo che potrebbe spingere più d’uno ad investire nell’isola, con una mentalità evoluta e forgiata in un contesto fortemente selettivo. Un apporto utile che potrebbe costituire un nuovo volano per lo sviluppo isolano.
Io oggi ho l’impressione che la nostra isola sia come bloccata. Si propongono i soliti servizi, affittacamere, giro in barca, cucina. Nessuno o pochissimi innovano.
I ponzesi d’America potrebbero impegnarsi proprio in proposte nuove, in una visione diversa del futuro di Ponza.
Il legame tra noi ponzesi emigrati e la nostra terra è fortissimo. Io credo che non dobbiamo lasciare in mano a chi di Ponza non sa niente o sa poco, le decisioni di come debba svilupparsi.
E in questo, come concorso di idee, mi voglio impegnare in prima persona”.

L’abbraccio e il saluto è caloroso. Con lui e la signora che continua ad ammirare estasiata Cala Feola, dove ci siamo incontrati per questa conversazione che ci auguriamo possa promuovere nuove idee per Ponza. Ci lasciamo, dandoci appuntamento per la prossima estate in cui organizzare un convegno in grado di lanciare nuove sfide e indicare nuove mete. I ponzesi ovunque essi siano – Raffaele ne è convinto – sapranno apportare quel valore aggiunto per rendere la nostra isola sempre più civile e vivibile.

 

Ralph De Falco con Giuseppe Mazzella

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