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Le opere di Pompeo ispirate all’arcipelago ponziano volano in Brasile

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di Luisa Guarino
Massimo Pompeo. Dalla Locandina della Mostra

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Sabato 8 agosto a Olinda (Brasile) presso il Mac – Pe, Museo di arte contemporanea del Pernambuco sarà inaugurata l’esposizione di opere pittoriche di Massimo Pompeo “Ex tabulis maritimarum” (Das cartas italianas as brasileras) a cura di Roberto da Silva.
La mostra, promossa da: Associazione Casa Arte Scuola Civica di Musica di Latina, Instituto de Cultura Brasil-Italia, Proliteratura, ARS3 Produção Cultural, Fundarpe, Secretaria de Cultura, Governo do Estado de Pernambuco, resterà aperta al pubblico fino al 28 agosto.

Saranno esposte opere ispirate alle Isole Ponziane e alle coste e le isole del Brasile, incise e dipinte con ossidi e terre su tavola, su carta e tela. Ponza, Ventotene, Zannone, Palmarola, Gavi, Santo Stefano, e per il Brasile Olinda, Recife, Baia, l’arcipelago di Fernando de Noronha, Itamaracà, Itapessoca, Maria Farinha, la foce del Rio Paraiba, Florianopolis, insieme ad altre isole e coste.

La ricerca sulle coste nasce nel 1990 quando Massimo Pompeo, nato a Latina dove tuttora vive e lavora, insegna educazione artistica sull’isola di Ponza e, suggestionato dai forti contrasti di colori e di forme, lavora sul paesaggio come concetto formale. Successivamente, dall’osservazione delle coste dall’alto, scaturiranno carte nautiche bi- e tridimensionali a cui l’artista sovrapporrà la propria grafia per riportare frammenti di storie popolari e mitologiche e di antiche lettere. Il risultato finale è una composizione e una concezione del tutto personale dell’artista riguardo allo spazio e al tempo, esposta attraverso il viaggio reale e spirituale, immaginifico e sostanziale.

In occasione di quest’esposizione vengono presentati una serie di ‘libri di artista’ con dipinti ispirati alle poesie di Carlos Pena Filho, Jorge Wanderley, Joaquim Cardozo e Bruno Bezerra per i poeti brasiliani e Serena D’Arbela, Stefano Giancola e Caterina Vicino per i poeti italiani. Con questa mostra Massimo Pompeo vuole unire idealmente le due nazioni in un viaggio che illustri con i suoi lavori alcuni dei luoghi più belli del mondo.

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Nella presentazione Roberto da Silva ha scritto: “… Gli anni ’80 sfornarono una generazione di nuovi artisti che dialogavano con la realtà di ogni giorno. All´interno di questa crisi, nel 1980, Pompeo si diploma in arte e opera tra Latina e Roma: Centro Polivalente, Galleria La Colomba a Latina; Galleria Studio e Centro Di Sarro a Roma. Rilettura del Romanticismo settecentesco o avventura nell’Avanguardia ove l´arte è linguaggio… difficile scegliere. Soprattutto per chi è inserito nel mercato dell´arte. Massimo Pompeo intelligentemente scelse la ricerca dei segni. Se l’arte concettuale segue la strada del pragmatismo, nel discorso del linguaggio all’interno dell’opera (‘L’arte è un fatto mentale.’ ‘L´arte opera secondo una logica.’ , Kosuth), Pompeo cresce nella cultura mediterranea sul linguaggio: ‘Medea, Il ritorno’ – 1985; ‘L´orecchio di Dionigi’ – 1988. Non va a cercare ispirazione e tecniche nel Romanticismo come fece la Transavanguardia. Le sue opere portano una Gestalt geometrizzata che ordina il suo gestuale. Come se andasse con cura per le strade costruite da lui stesso. Un gioco logico di ragione ed emozione: il razionale e l’irrazionale: ‘Trittico’ e ‘Lo specchio di Artemide’ del 1989”.

“Negli anni ’90 – prosegue da Silva – Massimo Pompeo si presenta come un artista maturo, sicuro nel trattare il linguaggio cromatico dei suoi disegni e segni. Da quella perizia nasce la serie ‘Maritimarum Tabula’- 1992, in cui la natura è il tema del ragionare artistico: ‘Carta Maritima’. Le sue prime ricerche sul linguaggio dei segni sono interrogazioni della realtà, una ricerca di orientamento per tuffarsi nell’oceano interiore di ognuno: un linguaggio ancora in costruzione”.

Delle opere di Massimo Pompeo personalmente ho scritto tra l’altro nel catalogo di un’esposizione del 2010: “… Impossibile frenare la mente, e non veleggiare come novelli Ulisse alla ricerca di Circe, di Eéa, di un paradiso perduto, che non sarà mai perduto del tutto finché riusciremo a reinventarlo con le linee e i colori che Massimo traccia, come antico moderno incantatore”.

Mentre Fabio Bartolini scrive: “ … Diario di un viaggiatore curioso, appunti visionari, mappe mentali sul filo dei ricordi e delle sensazioni: Massimo è un viaggiatore che non conosce (e non vuole conoscerlo) compiutamente l’itinerario ma che sa, con certezza, che deve percorrere la ‘sua’ strada ed altro non è a lui concesso… L’esperienza diretta è superata in un percorso illusorio che diventa anche itinerario di catarsi. Un viaggio che crea le mappe e le mappe creano il viaggiare: tautologia dell’esistenza come una strada tra significazione e immaginazione, tra essere e rappresentazione”.

E Leo Strozzieri: “… Fosse vissuto nell’antichità, Massimo Pompeo con ripetuti attacchi avrebbe sferrato una sua personale campagna bellica alle colonne di Ercole, non tanto per superarle, quanto per abbatterle allo scopo di progettare quell’umanesimo spregiudicato e radicale che toccherà i vertici del suo lungo itinerario formativo solo con l’Illuminismo… ‘Ex Tabulis Maritimarum’ fuoriesce con lapalissiana evidenza il carattere del maestro laziale, illusionista e apparentato con la mimesi nello stesso tempo, dal momento che le sue isole, le sue spiagge, le visioni delle terre emerse esibiscono una vigoria propria di chi le percepisca o le abbia percepite con assoluta certezza, ma allo stesso tempo le volutamente incerte grafie di contorno parrebbero collocate al fine di sbriciolare la veridicità delle immagini ricacciate nel regno delle illusioni. Si vuol dire che questi spazi incantati ed incantevoli sono parallelamente un ricordo ed un’aspirazione, un contenitore di vissuto oggettivo e di fantasia sfrenata”.
File .pdf della Locandina della Mostra: Locandina 1

Nota della Redazione
Sul sito, di Massimo Pompeo, Luisa Guarino ha scritto in occasione della Mostra del nov. 2014 a Latina: leggi qui

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2 commenti per Le opere di Pompeo ispirate all’arcipelago ponziano volano in Brasile

  • Luisa Guarino

    Appena rientrato da Olinda (Brasile) l’artista di Latina Massimo Pompeo mi ha inviato questo messaggio che voglio condividere con gli amici di Ponza Racconta.
    Come forse alcuni ricorderanno, ho scritto di lui circa una settimana fa, quando ha inaugurato appunto in Brasile la sua mostra “Ex tabulis maritimarum”, un lavoro che gli è stato ispirato proprio dagli scorci dell’arcipelago ponziano e di Ponza in particolare, dove Pompeo ha insegnato per alcuni anni educazione artistica.
    “Carissima Luisa, sono appena tornato e ho letto le tue e-mail. Pubblicare l’articolo su Ponza Racconta (per la cronaca il pezzo è uscito anche su Latina Oggi) devo confessare che mi ha fatto particolarmente piacere. E’ l’Isola dove ho vissuto giornate meravigliose, accolto da gente stupenda, e soprattutto dove il mio lavoro sulle carte dei mari è iniziata: le coste dall’alto di Cala dell’Acqua, di Cala Inferno o da sopra le Grotte di Pilato. Grazie. Ti abbraccio, Massimo Pompeo”.

  • Silverio Guarino

    Ma guarda se, per avere successo, le opere di Pompeo ispirate all’arcipelago ponziano, siano dovute “sbarcare” in Brasile.

    “Nemo profeta in Ponza”.

    Questo è anche il titolo di un mio contributo un po’ “frizzantino”, che la redazione di Ponzaracconta non ha ancora pubblicato (l’anonimo Sang’ ‘i Rutunne, senza firmarsi, scrive di tutto: non posso fare altrettanto?).

    Ma no, ad onor del vero, altri personaggi possono essere profeti in Ponza; e così le opere di Pompeo ispirate all’arcipelago ponziano sono sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole dell’amato scoglio.

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