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“Ci sono più ponzesi ad Arbatax che a Ponza”

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di Sandro Vitiello

 

Può sembrare un’affermazione azzardata ma è quasi sicuramente vera.
Era una delle tante considerazioni fatte con gli amici di Arbatax-Tortolì; sono andato a trovarli a fine lLuglio.
Tortolì (di cui Arbatax è la principale frazione) è un comune sulla costa orientale della Sardegna.
Guarda in faccia a Ponza, se dalla nostra isola volgiamo lo sguardo a ponente.
I ponzesi sono stati una presenza costante da queste parti dalla fine del 1800.

cilormo calisi il guaritore

Cilormo Calisi, il guaritore.

Ci arrivarono come pescatori, ma molti di loro si trasformarono presto in abili commercianti: acquistavano beni in Sardegna e li trasportavano con i loro mezzi sulle coste italiane.

I primi furono i Mattera che dal porto sardo – allora situato dentro lo “stagno” di Tortolì – portavano verso la costa italiana grano, formaggio, patate, carne e tanto carbone ricavato dalla legna delle importanti foreste sarde.
Ritornavano carichi di zucchero, farina, sapone e quant’altro non si produceva sull’isola.
Ai Mattera seguirono i Mazzella, gli Aversano, i Calisi, Morlè, Vitiello, Romano, Balzano, Cristo, Musella, Iacono ed altri.
Erano intraprendenti – e lo sono ancora – i ponzesi arrivati da queste parti.

antonio morlè padre di salvatore

Antonio Morlè

Gli Aversano ad esempio erano abili pescatori.
La moglie di uno di questi, Speranza, allestì il primo albergo di Arbatax che portava il suo nome – Speranza appunto – utilizzando come cucina la vecchia chiesa sul porto, ormai sconsacrata e sostituita da quella in cui è presente la statua di san Silverio.

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San Silverio ad Arbatax

Non si limitavano a questo le donne ponzesi di Arbatax.
Alcune di loro, temerarie ed intraprendenti, si spingevano verso l’interno, fino a Lanusei per vendere il pesce che i loro mariti tiravano fuori da quel mare molto ricco.
Questa abitudine consolidò i legami con le genti dell’Ogliastra e dagli anni cinquanta in poi i matrimoni misti tra ponzesi e sardi non sono più stati un’eccezione.

I ponzesi da sempre erano anche contadini e quindi cercavano terra per coltivare quanto serviva alla famiglia.
Uno di questi, Gaspare Cristo, si fece custode dell’isolotto dell’Ogliastra, al centro del golfo.

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Gaspare Cristo, “il re” dell’isolotto dell’Ogliastra.

Incominciò a coltivare i legumi e gli ortaggi tipici di Ponza, mise piante di fichi e piantò la vite che cresceva con abbondanza di frutta su quella terra mai zappata.
C’era al centro di questo isolotto un fosso quasi sempre pieno di acqua piovana, utile per innaffiare.
Gaspare costruì anche una casetta che doveva essere usata come ricovero per gli attrezzi agricoli.
Era così comoda e ben fatta che tante notti ci si fermava e quando veniva la bella stagione la famiglia tutta si trasferiva in questo luogo “lontano e vicino” di cui si sentivano regnanti.
C’erano i conigli che davano problemi all’orto ma che finivano in padella ad ogni buona occasione.
Con Gaspare Cristo finì anche la storia dell’isolotto e gli ultimi conigli vennero infilzati dai primi fucili subacquei che comparvero da quelle parti.

Una grande risorsa economica della zona di Tortolì-Arbatax è stata e rimane la peschiera nello stagno di Tortolì.
Ne scoprirono la ricchezza i pescatori ponzesi che nei suoi duecentocinquanta ettari di acque avevano modo di salvare la giornata lavorativa quando non si poteva uscire in mare.

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Allevamento di cozze nella peschiera di Tortolì

Nel quarantaquattro – il 14 di novembre – venne costituita la cooperativa che avrebbe gestito con moderni criteri quella importante risorsa e tra i soci fondatori della cooperativa c’erano due Aversano Luigi, entrambi ponzesi.
Ancora oggi i soci ponzesi sono una componente fondamentale di questa importante attività di pesca estensiva.
Per capirci i pesci dello stagno di Tortolì nascono in mare e vengono bloccati dopo che entrano nelle acque chiuse.
Vengono lasciati in questo enorme spazio – profondo mediamente due metri – ma non vengono alimentati dall’uomo. Il cibo lo trovano nello stagno stesso.

Una delle figure di riferimento è Luisa Balzano, biologa e responsabile del settore scientifico della cooperativa.
Ci racconta degli importanti risultati ottenuti anche con l’allevamento delle cozze e, da pochi anni, delle vongole.

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Luisa Balzano, biologa della peschiera di Tortolì

Ho incontrato un giovane De Martino – gente di Cala Feola – che sistemava alcune casse di stupende triglie appena arrivate.
I ponzesi nella cooperativa, che oggi si occupa anche della commercializzazione del pesce pescato in mare, continuano ad avere un ruolo importante.
Il loro essere soprattutto uomini di mare ha permesso di allargare e dare altre opportunità a questa realtà. Abbiamo quindi la componente sarda che segue soprattutto la gestione dello stagno e quella ponzese che lavora soprattutto in mare aperto.

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Tre generazioni di ponzesi ad Arbatax

Chi sono oggi i ponzesi di Arbatax?
Sono i figli di quella gente che da un centinaio di anni si è fermata su quelle coste.
Sono persone bene integrate che costituiscono una forza economica e non solo.
Le principali associazioni culturali vedono la partecipazione a tutti i livelli dei nostri ponzesi.
Le attività commerciali e turistiche li vedono protagonisti con ruoli di prim’ordine.
Eppure questi ponzesi conservano e rivendicano con orgoglio la provenienza dalla nostra isola.
Alcuni di questi sono nati in Sardegna e non sono mai stati a Ponza, ma nei loro ragionamenti non c’è ombra di dubbio sulla loro “appartenenza”.
La recente manifestazione dei “Arbatax borgo marinaro” raccontava soprattutto del fortissimo legame con Ponza.

La nostra isola ha un debito con questa gente: ha un debito di riconoscenza.
Queste persone pur essendo andate via per necessità o scelta, non hanno mai tagliato il cordone ombelicale che li lega a Ponza.

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Costantino Calisi, fratello di Cilormo.

Io credo che sarebbe opportuno dotarsi, a Ponza, di una struttura che si occupi costantemente di rinnovare i legami con le tante comunità ponzesi che abbiamo in giro per il mondo.
Non è solo un fatto culturale o di affetto.

luigi aversano detto rallone

Luigi Aversano detto “Rallone”

E’ anche un fatto economico. Tenere saldi i legami con i ponzesi “della diaspora” ci permetterebbe di aprire un dialogo costante con gente nostra che ha a cuore il nostro scoglio e che, oltre che venirci a trovare ogni tanto, potrebbe essere promotrice di iniziative economiche.

Questo e tanto altro è stato il mio viaggio in Sardegna: il resto a dopo….

 

Ps: le foto in bianco e nero sono parte di una grande mostra fotografica realizzata in occasione della manifestazione “Arbatax: borgo marinaro” svolta ad Arbatax di cui ne abbiamo parlato in marzo:
Da Arbatax a Ponza una richiesta

e poi in giugno:
Arbatax borgo marinaro
Arbatax borgo marinaro 2

Ricordiamo anche il prezioso contributo di Lino Catello Pagano
Da ponza ad arbatax: san silverio e la sardegna

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