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Mia madre e l’acqua di colonia

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di Gabriella Nardacci
Francois-Joseph_Sandmann. Napoleon a' Saint Helene (1815-1821)

 

Mia madre è sempre presa dal telegiornale della sera. Se le telefoni in quel momento, non è loquace come al solito e lascia intendere che sta guardando il telegiornale… che è meglio chiamare dopo.

Talmente è colpita dalle notizie che ha l’urgenza di commentarle. Dice che non devo far uscire mio figlio quando è sera perché ci sono persone cattive in giro… mi parla del fuoco e di tutti gli incendi che stanno accadendo e ne è molto spaventata così come dei temporali e delle trombe d’aria.
Gli elementi della natura li teme fortemente, mentre è severa e determinata verso quelle persone che uccidono bambini e ragazzi. Dice che se governasse lei, li porterebbe tutti nelle prigioni delle isole, dove ci sono delle vere prigioni e non “come a chelle de mò ’ndo’ ce stanno tutte le comodità” – e mentre scuote la testa aggiunge: – …’sto munno, mo’, va tutto alla riversa! Invece a chissi ce faciarìa proprio be’ ’n po’ d’acqua de colonia!”

Quando mia madre ha parlato delle prigioni sulle isole, mi è tornata in mente una classifica della CNN di alcune fra le più importanti ex colonie penali che oggi sono apprezzate dai turisti. Le racconto, in breve le condizioni “penose” alle quali erano sottoposti i prigionieri portati a scontare la “pena” in queste colonie.
Le dico che in Italia ce ne sono parecchie e tutte famose. Gliene elenco alcune.

La Toscana ne ha diverse e solo qualcuna, come quella della Gorgona, è ancora attiva, mentre Pianosa è stata sede di carcere di massima sicurezza fino a pochi anni fa. Questa è una colonia penale antichissima se si pensa che vi sarebbe stato carcerato e condannato a morte un nipote di Augusto.

E come dimenticare l’isola di Montecristo nell’arcipelago toscano? A tal proposito mi ricordo un famoso sceneggiato televisivo “ Il conte di Montecristo” interpretato “molti e molti anni fa” dal bellissimo Andrea Giordana che tanto piaceva a noi ragazzette e del quale eravamo innamorate. Anche lei se lo ricorda, questo sceneggiato, ma al contrario di me che ricordo l’attore protagonista, lei rammenta il paesaggio e il buio della prigione: – Mamma mia, che brutto sta’ sempe meso a gliu mare!”.

Le dico che oggi, questa bella isola è riserva della biodiversità per l’UE e visitarla non è facile. Occorre aspettare perché serve un permesso speciale e non permettono a troppe persone di accedervi tutti insieme…: – Forse – dice lei sorniona – tenno paura che se sprofonna la terra pe’ la troppa gente ’ncima!
Evito di controbattere. Sorrido e vado avanti parlandole della Sicilia e dell’isola di Favignana che è la più grande delle isole Egadi e che si ricorda per aver “ospitato” tantissimi prigionieri libici.
Stessa cosa per le isole Tremiti, che sono state anch’esse terra di confino per i libici e per gli oppositori del regime fascista. C’è stato di passaggio anche Pertini…

Passo poi all’isola di Pantelleria che si può raggiungere anche in aereo, chiamata anche la “perla nera del Mediterraneo” e che è vicinissima alla Tunisia.
Questa cosa che si può raggiungere anche in aereo, le piace e dice che almeno se qualcuno si sente male e serve l’ospedale, con l’aereo fanno presto a portarcelo.

Dalla Sicilia mi sposto In Sardegna, dove c’è l’Asinara, un tempo anch’essa colonia penale.

Lascio per ultime le nostre isole ponziane perché so che ne conosce il nome e un po’ appartengono anche a lei. Due miei parenti hanno lavorato a Ponza e una mia nipote ha insegnato nell’isola. Mia madre ne ha sentito parlare bene.

Comincio con l’isola di Santo Stefano da cui si vede il Vesuvio. Pensa di nuovo al fuoco e questa volta benedice il mare che almeno “smorza tutto”. Le parlo della prigione e delle finestre delle celle dalle quali i prigionieri non potevano vedere il vulcano così come non potevano vedere il mare.

Carcere di S. Stefano.1

Mi son sempre chiesta cosa vedevano quelle persone dalle finestre delle celle e quali pensieri venivano loro in mente quando sentivano il brontolio del mare e il suo odore… se avevano paura durante le burrasche, se immaginavano le stelle che si specchiavano sul mare nero della notte, se ascoltavano, rapiti, il canto delle sirene… Già il non avere tutto questo poteva essere una punizione severa.

-Beh, oh… ce mancava pure tutta ’sta poesia a chigli assassini! Certo che a confronto di chigli de oggi, hanno patito veramente. Ma prima de fa se deve pensa’! Ma pare che non me recordo de chest’isola… -.

Le dico che non se la ricorda perché l’isola di Santo Stefano è disabitata e solo la natura conserva la memoria di un tempo che fu.

3. Cartolina di Ventotene anni 40

Cartolina di Ventotene, negli anno ’40 e, sotto, una veduta del carcere dall’alto

carcere-santostefano

Ed eccoci a Ventotene, antica come Pianosa. Qui Nerone imprigionò sua moglie e oggi il carcere è stato trasformato in una grande casa per le vacanze.
Ma durante il fascismo Ventotene era una colonia di confino delle più temibili, ci passarono Pertini, Amendola e poi… Spinelli, Rossi e Colorni, gli estensori del “Manifesto di Ventotene”, l’idea iniziale della costituzione di un’Europa unita.

A Ponza, invece, altro famoso “luogo di villeggiatura” durante il fascismo, approdò da prigioniero anche Mussolini, destituito dai suoi incarichi di Governo il 24-25 luglio 1943.
Il Duce trascorse undici giorni a Ponza e si racconta che i Ponzesi furono gentili e ospitali nei suoi confronti. Era il 1943 e Mussolini compiva 60 anni.
Fu accompagnato in una casa tutta bianca, oggi albergo, sulla spiaggetta di Santa Maria. In quel periodo soffrì di mal di stomaco e i ponzesi gli offrirono il latte di mucca per fargli calmare i dolori. Ponza lo ispirò a tradurre in tedesco le Odi Barbare di Giosuè Carducci.

Vorrei poterle parlare di un’opera lirica ricavata da “Una colonia penale” di Kafka o del famoso “Papillon” di Charriére ma so che non le importerebbe più conoscere altro ora che il rievocare la figura di Mussolini l’ha proiettata in quella realtà dentro la quale esplodeva la sua gioventù e il suo amore per mio padre.

Papillon. Locandina

Lei preferisce le vicende accadute quando lei era una giovinetta e partecipa ai ricordi con le sue storie e le sue corse su per le montagne a cercare nascondigli e a salvarsi dalle bombe e dai soldati “malintenzionati”.

Le chiedo cosa ne pensa del fatto che Mussolini sia stato trattato bene a Ponza. Mi guarda cercando di capire cosa risponderei io alla sua verità. Sa che ho dei pensieri diversi a proposito.

Prima ribadisce che le prigioni sulle isole hanno “raddrizzato” tante persone mentre quelle di adesso costano tanto allo Stato perché viene fornito loro “ogni ben di Dio”, e i carcerati trovano lavoro, studiano e dopo escono per buona condotta e “refao chello che facevano prima…”.

Le propongo la domanda a proposito di Mussolini e allora lei un po’ stizzita risponde: – Oh ma quello mica era un nemico qualunque eh!? Io pure l’avrei trattato in guanti bianchi! Tanto ormai stava controllato e non poteva fa più malo a nisciuno!

Mia madre ha 88 anni…e ha idee precise sul mondo e sugli uomini. A volte la vedo serena e contenta per essere riuscita a definire le cose terrene.
Non è più il caso, ora, di crearle dubbi con un’altra verità.

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La pubblicità del profumo Exilium – isole di Napoleone

Immagine di copertina: Francois Joseph Sandmann. Napoleon a’ Saint Helene (riferito all’esilio di Napoleone sull’isola atlantica dal 1815 al 1821, anno della sua morte).

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