Voci di Ieri

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Sere d’estate

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di Francesco De Luca
Lucciole-sul-mare.-La-rada-di-Frontone

 

Ieri sera nel golfo di Ponza, da Frontone a Cala Gaetano, stazionavano centinaia di natanti illuminati. Come un’altra cittadina a mare, a corona di quella a terra.

Fari, luci, filari di luminarie, a prua, a poppa, sui pennoni, sugli alberi. E poi lucette si muovevano a zigzag, e specchi d’acqua brillavano, insomma una fantasmagoria di luci.

Credo che altrettanto luminescenti siano state cala Lucia Rosa e cala Feola.

La ricorrenza dei santi Pietro e Paolo, festeggiati a Roma, quest’anno ha inondato l’isola di turisti e di natanti turistici.

La serata era dolce e rilassante. Di quelle che facevano decidere di raccogliere ’i rufule. Di giorno, quelli attaccati agli scogli sono piccoli, ma quelli di notte!

Quali quelli di notte ?

“Stasera te porto ie” – lanciò l’idea Tatonno !

Lasciammo il porto che era sera inoltrata, ’u canuttiello era attraccato al Mamozio. Scendemmo e lasciammo il Corso alle signore che si beavano dei capi esposti al ‘Peonia’, mentre altri pigramente passeggiavano su quella loggia dal fascino antico. Illuminato sì ma non come ora.

A remi superammo la scogliera e decidemmo di arrivare sotto al Cimitero, prima delle Grotte di Pilato. L’età ci rendeva agili e, dopo aver tirato un pochino in secco la prua, ci chinammo, ognuno per sé, a raccogliere ’i rufule.

Non fummo molto accorti perché, pur se al buio, gli animaletti reagiscono ad ogni minimo rumore, per cui creammo un fuggi fuggi. Noi, d’altra parte, eravamo privi di lampada, per cui la raccolta era affidata agli occhi e alle mani. Insomma, dopo poco su quella spianatella non c’era più niente.

’I rufule catturati erano decisamente grossi, il doppio di quelli visti al mattino, ma pochi. Che fare? Rimettemmo i remi in acqua e puntammo sullo scoglio Rosso. La baia del porto non era agitata da alcun moto. I panfili e i motoscafi stavano attraccati al molo e la rada baluginava di guizzi di luce. Nella calma i remi facevano schioccare l’acqua, e questo rumore ci accompagnò sino allo scoglio. L’approdo lo facemmo in un posto che ci permise di fermare la barca. Fummo più silenziosi stavolta e più attenti a muoverci. Lasciavamo le conchigliette piccole e puntavamo a quelle grosse, massicce, mammacchione.

Si camminava sugli scogli normalmente anche senza avere i sandali ai piedi. La dimestichezza con l’ambiente marino non soltanto ci forgiava ma ci ha lasciato dentro ricordi incancellabili. La mia generazione poi affrontava le prove che l’isola presentava con uno spirito di rivalsa. Noi eravamo gli studentelli, quelli che l’isola la vivevano ad intermittenza e sempre protetti da una considerazione familiare benevola. E invece noi volevamo essere come i nostri coetanei, gareggiare con loro in rudezza.

L’isola come baricentro della nostra formazione. Lo è stato. E forse ancora dobbiamo saldare il debito di riconoscenza che le dobbiamo.

Come andò quella sera con ’i rufule? Ne prendemmo, non tantissimi come si favoleggiava, ma io quella sera poi non la posso dimenticare perché scivolai e caddi, non in acqua bensì sugli scogli. Strappai i pantaloni, e mi feci pure male. Che serata!

I rufoli

 

 

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