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Epicrisi della domenica (25). Abbiamo perso qualcosa?

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di Sandro Vitiello

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Passata la festa tasca vuota e dolor di testa, si diceva una volta.
Adesso, da un certo punto di vista, è festa tutti i giorni ma per noi ponzesi la “Festa” con la effe maiuscola è quella di san Silverio.
E’ normale quindi che ci sia un dolce lasciarsi andare dopo tutte le emozioni che abbiamo vissuto.
Mancavo da Ponza da tre san Silverio e devo dire che mi ero perso qualcosa.
Il venti giugno rimane la data simbolo per quanti vogliono ritrovare un pezzo delle proprie radici.
Aveva ragione Cesare Pavese quando diceva che “un paese ci vuole…” perché anche se vai in capo al mondo lui è lì ad aspettarti.
Con atmosfere diverse ce lo hanno ricordato Sandro Russo con il suo “Raccontare il mare”,  e Franco de Luca con “…E la chiamano estate”.
Il mare è il nostro orizzonte naturale, ed è qualcosa che rimane attaccato dentro; soprattutto a chi lo ha navigato.

papà
Si rinnova il ricordo anche attraverso le immaginette di san Silverio che Enzo si era portato in Francia un po’ di anni fa e che ha distribuito ai ponzesi “ritrovati” come se avesse portato con sé un pezzo della nostra isola.
Il mare ancora come centro del mondo nei ricordi di ragazzo di Franco de Luca.
Come non dargli ragione.
Puoi fare le cose più importanti nella tua vita ma le emozioni provate quando si era ragazzi quelle te le puoi solo ricordare. Si potrebbe scrivere un libro ma forse lo hanno già fatto altri.

san silverio

Ci siamo persi qualcosa?
Ci siamo persi tante cose ma adesso che pensavamo che almeno a denari stavamo quasi bene, arriva una legge e ci dice che stiamo inguaiati ‘nata vota.
Abbiamo festeggiato san Silverio con un avanzo di bilancio e dopo due giorni veniamo a sapere che non era vero niente.
Siamo sotto di almeno quatto milioni e seicentomila euri. Lasciando perdere annessi e connessi.

Sang’ ì retunne le chiama favole e mi sa che ci ha ragione.
E pensare che Ferraiuolo ce lo diceva da un po’ di tempo – vedi l’allegato all’articolo sul Consiglio Comunale) ma i numeri di Ferraiuolo disturbavano i sogni di qualcuno.
Titì – il nostro amico a quattro zampe – si augura solo che non ci rimettiamo pure i gioielli di famiglia. Anche perchè nel linguaggio un po’ burino di noi maschietti, i gioielli di famiglia sono “quelle cose lì” e ci dispiacerebbe alquanto vederceli portare via.

Intanto il dibattito sull’acqua pubblica non si arresta; mi sa che da qui ad un po’ sarà “la madre di tutte le battaglie”.

Parliamo di cose belle che è meglio.
La polemica sulle bancarelle non si è sopita del tutto ma ad oggi sembra che le multe si siano perse per strada.
Ce lo auguriamo per tutti e anche per i professionisti dello “street food”.
Appartengono al nostro mondo.

Dovrei parlare degli scritti di Enzo di Fazio sui problemi che avrà Zannone dopo che la Forestale non potrà più usare mezzi navali per raggiungerla… o di Biagio e le sue mappe ritrovate e di altro ancora ma voglio chiudere con qualcosa di bello; veramente.
A Ponza da qualche anno c’è una signora che arriva da Leningrado (ops… San Pietroburgo).
La maestra Elena Kshumanova insegna piano ad un gruppo di bambini dell’isola e i risultati sono davvero molto importanti.
Sono queste le notizie che scaldano il cuore e ci fanno ben sperare per il futuro.

Altalena

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