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Incontro con la maestra Elena Kshumanova

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di Enzo Di Giovanni

benedetta amitrano, ludovica zecca, silvia aprea, andrea vitiello

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…Sono di origine russa, ma sono nata in Germania: mio padre era un militare di professione per cui la mia infanzia è stata costellata da numerosi trasferimenti. Fin da bambina ho iniziato a prendere lezioni di musica, ricordo in particolare Bach. Ah, guai sbagliare a suonare qualcosa di Bach!
La mia maestra era severissima!
Poi quando avevo 6 anni mio padre si è trasferito in Lituania per 12 anni…

Comincia così la nostra chiacchierata con la Maestra Elena Kshumanova, nella saletta dei Cameroni dove svolge la sua attività, circondata da bambini e genitori.

Insomma sono abituata a girare. Anche se la mia patria è la Russia: a S. Pietroburgo in particolare, dove ho avuto una scuola per tanti anni, circa trenta, e sempre con bambini.

Questo è il corso dell’84:
corso 1984- la maestra

la maestra Elena Kshumanova

corso 1984- gli allievi

Gli allievi

Il metodo russo dura sette anni. Dopo 7 anni si fa un concerto al termine del quale viene consegnato il diploma, che serve come base per chi vuole andare avanti.

Germania, Lituania, S. Pietroburgo. Da dove spunta fuori Ponza?

A Ponza ci sono capitata per caso, dopo diversi viaggi in Italia, la prima volta era proprio nel periodo dei festeggiamenti per S. Silverio!

…E questo forse spiega molte cose!

Sì, sì! Era un viaggio assolutamente casuale, ero in vacanza, come altre volte prima in Italia.
A Ponza ho conosciuto mio marito: sicuramente la nostra comune passione, la musica, ha fatto da collante. Persino nella lingua: l’italiano è una lingua musicale, ed all’inizio mi esprimevo attraverso vocaboli della tradizione operistica: mio umore stamattina è allegro, o piuttosto grave!
Ed in effetti con i bambini continuiamo questo lavoro: io insegno musica, loro mi insegnano a parlare.

Come è stato l’impatto con Ponza?

Ponza ho iniziato ad amarla soprattutto quando non c’ero, durante i due anni in cui con mio marito per motivi di lavoro ci siamo trasferiti fuori.
Non so perché: io ho visto tanti posti bellissimi. Ma qua trovo un’anima: penso che italiani e russi siano simili da questo punto di vista, e Ponza in particolare mi ha stregato.

All’inizio non è stata facile: quando sono venuta in Italia mi mancava, mi mancava tanto il mio mestiere. Passavo più tempo possibile al piano proprio per non dimenticare la mia passione, la passione di una vita.
Ma non pensavo di riprendere l’insegnamento. All’inizio mi dicevano: guarda che i bambini di Ponza sono un po’ chiusi, lascia perdere! Ed infatti io studiavo per me, per mantenere l’esercizio.

Spesso però avevo la finestra aperta. Qualche mamma, incuriosita, mi ha chiesto se potevo dare lezioni ai loro figli, e così è cominciato tutto. Ricordo ad esempio Francesca Assenso che un giorno viene e mi chiede di insegnare a sua figlia: vabbè proviamo!
È nato tutto per caso…

Ha accennato al metodo russo, ci può far capire meglio in cosa consiste?

In Russia c’è una grande tradizione musicale. I bambini devono crescere non solo tecnicamente ma anche culturalmente: è importante sottoporre l’allievo non solo a tante prove tecniche preventive quali la voce, la ritmica, l’orecchio.
Per esempio, guardate quanti disegni hanno fatto: loro devono immaginare la musica che suonano.

disegno 1 benedetta amitrano

Benedetta Amitrano mostra il suo disegno

disegno 2 ludovica zecca

Ludovica Zecca mostra il suo disegno

Non a caso al Conservatorio è presente una disciplina che si chiama pedagogia musicale.
In tal senso, disegnare la musica che stanno eseguendo, è per i bambini un modo per conoscere, per comprendere il senso del brano, e farlo proprio. Se il bambino immagina cosa sta suonando, o addirittura rielabora a suo modo la storia che si cela in un pezzo, riesce a metterci quell’espressività in più che fa la differenza nell’esecuzione. Si innamorano dei loro brani!

Per questo per me è più interessante insegnare ai bambini più piccoli, perché riesco a curare meglio la loro formazione. Non mi interessano gli adulti!
Il metodo russo poi è molto veloce, i bambini cominciamo a suonare subito: non ci sono esercizi monotoni che stancano i bambini. Questo è uno dei motivi dei tanti successi che stiamo riscuotendo con la scuola di Ponza.

Quale è l’età ideale per approcciare lo studio del pianoforte?

L’età migliore è intorno ai 4 anni. Prima è difficile catturare la loro attenzione.

Ha detto che è iniziato tutto per caso. E’ stato difficile l’inizio?

Tutt’altro! Come ho già detto mi mancava moltissimo il mio lavoro. Per questo quando è venuta Arianna non è stato difficile per me accettare di insegnare: la bambina aveva 6 anni. Poi dopo circa un mese è venuta la seconda bambina, Alessia. Il mese dopo è venuta la cugina di Arianna, poi Mario; insomma il primo anno sono arrivata ad avere 4 bambini.
Ed essendo veloce il nostro metodo, il primo anno con questi 4 allievi abbiamo già tenuto il primo saggio, in estate, al Museo, dopo soli sei mesi di corso!

L’inverno successivo abbiamo tenuto il primo concerto, in chiesa, e dovevamo tenere la scena per un’ora almeno… come fare?
Ogni bambino è stato “costretto” così a suonare ben 9 brani, dopo solo pochi mesi di lavoro! Due bambini hanno anche eseguito dei pezzi a 4 mani: il pubblico era entusiasta, non volevano farci andare via!

L’estate successiva i bambini sono diventati 5, consentendo così di ridurre i brani a 5/6 ad allievo. A Natale è arrivata Giorgia, poi Carlotta: a volte i bambini erano tanto piccoli da rendere necessario l’uso di uno sgabello…
Adesso siamo arrivati a 20 bambini!

Abbiamo fatto concerti di musica sacra, di Mozart, arie di opera, concerti di musica napoletana. Abbiamo fatto un concerto durante la festa di S.Giuseppe…
La prossima esibizione sarà il 27 giugno, l’XI saggio, e sarà l’occasione per ascoltare i vincitori dei concorsi di quest’anno.

Ogni saggio è diverso dagli altri: di solito alterniamo brani di musica classica con pezzi di altro genere, ad esempio musica popolare, dialettale. Questa volta verranno eseguite arie tratte da colonne sonore.

manifesto del saggio 27 giugno

Manifesto saggio del 27 giugno

Devo dire che ci aiutano molto anche i genitori, che sono molto partecipi e stimolano i ragazzi nel loro apprendimento.

La Maestra non riesce a nascondere il suo entusiasmo, e mostra foto su foto dei vari concerti, di tutti i bambini…

Questa è la foto dell’anno scorso quando Benedetta ha vinto il premio!
Quest’anno addirittura i bambini hanno accettato di partecipare a due concorsi, ed hanno ottenuto riconoscimenti importanti! (leggi qui)

benedetta amitrano, ludovica zecca, silvia aprea, andrea vitiello

 la Maestra con Benedetta Amitrano, Ludovica Zecca, Silvia Aprea e Andrea Vitiello

I concorsi a cui partecipano i nostri ragazzi sono di spessore internazionale, partecipano allievi di talento da tutto il mondo.

Ogni anno, quando gli allievi cambiano categoria facciamo la festa, io preparo le medaglie: la scuola nostra dura 7 anni, ed ogni anno i bambini ricevono una medaglia di un colore diverso per ogni categoria: sette come i colori dell’arcobaleno. Il colore dell’ultimo anno è il viola, traguardo che raggiungeranno i bambini che hanno iniziato con me a Ponza.

I ragazzi che sono all’ultimo anno, durante l’anno devono preparare un concerto, un’esibizione in cui saranno da soli: è un vero e proprio esame.

Ogni volta che finisce un ciclo in Russia si fa una grande festa: voglio fare l’anno prossimo lo stesso anche a Ponza, al termine del primo ciclo.
Ma devo dire che per i ragazzi è una gran festa ogni volta che suonano!
Quest’estate, per agosto, già stiamo preparando un concerto di musica napoletana.

E’ anche un modo per uscire dal guscio, consentire al nostro piccolo mondo di farsi conoscere, affinchè non si dica che a Ponza non si fa nulla di coinvolgente socialmente. Io poi vedo che dopo tanti anni, c’è stata una crescita anche del pubblico che viene a seguirci, sempre più interessato ed attento, e la cosa mi fa enormemente piacere.

Eppure il passaggio da una metropoli ad una piccola isola non dovrebbe essere facile…

Prima insegnavo in una grande città, a S. Pietroburgo, ma a me piace di più qua, la grande città è troppo dispersiva, qua siamo più uniti, c’è un contatto quotidiano. Tra le cose più belle, è quando per sbaglio mi chiamano mamma, non maestra. E di fatto la nostra attività non prevede solo lo studio accademico: soprattutto d’inverno vediamo anche dei film, come Pierino ed il lupo, in questo nostro spazio – voglio a tal proposito ringraziare il Comune per lo spazio che ci concede -.

A Natale poi, gli ultimi giorni prima delle feste facciamo sempre delle cose insieme, perché poi si va in vacanza.

Tra i nostri obiettivi vi è quello di allargare i nostri confini, fare qualcosa anche fuori di Ponza.
Sarebbe interessante, e ci stiamo pensando, creare sinergie con altre scuole di musica, e favorire attraverso l’ospitalità, uno scambio culturale ed umano. (Nel passato è stato fatto con la banda musicale)
Un’altra bella idea sarebbe un viaggio culturale in Russia, nella mia S. Pietroburgo: ne parliamo spesso, chissà…

La nostra chiacchierata con Elena Kshumanova termina qua. L’immagine finale è quella di una donna forte, carismatica che ha un rapporto speciale con i suoi piccoli allievi.

Che parlano poco (abbiamo cercato inutilmente di coinvolgerli), ma non ne hanno bisogno: si esprimono così bene con le note…

premi

 

NdR: il saggio si terrà, sabato 27 giugno,  presso la sala dell’ex Scuola Media con inizio alle ore 21,30

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