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Laudato si’ mi’ Signore

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di Vincenzo Ambrosino
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Tutti parleremo nel prossimo futuro dell’Enciclica di Papa Francesco, sicuramente condivideremo molte delle tante parole scritte dal papa: l’importanza di conoscere la complessità e la bellezza di questo nostro pianeta che è fatto di equilibri naturali ormai allo stremo delle forze. Dobbiamo salvare la terra per salvare il nostro futuro, ma per farlo è urgente e necessario trovare la via per invertire la corsa verso la catastrofe e questo lo deve fare l’uomo di buona volontà utilizzando la sua ragione finalmente per fare il bene sulla terra.

Il Papa dal suo importante, spero decisivo pulpito dice cose che hanno detto tanti altri, anche noi nel nostro piccolo le abbiamo spesso pronunciate e infatti Lui ci dice ancora che i problemi sono tutti interconnessi per cui per salvare il mondo, l’uomo e le sue creature abbiamo bisogno di un progetto unitario a cui tutti dobbiamo lavorare senza più deragliare.

Come non condividere queste parole, ma io che ho amato papa Francesco per i suoi Gesti e quindi per le sue Azioni, mi dò tutto il tempo necessario per leggere la sua Enciclica  e poi una lunga pausa di riflessione  per capire dove sta l’Azione, l’Esempio; dove si manifesta il Maestro di Vita che tutto illumina in questa lunga bellissima marea di parole.

Per cui oggi voglio parlare del Francesco originale, quello di Assisi, voglio parlare del “poverello”, come lo chiamò la madre quel giorno che lo vide confuso e abbandonato alle sue meditazioni.

 

Sin dall’antichità sono comparsi ogni tanto sulla terra uomini Grandi e Magnifici che hanno esercitato la loro influenza non con opere o discorsi ma soprattutto perché tutta la loro esistenza pareva generata da un unico spirito, grande e unitario, che davanti agli occhi degli altri uomini si è rivelata come un esempio luminoso, un’immagine di Dio.
Maestri di vita, soggiogatori di cuori che non hanno costruito cattedrali secondo l’arbitrio del momento, ma sono rimasti fedeli ad una idea, ad un progetto chiaro e vitale. Questi Uomini magnifici sono stati anime consumate da una violenta sete di infinito e di eternità, che non  gli concedette pace finché non riuscirono a individuare una loro strada, unica, difficile da seguire ma che percorsero senza più deragliare.

Francesco d’Assisi è stato uno di questi Uomini magnifici che ha conosciuto nella sua vita la vanità della ricchezza che gli ha permesso di godere di un potere enorme sui suoi consimili; ha conosciuto l’arroganza della sua presunzione, quella di potere dominare gli eventi tanto da voler affrontare come in un teatro la recita della gloria delle armi. Ma improvvisamente ha avuto paura, paura di morire, ha scoperto la sua fragilità e si è trovato solo con se stesso spogliato di tutta la sovrastruttura materialistica.

Da allora il figlio del ricco Messere Bernardone fu visto sempre solo o accompagnato a mendicanti ai quali non solo faceva doni ma li consolava; da quel momento cominciò a comprendere la potenza del suo umile cuore e fu spinto da una forza attrattiva sovrumana verso le persone più basse e disprezzate.

Le sue parole divennero semplici, comprensibili  e sempre accompagnate da gesti d’amore, non chiese mai a nessuno di fare qualcosa che lui stesso non fosse pronto a fare. Parlava e mostrava ai suoi amici di viaggio: “ecco questa è l’umiltà; vedi, questa è la pazienza; vedi questa è la saggezza; vedi, questo è l’amore!”
E’ l’esempio che fa diventare un uomo credibile per cui unico!

Francesco D’Assisi decise di donare all’umanità l’unica cosa che aveva da dare, il suo immenso amore e da allora l’amore estremo, altruistico divenne la sua ricchezza, una ricchezza da donare e da ricevere. Il più umile, il più povero divenne il più ricco e diventando il maestro della povertà divenne l’esempio per gli altri uomini di come ci si poteva arricchire di amore.

E così la sua strada era tracciata, era una strada di felicità e intorno a lui tutto era armonia: il creato era la sua gioia quotidiana dove tutte le creature diventarono  suoi fratelli e sorelle.

Lui si sentiva  un prediletto, era stato scelto da Dio: “solo ai prediletti da Dio è concesso che i sensi e il cuore non invecchino e rimangano per tutta la vita freschi e capaci di gratitudine come quelli dei bambini”.
“Francesco sapeva bene che niente sulla terra è senz’anima e andava incontro a ogni anima anche a quella dei sassi con rispetto e amore fraterno”

Come lo chiameremo oggi questo atteggiamento se non pazzia? Oggi parliamo di salvare la natura e compriamo le nostre automobili, parliamo di pace e sovvenzioniamo il sistema più violento che l’umanità abbia concepito, quello liberista; oggi parliamo di fratellanza ma se qualcuno ci chiedesse di ospitare un migrante a casa nostra saremmo pronti a votare Salvini alle prossime elezioni.

Francesco d’Assisi parlava e agiva e i suoi esempi suscitarono una tale fiducia che fu nominato arbitro tra le parti contendenti.
Quando si sentì prossimo alla morte allargò le braccia ed esclamò: “Benvenuta sorella morte” poi cominciò a cantare e a quel canto si unirono con gioia tutti i suoi fratelli presenti e tutto il piccolo creato intorno a quella povera capanna si unì a quel canto di glorificazione della volontà di Dio che si compiva.

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“S. Francesco predica agli uccelli”, dal ciclo delle ‘Storie di S. Francesco’ nella Basilica di Assisi (1292 -1296), di probabile attribuzione a Giotto

 

File .pdf dell’Enciclica papale diffusa il 16/6 con l’Espresso: Enciclica papale. Laudato si’ mi’ Signore..

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