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La Madonna Ausiliatrice di Gaeta

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 di Francesco Ferraiuolo

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Gent. Redazione, il 24 maggio scorso mi sono recato a monte Orlando di Gaeta per rendere omaggio alla statua della Madonna Ausiliatrice. L’occasione mi ha ispirato l’articolo che allego alla presente, nel quale riporto un po’ di storia circa la sua realizzazione nonché qualche ricordo personale. Credo che non siano pochi i ponzesi affezionati a questa statua.
Cordialissimi saluti.
F.F.

Maria Ausiliatrice, dal latino auxilium christianorum (aiuto dei cristiani), è lo splendido titolo che sempre è stato attribuito alla Madonna; così viene anche invocata nelle Litanie dette “Lauretane” in quanto recitate originariamente presso la Santa Casa di Loreto.

Papa Pio V, il giorno 7 ottobre 1571, mentre era intento alla recita del Rosario, ebbe la visione dei cristiani vittoriosi sui turchi nella Battaglia di Lepanto; in ricordo di tale evento aggiunse le Litanie Lauretane alla recita del Rosario, inserendo tra le stesse l’appellativo Auxilium Christianorum.

Per inciso, va detto che il precedente 11 giugno 1571 Pio V benedisse in San Pietro lo Stendardo di Lepanto per consegnarlo all’ammiraglio Marcantonio Colonna insieme all’incarico di assumere il comando della flotta pontificia e di radunare la stessa nella rada di Gaeta; il sacro emblema, realizzato dal pittore Girolamo Siciolante da Sermoneta su incarico del cardinale Caetani, fu poi issato sulla nave ammiraglia della flotta cristiana a protezione della Lega Santa durante la citata battaglia.

La Madonna del Rosario e la battaglia di Lepanto

Una decina di giorni dopo, il 22 giugno 1571, il Colonna, accingendosi alla Battaglia di Lepanto, dopo aver passato in rassegna tutta la propria flotta alla fonda nella predetta rada, si recò nel Duomo di Gaeta a chiedere la protezione di Sant’Erasmo; qui fece il solenne voto che, qualora fosse tornato vincitore grazie alla sua intercessione, avrebbe donato il prezioso stendardo al Santo.

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Sta di fatto che ritornato vittorioso da Lepanto, Marcantonio Colonna non dimenticò di sciogliere il voto fatto a S. Erasmo e si recò presso il Duomo di Gaeta per donare lo storico vessillo.

Questo evento fece rinsaldare ulteriormente la venerazione della popolazione di Gaeta alla Vergine perché fu a tutti chiaro, specie dopo la visione occorsa a Pio V, che oltre l’intercessione di S. Erasmo vi era stata anche la benedizione di Maria Ausiliatrice e che la città, quale punto di partenza della flotta pontificia, era coinvolta in questo atto di protezione.

Che Gaeta fosse un luogo caro al cuore della Vergine Maria lo costatiamo anche qualche secolo dopo quando Papa Pio IX, esule a Gaeta (1849-1851), concesse la facoltà di aggiungere alle Litanie Lauretane lo speciale elogio di “Regina sine labe originali concepta”.

Ed invero accadde un avvenimento destinato a segnare un momento importantissimo nella storia della cristianità, che legò fortemente il nome della Vergine Maria a quello di Gaeta, dato che proprio in questa città, presso la Cappella d’Oro della Chiesa della SS. Annunziata, dove amava pregare, Pio IX ebbe l’ispirazione – come una sorta di chiamata interiore mentre era assorto in preghiera davanti all’immagine della Madonna – per la stesura del Dogma dell’Immacolata Concezione.

Cappella d'oro dell'Annunziata a Gaeta

Come si sa, il Dogma fu promulgato ufficialmente, poi, nella Cappella Sistina dal Beato Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce l’immunità dal peccato originale della Vergine Maria, fin dal suo concepimento.

A mio avviso, in un luogo come Gaeta, cosi prediletto da Maria Ausiliatrice ed a Lei tanto devoto, fu quasi una logica conseguenza lo stabilirsi nel 1929 dell’Oratorio “Don Bosco”, dedicato, cioè, al Santo che sognò, quasi profeticamente, un terrificante scontro sul mare scatenato da una miriade di imbarcazioni contro la grande nave simboleggiante la Chiesa cattolica, che, guidata dal Papa, riusciva ad ancorarsi in salvezza tra due alte colonne emergenti dall’acqua; esse rappresentavano l’Eucaristia (simboleggiata da una grande ostia con la scritta “Salus credentium” e la Madonna (simboleggiata da una statua dell’Immacolata con la scritta “Auxilium Christianorum).

La città di Gaeta, verso la fine degli anni cinquanta, al pari dell’Italia intera, viveva ancora momenti di grande prostrazione e di depressione economica, dovuti alle nefaste conseguenze belliche di cui portava non pochi segni.

immagine di gaeta negli anni cinquanta

Tuttavia, nella popolazione e, particolarmente, tra i giovani si sviluppò un grande impegno teso ad operare per la ricostruzione delle attività civili e dell’economia locale non disgiunto da un apprezzabile fervore spirituale che proprio nell’Oratorio “Don Bosco” trovava un punto d’incontro, di formazione e di apostolato.

E fu proprio in un gremito Convegno Annuale del predetto Oratorio che un ex allievo, Alessandro Martinovich, propose di erigere sul monte Orlando una statua della Vergine Ausiliatrice quale gesto di pubblico ringraziamento a Lei che aveva vegliato sui figli di Gaeta ed ancora aiutava la prediletta città nella sua opera di rinascita.

Tale proposta ebbe subito un vasto consenso, fu fatta propria dai membri oratoriani e sostenuta convintamente, con grande determinazione ed entusiasmo, da Don Aldo Fasolato, all’epoca direttore dell’Oratorio, con l’appoggio del Direttore della Casa salesiana, Don Stefano Giua.

Ottenuto il consenso dell’autorità religiosa e superati gli aspetti economici, amministrativi, paesaggistici ed architettonici, la statua venne commissionata allo scultore Nicola Arrighini di Pietrarsa per una cifra intorno ai cinque milioni di lire, che a quei tempi era ritenuta notevolissima; la statua, alta m. 5,40, fu ricavata da un unico blocco di marmo di Carrara dal peso di 18 tonnellate, secondo il progetto proposto dalla Soprintendenza ai Monumenti riprendente i tratti della Madonna Ausiliatrice descritta e fatta dipingere da Don Bosco nel Santuario di Torino.

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Essa fu posta su una terrazza in cima al Monte Orlando nel maggio del 1959, nel trentesimo della fondazione della Casa Salesiana, a cura degli ex allievi cooperatori salesiani, con l’aiuto della popolazione gaetana e di alcuni insigni benefattori quali (come si legge sul basamento della statua): l’Ammiragliato di Napoli (che mise a disposizione l’area), il Prof. Pasquale Corbo, Sindaco di Gaeta, il Comune di Gaeta, l’On. Giulio Andreotti, l’On. Vittorio Cervone, l’On. Pietro Campilli, l’Ins. Maria Nucera (che fu la prima donatrice mettendo a disposizione tutti i suoi risparmi di maestra in pensione, insignita di medaglia d’oro dalla scuola; si può dire che quel gesto valse a convincere l’autorità religiosa ad autorizzare la realizzazione del progetto), l’Ing. Giuseppe Carollo, la Fam. Antonietta Di Tucci, i Coniugi Scafiddi, i Fratelli Ing. Domenico Vittorio Simeone, l’Impresa Antonio Ruggero, il Comune di Terracina, il Geom. Adolfo L’Imperio, la Ditta Ciano e Coccoluto, il Sig. Gennaro Macone, la Fam. Capobianco Benedetto, la Fam. Scialdone.

Una piccola curiosità: tra i benefattori compare anche il nome dell’ing. Giuseppe Carollo; se non sbaglio, dovrebbe essere il professionista che diede luogo al progetto iniziale della nostra strada “Panoramica” e, poi, nel 1989, in collaborazione con l’arch. Piero Abbenda, su incarico del Comune di Ponza, approntò un nuovo progetto per il rifacimento ed il miglioramento dell’intera predetta strada provinciale a fronte di un finanziamento con fondi ex ANAS ammontanti a poco più di cinque miliardi delle vecchie lire.

La statua, proveniente da Terracina, fu trasportata a Gaeta la domenica di Pentecoste del 17 maggio 1959, attraverso la neo costruita Via Flacca, inaugurata l’anno precedente, con la scorta delle forze dell’ordine e seguita da un lungo corteo di cittadini festanti, gaetani e terracinesi, collocati su ogni mezzo che avesse delle ruote, dopo che il Vescovo della città del Tempio di Giove, Pizzoni, ebbe proceduto alla sua benedizione.

All’epoca, io ero uno studente sedicenne e ricordo che a Gaeta si svolsero delle solenni cerimonie civili e religiose.

L’inaugurazione della statua della Madonna Ausiliatrice avvenne il 24 maggio 1959: al mattino venne concelebrata dall’Arcivescovo di Gaeta, Mons. Dionigio Casaroli, e dall’Arcivescovo di Napoli, Cardinale A. Castaldo, una messa solenne nel Tempio di S. Francesco, tutto addobbato per l’occasione; a mezzogiorno vi furono, sulla sommità del monte Orlando e più precisamente sulla terrazza dove era stata deposta la statua, lo scoprimento e l’inaugurazione del citato monumento (fu quella, per me, un’occasione per incontrare e salutare la famiglia del compianto Giovanni Bonlamperti, ponzese, responsabile del vicino Faro di monte Orlando, anche lui un collaboratore salesiano, destinato a diventare mio suocero nel 1971 quando sposai sua figlia Carmelina proprio nel Tempio di S. Francesco); nel corso del pomeriggio si svolse, in un’atmosfera di generale tripudio, la processione della Madonna Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco, con una grandiosa e straordinaria partecipazione di fedeli, fuori da ogni immaginazione (io ed alcuni compagni di scuola eravamo letteralmente immersi in un mare di gente; ricordo che poco più in là da noi c’era Romoletto, un disabile simpatico e benvoluto da tutti, sempre sorridente e con i pantaloni a tre quarti, gli antesignani degli attuali “pinocchietti”, che ci guardava, ammiccando ripetutamente con gli occhi verso le statue sacre in processione, con un’espressione di affascinata felicità che mi è rimasta sempre impressa).

Gaeta Chiesa di san Francesco

Tra le numerosissime autorità spiccava quella del giovane Sindaco Corbo, mio ottimo professore di inglese, poi divenuto preside, che si era speso generosamente con la sua amministrazione per la realizzazione della statua della madonna; avevo una grande ammirazione per lui sia per la sua indiscutibile levatura culturale che per le opere pubbliche programmate, alcune già realizzate.

Pur essendo un amministratore risoluto, che stava sempre sul punto, teneva molto in conto ciò che veniva come contributo dalle opposizioni rappresentate dai comunisti Mariano Mandolesi (per un certo periodo di tempo fui suo vicino di casa in via S. Nilo) e Gigino Dell’Anno, e dal socialista Archita Danaro (anche lui mio mitico professore); erano tempi in cui i rapporti erano improntati a lealtà ed onestà perché il bene comune era la priorità assoluta: un grande insegnamento per noi giovani!

Pur se le polemiche, talvolta anche forti, non sono mancate, Corbo può essere considerato come l’emblema della ricostruzione di Gaeta; ma tutti lo ricordano anche come il sindaco che il 30 giugno 1960 fece saltare i bastioni che dividevano Gaeta vecchia da Elena, cioè la parte medievale da quella nuova di Gaeta (ricordo che si poteva passare da una parte all’altra solo attraversando un portale a forma di gomito, nel quale era posta un’edicola sacra, e che l’autobus poteva transitarvi a malapena, quasi sfiorando le pareti laterali).

Noi giovani rimanemmo stupefatti e nel contempo affascinati per quell’atto così temerario ma si deve convenire che, con quella decisione, Corbo conseguì l’obiettivo di unire Gaeta in un tutt’uno verso un avvenire di grande sviluppo; non a caso Andreotti, in un convegno tenuto a Gaeta otto o nove anni fa, con una delle sue memorabili e sagaci battute disse: “ai suoi tempi, Corbo lui sì che fece brillare Gaeta”.

Credo che fosse il 1984 quando, in una mattinata di autunno inoltrato, lungo la strada di monte Orlando, all’altezza del complesso degli stabilimenti militari, incontrai il Prof. Corbo che, passeggiando, si recava a far visita alla statua della Madonna Ausiliatrice.

Io che venivo proprio da lì, dove ero stato per fare una preghiera ed ammirare la meravigliosa vista del golfo, fui contento di salutarlo; egli mi domandò come stavo e cosa facessi e saputo che ero divenuto docente di ruolo e ricoprivo, altresì, la carica di sindaco di Ponza si complimentò con me, dicendomi pressappoco: I ragazzi di Ponza si sono sempre distinti come studenti; tuttavia, quando ho il piacere di incontrare un mio ex studente che ha raggiunto posizioni importanti nella vita, come te, mi sento felice ed orgoglioso di avervi contribuito e penso che il Signore mi abbia fatto vivere una buona giornata”.

Da quel lontano giorno dell’inaugurazione della statua della Madonna Ausiliatrice – sono passati ormai cinquantasei anni – nel tardo pomeriggio di ogni 24 maggio, per rinnovare e tenere vivo il senso di quell’evento, per la strada di monte Orlando si svolge una processione che termina, a sera, tra preghiere e canti mariani, ai piedi della Vergine Maria con una fiaccolata, di fronte all’incomparabile e suggestivo scenario del golfo di Gaeta.

Golfo_di_Gaeta

Quest’anno si è creata una felice e fortunata circostanza che ha consentito a me, a mia moglie ed ai miei cognati di far visita alla statua della Madonna Ausiliatrice e di assistere al passaggio della processione; è stata, altresì, l’occasione per rivedere luoghi a noi tanto cari e riandare con la memoria a ricordi passati.

Al passaggio della processione, è stato per me un grande piacere scambiare un saluto, sebbene a distanza, con alcuni vecchi conoscenti e ancor più rivedere alla testa del corteo, accanto al prelato, Ferdinando Robbio, mio eccellente professore, a suo tempo presidente del Direttivo degli ex-allievi, che si occupò realmente di tutta la fase relativa alla realizzazione della statua della Madonna Ausiliatrice (Robbio, in seguito, fu un esponente di primo piano nel panorama politico gaetano e ricoprì anche l’incarico di Presidente della Provincia di Latina).

Una sola cosa ha offuscato quel meraviglioso pomeriggio: il vedere la statua della Madonna oltraggiata dalla presenza di due grosse antenne telefoniche poste a circa una decina di metri da essa; il che mi ha fatto subito riandare con la mente all’oltraggio perpetrato dall’antenna telefonica collocata di fronte all’ineguagliabile scenografia dei faraglioni di Lucia Rosa di Ponza, con l’amara considerazione che nulla trattiene i gestori della telefonia (purtroppo, non solo loro) pur di realizzare i propri interessi economici.

statua ed antenne

Già la presenza delle antenne telefoniche a monte Orlando in quanto Parco Regionale Urbano è da ritenersi inopportuna, specie se posizionate anche a breve distanza da un sito archeologico importante qual è il Mausoleo di Lucio Munazio Planco, ma arrecare offesa alla statua della Madonna Ausiliatrice che ha un valore simbolico non indifferente per la città di Gaeta, è troppo.

Muaseo di M Planco e faro di Monte Orlando

Questa statua, così imponente e maestosa, che è rivolta verso quella dirimpettaia del Redentore sul monte Altino, come per esprimere una sinergia tesa a mettere sotto protezione tutte le comunità che affacciano sul golfo, ha un posto nel cuore anche dei ponzesi che sentono il legame storico ed ecclesiale con la città di Gaeta e di tanti di loro che, come me, vi hanno a lungo soggiornato per svariati motivi o che tuttora vi abitano stabilmente, non dimenticando che essa rappresenta una entità spirituale, la Madonna, che veglia su di noi isolani e ci protegge dai pericoli derivanti dalle intemperie del mare allorquando ci accingiamo a raggiungere la nostra isola passando con la nave sotto il suo sguardo amorevole.

la statua del Redentore su Monte Altino

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1 commento per La Madonna Ausiliatrice di Gaeta

  • Renato Marchese

    Salve, per dovere di informazione, comunico che la quinta fotografia dello scritto sulla Madonna Ausiliatrice di Gaeta è una immagine di donne di Formia e non di Gaeta, intente a lavare la biancheria sulla foce della sorgente della Gualchiera, nella prima parte dell’imbonimento di Largo Paone.
    Cordiali saluti
    Renato Marchese (vice Presidente Salotto culturale Koinè, che vi ha ospitato recentemente in un evento)

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