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Notturno

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di Biagio Vitiello
Faraglioni Madonna. Notturno

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È da qualche tempo che passo notti insonni, forse a causa del caldo o della pennichella pomeridiana.
E allora… al buio della notte, a luce spenta, mi affaccio alla finestra che guarda sui faraglioni del Calzone Muto, e guardo nel buio.
Ascolto le voci della notte.
Nel cielo stellato della notte senza luna osservo, in lontananza, i ciclici fasci di luce del mio faro preferito e ascolto il canto delle diomedee.

Il ricordo spazia lontano, a quando ero bambino e dormivo in quel faro.
E nel pensiero il verso delle diomedee che sento adesso, in volo sulla Parata, si sovrappone al canto di allora…

I faraglioni del Calzone Muto dal Belvedere

La foto di copertina (riportata anche qui sopra): “I Faraglioni del Calzone Muto dal Belvedere” è dell’Autore

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2 commenti per Notturno

  • Silverio Guarino

    Caro Biagio,
    nel tuo notturno insonne, ricordi il canto e il verso delle diomedee…
    Ovviamente, tutti i lettori di Ponzaracconta sanno di cosa stai parlando. Io no.
    Ed è per questo che ho svolto una piccola ricerca che mi ha portato ad identificare questi volatili con gli albatri (Linneo non aveva dimenticato neanche questi!), che però sembrano essere presenti in altri lidi, lontano dal nostro mare.
    Oppure mi sono sbagliato, oppure le tue diomedee sono come quel mio aereo per Porto Said…
    Fammi sapere.
    Silverio Guarino.

  • Biagio Vitiello

    Caro Silverio
    Le diomedee citate nell’articolo sono le berte, che a Ponza chiamiamo “i parlanti” (Calonectris diomedea, della famiglia delle Procellaridae).
    Nella notte i loro versi sembrano voci o pianti di bambino (le berte o diomedee, secondo la leggenda sono i compagni di Diomede, trasformati in uccelli da una Dea pietosa, che piangono la sua morte).
    Enzo Di Fazio, che nei suoi anni al Faro della Guardia con il padre fanalista, ai ‘parlanti’ ha potuto applicare tutta la sua fantasia, riusciva a distinguere nei loro versi due componenti: il pianto del bambino e un grugnire quasi suino. Ebbene sono due suoni diversi: il maschio ha un tono più penetrante, stridulo, simile al pianto di un bambino o al verso dei gatti in calore, mentre la femmina è più rauca.
    In proposito trovi abbondante materiale sul sito, digitando – parlanti – nel riquadro “Cerca nel Sito”.

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