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e-00 f8-19a k1-15a 68 stradina Piccola cernia, Epinephelus marginatus

Sulla chiesa e sulla parrocchia (1)

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di Francesco De Luca
La Chiesa vecchia

 

Avvicinandosi il “tempo di san Silverio” voglio portare l’attenzione su alcune notizie di natura parrocchiale, così che il Sito partecipi da par suo alla celebrazione patronale.

Orbene la chiesa del porto è dedicata alla SS. Trinità mentre la Parrocchia prende nome dai santi Silverio e Domitilla. Perché questa divaricazione? Chiarisco.

La prima chiesa parrocchiale in Ponza fu fondata da Carlo III di Borbone il 26 maggio 1738. Essa sorgeva nei pressi della Torre Militare (questa è l’indicazione che ho trovato e non so collocarla in modo preciso). Fu dichiarata “parrocchia regia”.

C’era una seconda chiesetta, piccola e angusta nella proprietà del defunto Luigi Tagliamonte (anche questa ubicazione mi è oscura).

La giurisdizione religiosa era della diocesi di Terracina. Gli abitanti dell’isola per i battesimi e i matrimoni si recavano a Terracina.

Il rev.mo mons. Gioacchino Maria Oldo, vescovo di Terracina il 9 luglio 1738 venne in Ponza, consacrò la chiesa parrocchiale e cresimò.

Chiamato Carlo III al trono di Spagna, con atto del 6 ottobre 1759 donava, fra l’altro, le isole al terzogenito Ferdinando, il quale nel 1771 ordinava per le isole ponziane la sottomissione alla diocesi di Gaeta.

Il vescovo di Gaeta, mons. Carlo Pergamo il settembre 1772 compiva la prima visita pastorale in Ponza.

La parrocchia non perse l’appellativo di “regia”, come a dimostrare che la prima e sovrana autorità su di essa spettasse al re.

Nel 1775 il 17 luglio il re ordinava la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale (dov’è l’attuale ma priva della navata centrale), dandone l’incarico al Maggiore del Genio Antonio Winspeare, coadiuvato dall’architetto Francesco Carpi.

In quell’anno il parroco don Nicola Verde pose la prima pietra in presenza anche dei frati Cappuccini. Sul frontespizio della chiesa si leggeva: “Antonio Winspeare inc. inu. MDCCLXXV”.

I frati Cappuccini vi durarono due anni, dopodiché il re vi insediò i Trinitari, religiosi benemeriti per la protezione degli schiavi contro i Turchi.
Allora avvenne la divaricazione: il tempio fu posto sotto la protezione della Trinità mentre alla parrocchia fu lasciata la denominazione “santi Silverio e Domitilla “.
Nel frattempo, tre anni prima (1772) era stata colonizzata anche la parte nord dell’isola con 27 famiglie venute da Torre del Greco. In quella zona esisteva una cappella rurale dedicata alla Vergine delle Tre Corone. C’era un antico quadro della Madonna della Purità o delle Tre Corone.

Devozione religiosa si esprimeva anche in una cappella votiva a Sant’Antonio abate, sita in località Sant’Antonio, all’imboccatura della strada Panoramica, sui resti di un tempietto romano dedicato a Castore e Pollùce.

Ma c’era, sul Cimitero, una cappelluccia chiamata ‘A cappella d’a Madunnella. Di essa dirò nel prossimo articolo.

 

Note
– Molte notizie qui trascritte le ho tratte da un libro pubblicato dai nipoti di don Salvatore Tagliamonte: “Appunti per un libro”.
Egli lo lasciò incompleto e i nipoti Paolo e Maria Grazia Laddomada glielo hanno dedicato (NdA).

– Altre informazioni sulla chiesa si possono trovare sul sito digitando – Chiesa della SS. Trinità – nel riquadro “Cerca nel Sito” in Frontespizio: ricerca storica in 9 puntate a cura di Gino Usai (NdR).

– Immagine di copertina: la chiesa negli anni ’30-’40; qui sotto, la chiesa com’è adesso.

 

La Chiesa oggi

[Sulla chiesa e sulla parrocchia (1) – Continua]

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