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Quando si parla chi ascolta?

di Vincenzo Ambrosino
Keith Haring.2 [1]

 

Quando si parla chi ascolta?
Lo dico subito: “ascolta chi è interessato ad ascoltare”.
Può un mio discorso condizionare qualcuno? “Certo solo chi è predisposto a farsi condizionare”.

Perché in questo momento sembra che  tutto quello che dice e fa Renzi ha il massimo del consenso?
Possiamo dare una risposta a questa domanda facendoci un’altra domanda: “perché qualche anno fa sembrava Berlusconi il parlatore per eccellenza e oggi pur avendo lo stesso sorriso, non muove il cuore e la mente del suo ex popolo?

Un insegnante bravo non è chi ha più sapienza ma chi sa trasmettere le sue conoscenze, la sua esperienza e questa trasmissione deve riuscire a trovare i giusti recettori nel discente che aprano passaggi nella sua mente e stimolino materia e materiale già in essa preesistenti.

Come dice quel proverbio: “il peggiore sordo è quello che non vuole ascoltare” oppure quell’altro: “quann’ ’u ciucce nun vo’ vev’ è inutile c’u sisc’”.

I giovani per esempio, apparentemente non prendono parte o comunque non si rapportano alla vita di società secondo i nostri canoni interpretativi: sicuramente questo atteggiamento è una reazione generazionale, anche adattativa al mondo che hanno trovato costruito da altri. Quando noi parliamo, agiamo, dimostriamo con i fatti le contraddizioni di una società piena di grandi princìpi   mantenuti in piedi da una retorica ipocrita per cui assolutamente non rispettata: i ragazzi ti guardano con il loro sguardo assente ma pensano ad altro interessati a capire come fare a loro volta a sopravvivere malgrado tutto.

Noi, che ci siamo formati nella società industriale, nella società massificata, dove le istituzioni democratiche ambivano a formare e governare le esistenza delle persone negli stati nazionali;  istituzioni che ruotavono intorno al mito della Legge sovrana “la Costituzione” al cui primo articolo c’era il diritto al lavoro, bene ora con questa costituzione e con queste istituzioni non siamo più in grado di governare una società multietnica, formata da un crogiolo di minoranze culturali, sociali che non hanno più una nazione, nè uno stato, nè una bandiera, nè una lingua comune e cioè non sono più un popolo.

Il Super presidente Obama per esempio, per essere eletto deve piacere ai cristiani che sono diversificati in mille sette, deve piacere ai pacifisti, ai lobbisti, agli ebrei e agli arabi, ai cubani e agli italiani, agli omosessuali  non deve dispiacere ai liberali ma sicuramente deve rappresentare i progressisti. Per piacere a tutte queste minoranze che tipo di robot deve essere un presidente? Che tipo di linguaggio evoluto, sottile deve proporre per soddisfare tutti questi bisogni? Ma questo ce lo possiamo chiedere anche per il nostro Renzi e mentre lui fa il ventriloquo qualcuno si domanda se Renzi sia ancora di destra o di sinistra.

Proviamo a portare il nostro discorsetto nel nostro microcosmo.

Vigorelli da chi è stato eletto? Hanno deciso di aprire i propri “recettori” e ascoltare quello che aveva da dire in campagna elettorale, il 38% di elettori  che volevano una persona nuova.

Dare la preferenza ad un politico oggi è come andare al supermercato e scegliere il prodotto che offre più garanzie. Vigorelli, giornalista nazionale, offriva più garanzie alla maggioranza relativa dei votanti (quelli intenzionati a scegliere per cui si sono recati alle urne ad esprimere la loro preferenza).

L’elettore, come lo studente a scuola, come il cittadino in mezzo alla strada, raccoglie milioni di messaggi ma recepisce solo quelli che lo interessano, solo quelli che soddisfano al meglio i propri bisogni. Bisogni che possono essere individuali, oppure familiari, oppure di gruppi sociali.

Noi cosiddetti “professionisti della politica” formatici alla scuola di partiti in una società industriale possiamo parlare, dibattere, litigare su una questione come quella del dissalatore in mano ad Acqualatina per una vita, ma la gente capirà, apprezzerà solo quegli argomenti che riusciranno a mettere in moto il suo bagaglio di esperienze, di interessi, di bisogni, di desideri.

Oggi, in un’epoca in cui l’informazione è globale e individualizzata nessuno è sprovvisto di un’idea o di un’opinione e infatti: se sempre meno gente va alle elezioni malgrado questo bombardamento di parole politiche è perché non vede in questa politica e in queste istituzioni la chiave che apra il proprio mondo individuale al miglioramento della propria esigenza individuale, familiare o di società.

Per esempio un discorso di questo genere a chi è rivolto? E’ rivolto a Vigorelli, agli amministratori, agli oppositori, a chi si accalora per accaparrarsi la delega popolare e vuol dire a chi vuole ascoltare: “i prodotti che stiamo vendendo in questo momento se non vengono acquistati e accettati dai cittadini ma imposti, rimarranno sul groppone non a noi ma alle nuove generazioni, come prodotti “monnezza”, per cui cerchiamo di coinvolgere il maggior numero di persone nelle nostre scelte in modo che la responsabilità di confezionare il prodotto finale sia condivisa e il più possibile vicina al gusto futuro delle persone.

Keith-Haring-Grafica [2]

 

Immagini dell’articolo: da lavori di Keith Haring