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Quando si parla chi ascolta?

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di Vincenzo Ambrosino
Keith Haring.2

 

Quando si parla chi ascolta?
Lo dico subito: “ascolta chi è interessato ad ascoltare”.
Può un mio discorso condizionare qualcuno? “Certo solo chi è predisposto a farsi condizionare”.

Perché in questo momento sembra che  tutto quello che dice e fa Renzi ha il massimo del consenso?
Possiamo dare una risposta a questa domanda facendoci un’altra domanda: “perché qualche anno fa sembrava Berlusconi il parlatore per eccellenza e oggi pur avendo lo stesso sorriso, non muove il cuore e la mente del suo ex popolo?

Un insegnante bravo non è chi ha più sapienza ma chi sa trasmettere le sue conoscenze, la sua esperienza e questa trasmissione deve riuscire a trovare i giusti recettori nel discente che aprano passaggi nella sua mente e stimolino materia e materiale già in essa preesistenti.

Come dice quel proverbio: “il peggiore sordo è quello che non vuole ascoltare” oppure quell’altro: “quann’ ’u ciucce nun vo’ vev’ è inutile c’u sisc’”.

I giovani per esempio, apparentemente non prendono parte o comunque non si rapportano alla vita di società secondo i nostri canoni interpretativi: sicuramente questo atteggiamento è una reazione generazionale, anche adattativa al mondo che hanno trovato costruito da altri. Quando noi parliamo, agiamo, dimostriamo con i fatti le contraddizioni di una società piena di grandi princìpi   mantenuti in piedi da una retorica ipocrita per cui assolutamente non rispettata: i ragazzi ti guardano con il loro sguardo assente ma pensano ad altro interessati a capire come fare a loro volta a sopravvivere malgrado tutto.

Noi, che ci siamo formati nella società industriale, nella società massificata, dove le istituzioni democratiche ambivano a formare e governare le esistenza delle persone negli stati nazionali;  istituzioni che ruotavono intorno al mito della Legge sovrana “la Costituzione” al cui primo articolo c’era il diritto al lavoro, bene ora con questa costituzione e con queste istituzioni non siamo più in grado di governare una società multietnica, formata da un crogiolo di minoranze culturali, sociali che non hanno più una nazione, nè uno stato, nè una bandiera, nè una lingua comune e cioè non sono più un popolo.

Il Super presidente Obama per esempio, per essere eletto deve piacere ai cristiani che sono diversificati in mille sette, deve piacere ai pacifisti, ai lobbisti, agli ebrei e agli arabi, ai cubani e agli italiani, agli omosessuali  non deve dispiacere ai liberali ma sicuramente deve rappresentare i progressisti. Per piacere a tutte queste minoranze che tipo di robot deve essere un presidente? Che tipo di linguaggio evoluto, sottile deve proporre per soddisfare tutti questi bisogni? Ma questo ce lo possiamo chiedere anche per il nostro Renzi e mentre lui fa il ventriloquo qualcuno si domanda se Renzi sia ancora di destra o di sinistra.

Proviamo a portare il nostro discorsetto nel nostro microcosmo.

Vigorelli da chi è stato eletto? Hanno deciso di aprire i propri “recettori” e ascoltare quello che aveva da dire in campagna elettorale, il 38% di elettori  che volevano una persona nuova.

Dare la preferenza ad un politico oggi è come andare al supermercato e scegliere il prodotto che offre più garanzie. Vigorelli, giornalista nazionale, offriva più garanzie alla maggioranza relativa dei votanti (quelli intenzionati a scegliere per cui si sono recati alle urne ad esprimere la loro preferenza).

L’elettore, come lo studente a scuola, come il cittadino in mezzo alla strada, raccoglie milioni di messaggi ma recepisce solo quelli che lo interessano, solo quelli che soddisfano al meglio i propri bisogni. Bisogni che possono essere individuali, oppure familiari, oppure di gruppi sociali.

Noi cosiddetti “professionisti della politica” formatici alla scuola di partiti in una società industriale possiamo parlare, dibattere, litigare su una questione come quella del dissalatore in mano ad Acqualatina per una vita, ma la gente capirà, apprezzerà solo quegli argomenti che riusciranno a mettere in moto il suo bagaglio di esperienze, di interessi, di bisogni, di desideri.

Oggi, in un’epoca in cui l’informazione è globale e individualizzata nessuno è sprovvisto di un’idea o di un’opinione e infatti: se sempre meno gente va alle elezioni malgrado questo bombardamento di parole politiche è perché non vede in questa politica e in queste istituzioni la chiave che apra il proprio mondo individuale al miglioramento della propria esigenza individuale, familiare o di società.

Per esempio un discorso di questo genere a chi è rivolto? E’ rivolto a Vigorelli, agli amministratori, agli oppositori, a chi si accalora per accaparrarsi la delega popolare e vuol dire a chi vuole ascoltare: “i prodotti che stiamo vendendo in questo momento se non vengono acquistati e accettati dai cittadini ma imposti, rimarranno sul groppone non a noi ma alle nuove generazioni, come prodotti “monnezza”, per cui cerchiamo di coinvolgere il maggior numero di persone nelle nostre scelte in modo che la responsabilità di confezionare il prodotto finale sia condivisa e il più possibile vicina al gusto futuro delle persone.

Keith-Haring-Grafica

 

Immagini dell’articolo: da lavori di Keith Haring

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3 commenti per Quando si parla chi ascolta?

  • Silverio Tomeo

    Un sociologo e studioso come Marco Revelli, nel dibattito d’idee scaturito da quel piccolo ma reale spazio politico dell’ Altra Europa per Tsipras, ha sostenuto di recente che nella società liquida non esistono e non possono più esistere i blocchi sociali. La cosa mi ha colpito, e va riflettuta a fondo. L’idea della “società liquida” è del sociologo polacco Zygmunt Bauman, a cui persino papa Francesco sembra talvolta ispirarsi con citazioni implicite nei suoi discorsi. Senza voler approfondire qui questo dibattito: la democrazia competitiva (tra due o tre competitors, che siano coalizioni, personalizzate o meno, partiti o fazioni civiche) si svolge ancora, a volte esplicitamente a volte sottotraccia, in una continua e aggiornata riclassificazione, sull’asse destra/sinistra, conservazione/progresso, liberismo/solidarismo. Questa assiologia ovviamente oggi è mutevole e da ripensare radicalmente, senza etichette, dogmi, rendite di posizione o sistemiche. Di ognuna delle minoranze sociali o culturali c’è da ricollocarne una parte in un senso o in un altro. Difficile formare un blocco sociale storico ed egemonico oggi come oggi (per cui anche il Partito della Nazione di Renzi lo vedo velleitario ed improbabile). Ragionando su scala locale credo che un’alleanza popolare per la rinascita di Ponza potrà a tempo debito avanzare il superamento di un triste e lungo declino amministrativo che nel vuoto di potere prodotto favorì l’avventura di Pier Lombardo Vigorelli, personaggio a cui più di qualcuno aveva comunque da tempo già aperto le porte. La parte migliore e più attenta della gioventù, delle donne, dei produttori seri, dei lavoratori seri. La parte migliore del popolo e della società civile può riscattare l’isola ed aprire un futuro partecipativo e adeguato alle sfide del presente. A chi bisogna parlare? A costoro, alla Ponza migliore, anche ai ponzesi della diaspora dell’emigrazione, all’intellettualità diffusa e al popolano non corrotto dal servilismo, dall’individualismo, dal cinismo nichilista. Da lontano possiamo solo evocare un salto di qualità nell’azione pubblica sull’isola, una nuova alleanza democratica e civica, un impegno collettivo programmaticamente fondato verso il cambiamento. Altrimenti: spopolamento, declino civico, privatizzazioni a tutto spiano, spossessamento dell’isola ridotta a villaggio turistico chiavi in mano, mire di investitori d’affari senza volto, persino propaggini (già tentate) di clan e cosche.

  • palmerino

    Io penso che non abbiamo compreso che è finita un epoca: l’epoca industriale che ha come fondamento il “Capitalismo”.
    Questa economica ha regalato molti aspetti positivi e altri negativi, come in tutto quello che accade nella nostra vita; quindi non ho alcun risentimento, mi raccomando.

    Questo sistema economico ha avuto un inizio, un periodo felice e adesso siamo nella sua fase finale.
    Non abbiamo compreso che questa crisi segna la sua fine e la possibilità di entrare in un’altra epoca.
    Un’altra che ha come fondamento non la crescita infinita del PIL in una Nazione (cosa impossibile), ma una crescita sostenibile o una decrescita felice.
    Non ho compreso cosa ci sarà tra pochi anni in tutto il mondo però non sarà più come oggi.

    Detto questo, lo Stato Centrale riflette questa economia ormai alla fine.
    uno Stato sempre più enorme, sempre più lontano dalla periferia, esoso come risorse economiche e costretto a vivere di corruzione, burocrazia, mancanza di meritocrazia, eccetera… solo per sopravvivere.

    è impossibile cambiare questo Stato votando gli stessi partiti; pensare che votando a destra o a sinistra vi sia un reale cambiamento è (per me) pura illusione.

    Continuando questo sistema politico, sociale ed economico procureremo ancora più danni all’ambiente e alla vita di noi tutti.

    Badate: non sto dicendo che la causa di ciò sia il capitalismo, i politici corrotti o i vari poteri forti come le Banche Private, le multinazionali sempre più forti, eccetera.

    No; la causa è la nostra, ovvero la popolazione che ha vissuto e vive dando potere a tutto ciò.

    Se il politico fosse corrotto o pensasse solo al proprio potere personale è perché prima di tutto è il cittadino che pensa individualmente e raramente ha una coscienza del bene comune.

    Gli italiani ancora non hanno compreso che essere “furbi” non paga.
    Pensare soprattutto al proprio orticello non dà risultati nel medio e lungo periodo.
    Per uscire da questa impasse occorre cambiare pensiero a favore della collettività e dell’ambiente.

    Possiamo farcela.
    Oggi siamo così manipolati dai mass media che ci propongono solo leader con i loro proclami (che sia Renzi o Salvini, poco importa) mentre grazie anche ad internet possiamo sentirci più coesi per un bene comune ed un più naturale sviluppo per un sincero benessere nella collettività come all’abiente.

    Questo è il mio augurio: sempre più persone che prendono atto di questo passaggio epocale e che colgano le opportunintà che ogni crisi regala.

    Non aspettiamo che sia la politica a cambiare: non lo farà.
    Non con i soliti partiti che hanno sempre governato la nostra Nazione.
    Non è colpa loro: sono la nostra espressione, “riflettono” come noi intendiamo la nostra vita.
    Inoltre è pefettamente inutile combattere un sistema: lo si “alimenta”, lo si rafforza sempre di più.
    Occorre cambiare alla base e quindi cambiare i nostri schemi mentali.
    Spegniamo spesso la televisione e viviamo più collegialmente, come una volta i ponzesi e gli italiani tutti riuscivano a vivere.
    Con fiducia, rispetto, amore per se stessi (prima di tutto) ed automaticamente sarà così anche verso il nostro prossimo, l’ambiente.
    Mio pensiero e nulla più.

  • Siamo d’accordo siamo in una nuova fase di cambiamento che questa politica e queste istituzioni non sono in grado di interpretare.. I cambiamenti in atto comunque sono stati indotti da una tecnologia sempre più avanzata che è al servizio del neoliberismo e che incide sulle vite delle persone, degli ambienti del benessere ineguale.

    Istituzioni ottocentesche manipolate da organizzazioni del secondo millennio neoliberiste sono impossibilitate a governare i bisogni delle società multietniche e globali.

    Le proposte politiche che si oppongono a questo strapotere istituzionalizzato sono rappresentate da una parte: dal nuovo populismo di tutte le destre che sfruttando le contraddizioni del sistema società soffiano sugli istinti di sopravvivenza della gente; dall’altra ci sono quei movimenti che stanno cercando a fatica di emergere prospettando una nuova democrazia, razionale ma adeguata agli anni nella società de- massificata, individualizzata.
    Porsi il problema di governare la transizione da una società industriale ad una post industriale è il compito della nuova proposta politica.
    Ma per restare nel mio articolo: questo messaggio di cambiamento si imporrà quando la gente avrà assimilato questa nuova “materia” e nella sua testa la farà diventare forma e prassi.

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