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La bonifica dell’Agro Pontino. (4). ‘Canale Mussolini’, di Antonio Pennacchi. Conclusione

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proposto da Sandro Russo
Canale Mussolini. Edizioni in altre lingue

 

Il finale. Per qualcuno la parte più affascinante del romanzo: un tentativo di riconciliazione dei personaggi tra di loro e con la grande Storia; con gli ultimi colpi di coda della guerra che vede i bonificatori prendere parte alla difesa delle loro terre, contro gli “invasori” anglo-americani dello sbarco di Anzio.
Non sembra un tentativo di riscrivere la storia; è molto probabile che sia andata proprio così: i trentacinquemila uomini ricchi di mezzi e freschi di forze sbarcati ad Anzio nella notte del 22 gennaio del ’44, fermati da un gruppuscolo di tedeschi e dai coloni della bonifica armati di fucili da caccia, fino a che un contingente maggiore di tedeschi non fu distolto dalla difesa del nodo centrale della ‘Linea Gustav’, cioè Cassino. La piana di nuovo allagata e la difesa spinta ad oltranza, anche se la ‘liberazione’ di Roma da parte degli Alleati appare imminente e ineluttabile (avverrà però solo il 4 giugno del ’44).
Intanto la gran parte dei coloni era stata ‘sfollata’ dai tedeschi sulle alture a ridosso delle terre bonificate e lì, quelli che spregiativamente avevano chiamato ‘marocchini’, offrono loro la possibilità di sopravvivere.

Alla fine della guerra sarà tutto da rifare; gli argini da ricostruire e le terre da prosciugare di nuovo. Anche la zanzara (e quindi la malaria), che non era mai stata totalmente debellata con i metodi empirici impiegati (pp. 210-12) viene completamente eradicata dall’uso del DDT portato a barili dagli americani.

In questa fase si risolve anche il finale in una quasi fiabesca atmosfera di “realismo magico pontino”, con delle suggestioni che richiamano il finale di “Cent’anni di solitudine”, di segno rovesciato: api (le ‘appi’) al posto delle formiche e la rivincita della vita e della rinascita sulla morte.

Un canale della bonifica

 

Le critiche. Gli appunti più rilevanti al libro di Pennacchi non hanno riguardato l’opera letteraria in sé – sulla originalità e ‘presa’  del romanzo sul lettore sono tutti abbastanza d’accordo – ma la lettura politica degli eventi che per qualcuno sfiora ‘l’apologia del fascismo’ e comunque appare ‘giustificazionista’ nel confronti del regime.
In effetti il personaggio principale, il Pericle, è muscolare e prepotente, di quelli che “gettano il cuore oltre l’ostacolo” (immagine cara alla retorica fascista); i soprusi, la prepotenza del regime, perfino gli assassinii, vengono spesso presentati come errori o mascalzonate da eccesso di zelo; così anche le nefandezze della guerra in Etiopia;

Non siamo della stessa opinione: tale atteggiamento è emblematico di un popolo che non ha mai davvero fatto i conti col suo passato fascista e ne teme i germi e il risveglio in ogni manifestazione, sia pure soltanto letteraria.
È ovvio che un romanzo non sostituisce i libri di storia; i fatti come si sono svolti nella realtà sono ben documentati. La guerra d’Africa condotta dal regime è citata a esempio di crudeltà e disparità di forze dispiegate; il giudizio dei posteri sulla persecuzione messa in atto dal regime nei confronti dei suoi oppositori interni è netto e chiaro; anche se poco o niente di essa trapela nel libro (su Ponza c’è un vago accenno a pag. 170).
Ma quella del romanzo è una rilettura ‘in soggettiva’; i drammi storici, come pure il dilemma ‘per chi parteggiare’ nella seconda guerra mondiale, sono rivissuti dal basso, senza visione d’insieme, con gli occhi di chi c’era dentro fino al collo.
Basti per tutti citare l’esaltata giustificazione dei massacri africani compiuta dallo zio Adelchi al banchetto di nozze (pp. 267-268), quando il nipote Manrico lo costringe a pensare, e lui – da soli, zio a nipote – gli dice “piano piano ma convinto”: “Hai ragione tu, però, nipote. Non ci avevo mai pensato. Ognuno ghéva le so’ razòn. Sia lòri che noantri!”.

Nel complesso la lettura è ricca e attraente; fa rivivere un passato della nostra storia recente trattato poco e male nei libri di scuola (parlo per me; degli anni recenti non so) e il più delle volte evocato con un’interpretazione preconcetta.
Sulle pagine di Pennacchi i personaggi e le emozioni del tempo restituiscono la loro vividezza come una foto d’epoca virata al seppia che riprende vita e restituisce le parvenze e gli umori della vita vissuta.
Non solo: come effetto niente affatto scontato suggerisce un approfondimento degli eventi storici che magari senza una tale lettura a far da innesco, non avrebbe avuto luogo.

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Epilogo sulla ‘mia’ Pomezia anni ’90
E veniamo al mio epilogo che si riallaccia a quanto scrivevo all’inizio (leggi qui); epilogo peraltro ‘datato’, in quanto la mia frequentazione lavorativa con Pomezia ha termine con gli anni ’90.
L’idea che allora me ne feci è che fosse un luogo sede di un grande disagio sociale; già per la vicinanza con la grande città che spinge in periferia le persone più problematiche, ma per motivi autoctoni: già in quei tempi c’era molta delinquenza, girava tanta droga tra i giovani, e notavo un notevole scollamento sociale. Le nuove generazioni demotivate e dedite a traffici più o meno leciti, i genitori in fabbrica o impegnati in altri lavori (allora ancora ce n’era) sotto pressione; i nonni relegati nell’insignificanza sociale, spesso alcolisti.
Certo c’era stata una rapida urbanizzazione e le caratteristiche che notavo erano ubiquitarie, ma lì si vedevano più acutamente. Facevo un paragone con i paesini ‘storici’ dei Castelli che conoscevo bene perché mia dimora abituale. Lì il tessuto sociale teneva; qualunque ragazzo, per quanto sbandato, era figlio di… nipote di… I paesi hanno un modo tutto loro di stringersi e di proteggere i più deboli e le persone a rischio. Anche a Ponza l’abbiamo visto in anni recenti.

Mi ero fatto quest’idea di Pomezia che può essere sbagliata o superata dai tempi, ma allora l’avevo messa in rapporto con lo sradicamento patito a causa della bonifica. A distanza di circa 25 anni non mi sentirei di sostenere la stessa tesi: già al tempo quella era stata un storia di cinquant’anni prima e forse le ‘deviazioni’ che vedevo operanti a Pomezia erano solo l’avanguardia di un’Italia che stava cambiando troppo velocemente. Forse c’entravano più la televisione e il consumismo (a quell’epoca) trionfante che non le storie dei padri e dei nonni, ma allora la pensavo così e ne ho voluto dar testimonianza.

Una tavola della graphic novel
Note
Il libro di Pennacchi ha anche avuto un adattamento in graphic novel.
Canale Mussolini – Graziano Lanzidei, Massimiliano Lanzidei, Mirka Ruggeri
Ed. Tunuè, dicembre 2013; 183 pagine, brossurato, colori

Immagine di copertina: tre edizioni straniere del libro, tedesca, inglese e francese

Canale Mussolini. Graphic novel. Copertina

 

[La bonifica dell’Agro Pontino. (3). ‘Canale Mussolini’ (4) – Fine]

Per la prima parte: leggi qui
Per la seconda parte: leggi qui
Per la terza parte: leggi qui

Aggiornamento del 9 dicembre 2015

La saga della famiglia Peruzzi, delineata da Antonio Pennacchi in “Canale Mussolini” ha ora un sequel. Infatti esce per Mondadori Editore “Canale Mussolini parte seconda”.

La presentazione avverrà stasera alle ore 18 presso la Libreria “Storie” in via Armellini 26 a Latina. File .pdf allegato da un articolo di Latina Oggi del 9.12: Pennacchi

Canale Mussolini parte seconda

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2 commenti per La bonifica dell’Agro Pontino. (4). ‘Canale Mussolini’, di Antonio Pennacchi. Conclusione

  • Tonino Esposito

    Ciao Sandro,
    mi voglio complimentare per quanto hai scritto a riguardo della bonifica dell’Agro Pontino e del libro ‘Canale Mussolini’. Ho letto il volume qualche anno fa e l’ho trovato veramente interessante. Devo dire che lo lessi con attenzione fino ad immedesimarmi in tutte le scene che l’autore descriveva tanto che una volta finito ci fu un periodo che io e mia moglie, quando andavamo in giro per i borghi o lungo quei posti di campagna, cercavamo di vedere e leggere i numeri dei poderi rurali menzionati nel libro.
    Mi fa piacere che hai scritto di ‘Canale Mussolini’ e del suo autore Antonio Pennacchi. Ma vorrei sapere di quel signore, Alberto Monti, che ha detto che la storia non è stata scritta da lui e che l’Autore è stato sopravvalutato [leggi qui il commento all’articolo -NdR]. Mi puoi spiegare cosa ha voluto dire con queste parole? Oppure per descrivere storie di vita vissuta o forse anche qualcosa di fantasia, ma che comunque danno emozioni, occorre ‘una patente’ particolare? Spiegami tu quel commento! Tra l’altro quel libro ha vinto il “Premio Strega”.

  • La Redazione

    La saga della famiglia Peruzzi, delineata da Antonio Pennacchi in “Canale Mussolini” ha ora un sequel. Infatti esce per Mondadori Editore “Canale Mussolini parte seconda”.

    La presentazione avverrà stasera alle ore 18 presso la Libreria “Storie” in via Armellini 26 a Latina. Apri il pdf allegato all’articolo di riferimento

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