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Intervista al Comitato Rinascita per Ponza

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riceviamo in Redazione e pubblichiamo
Rada Due mari. Tramonto. Arch. G. Pacifico

 

Comitato Rinascita per Ponza: domande e risposte interne al Comitato stesso, presentate in forma di “intervista” (NdR)

La principale offerta turistica è quella nautica balneare

Vogliamo specificare meglio che significa offerta nautica balneare?
Ponza è un’isola e richiama turisti che hanno voglia di mare per cui arrivano nella nostra isola via mare con imbarcazioni, natanti, con navi, aliscafi: i ponzesi si sono organizzati per accogliere questi turisti e hanno predisposto tutta una serie di servizi e attività commerciali per soddisfare questa domanda.

Quali sono le attività  principali per servire questa domanda di mare?
Sono tutte quelle che hanno sviluppato i ponzesi in questi ultimi quarant’anni: ormeggio e noleggio imbarcazioni e natanti, visite guidate, affitto ombrelloni e sdraio, servizi di trasporto passeggeri, rifornimento carburante, cantieristica. Queste sono le attività principali che poi che poi hanno creato l’indotto commerciale della nuova ristorazione, della rinnovata offerta alberghiera, degli affittacamere, dell’abbigliamento ecc.

Sembra tutto molto chiaro e naturale: Ponza è un’isola non strutturata per dirla con le parole della nota stilista Fendi, per cui la sua offerta turistica si adegua alla domanda e soprattutto va sottolineato, che tutte le attività commerciale sono nelle mani dei ponzesi: dove sta il problema?
Da tempo le attività principali, appunto quelle che agiscono direttamente sul mare, quindi sulla costa e sul demanio (noleggio, locazione, ormeggio, sono “sotto attacco” e costrette alla precarietà). I servizi ai turisti in queste condizioni, non possono che peggiorare a scapito  dell’immagine dell’isola.

Le attività di noleggio ombrelloni e lettini sono ‘precarizzate’?
Tutto diventa precario quando non si può contare su spazi sicuri e su tempi mediamente lunghi per far sì che un investimento diventi produttivo. Dire che il demanio è di tutti in modo provocatorio, come fanno alcuni, è dire una verità che però deve essere riempita di contenuti sociali, economici, organizzativi. Per esempio: il bando organizzato dall’Amministrazione per il noleggio ombrelloni – che ha creato su spazi sempre più ristretti aspettative enormi tanto da indurre ragazzi a costituire cooperative per avere maggior punteggio e quindi possibilità di ottenere un’autorizzazione temporanea – è a nostro avviso un’operazione irresponsabile. Chiunque vincerà in queste condizione non avrà fatto un bel servizio né a se stesso né al turismo in generale.

Perché voi pensate che si creeranno tensioni enormi tra chi vince e chi rimane fuori?
Per una famiglia che ha investito vent’anni di tempo, denari e aspettative su questo mestiere e improvvisamente può vederselo sottrarre in modo del tutto discutibile non deve essere divertente.

Ma secondo voi allora il demanio dovrebbe essere occupato a vita sempre dalle stesse persone? Questo concetto non è più sostenibile, siamo in Europa dove c’è la libera concorrenza e quindi la legge impone l’evidenza pubblica e i bandi  devono essere obbligatori per garantire che si aggiudichi lo spazio al migliore offerente: questa è la legge! Siamo in Europa, ma siamo anche in Italia e a Ponza. Il ponzese vive su quest’isola da duecento anni, da quaranta fa turismo e si è inventato questi mestieri per vivere; ora un buon amministratore fa in modo di adeguare le esigenze di trasparenza alle esigenze della piena occupazione, ma non si può continuare a criminalizzare una categoria, la più importante, renderla precaria non regolarizzandola, volontariamente creando  aspettative concorrenziali in questi settori che rimangono saturi.

E secondo voi cosa dovrebbe fare un buon amministratore?
Conoscere la legge, conoscere gli spazi della sua isola, conoscere le esigenze dei suoi concittadini e cercare attraverso il confronto continuo di trovare soluzioni che garantiscano a tutti i suoi concittadini una prospettiva di benessere su questa isola.

Ma queste sono parole e non fatti; la legge è legge e va applicata.
Anche per il trasporti marittimi c’era la legge della libera concorrenza e della privatizzazione ma poi gli imprenditori hanno trovato accordi e si sono divisi le zone di competenza e la politica ha servito queste esigenze. Il salvataggio della Snip&Snap è stato compiuto appunto dalla politica che ha risolto il problema e non dalle leggi di libera concorrenza. La politica serve a risolvere i problemi della gente non a complicarli.

Ma se tutti gli imprenditori rimangono sempre nelle stesse zone come si possono creare nuove possibilità di lavoro?
Innanzitutto un buon amministratore pianifica un determinato sviluppo in questo caso nautico/balneare e lo fa in base alle esigenze dei suoi cittadini e del territorio che governa tenendo in considerazione la gabbia del PAI.  Per cui elabora, in questo caso un PUA che prevede la quantità e qualità di attività da sviluppare, stabilisce tempi di gestione degli spazi, il numero e le dimensioni di concessioni, la qualità del servizio. Se a Frontone, per fare un esempio, ho l’esigenza di far lavorare sei attività di noleggio ombrelloni dividerò lo spazio in 6 parti uguali e secondo legge lascerò anche dello spazio libero. Questo è un metodo oggettivo e a misura della nostra isola.

Sì, ma come permettere di stabilizzare le attività già esistenti, prevedere nuova occupazione, rispettare i vincoli isolani e le leggi europee?
Ci vuole la giusta volontà politica di parlare con gli operatori economici garantendo a questi la stabilizzazione del lavoro e nel contempo creare opportunità di lavoro inventando nuove offerte e nuovi spazi economici. Patti chiari: chi già lavora non deve gareggiare sui nuovi spazi e soprattutto bisogna rifare un regolamento demaniale per assicurare agli isolani residenti la priorità di accedere alle nuove offerte.

Se ne deve dedurre che non c’è la  giusta volontà politica da parte dell’Amministrazione di risolvere i problemi?
Per esempio l’Amministrazione  non ha ancora provveduto a prorogare fino al 2020 le concessioni demaniali già esistenti e questo è una dimostrazione che l’amministrazione comunale cerca il modo di complicarsi e complicare la vita degli isolani.

Parliamo adesso di una delle attività principale per l’offerta nautica balneare, quella dei pontili?
I pontili sono nati a Ponza alla fine degli anni ottanta, legalizzati dalla Capitaneria di Gaeta, regolamentati da ordinanze della stessa capitaneria e poi sequestrati perché occupavano abusivamente uno spazio demaniale. Queste attività sono nate per servire una domanda enorme di ormeggio nautico. Imbarcazioni che prima sostavano in rada oggi possono ormeggiare ai pontile e scendere a terra per recarsi a cena nei  ristoranti, visitare le boutique,  comprare abiti, prendere un taxi e andare a Le Forna per gustare altre cucine. Qualsiasi ambientalista riconosce che i pontili sono strutture meno impattanti rispetto alle colate di cemento armato per creare porti: i pontili alla fine della stagione scompaiono dal mare. Ma intanto questi investimenti privati hanno permesso al turismo danaroso di scendere a terra e di questo ha beneficiato tutta l’isola.

Perché sono stati sequestrate i pontili?
Perché la reale occupazione non corrispondeva al titolo concessorio, ma va ricordato che la Magistratura ha ritenuto area occupata quella che aveva come confini i corpi morti che necessariamente erano piazzati, sul fondale marino, ad una certa distanza dal pontile per motivi di sicurezza dell’ormeggio. Ma da lì si è partiti per aprire un lungo contenzioso ancora in atto.

Ma c’è anche un’altra polemica che vede i pontilisti arricchirsi perché hanno attività molto lucrative, fatte sul demanio quindi su spazio pubblico e poi non pagano le tasse.
Tutti argomenti importanti regolamentati dalle leggi e dalle sanzioni per i trasgressori; questi argomenti non dovrebbero entrare nella propaganda per fare generalizzazioni denigratorie su una intera categoria. Come in tutte le cose “chi sbaglia paga per questo ci sono le leggi e non deve essere accettato un giudizio moralistico per cui inquisitorio”

Ma anche i cantieri sono scomparsi?
Fra qualche giorno si terrà una ‘Conferenza dei Servizi’ a Ponza proprio per discutere del destino dei cantieri navali a Ponza; anche questa attività è legata all’isola da una vita. Tutti noi siamo nati e vissuti con le immagini della spiaggia di Santa Maria con i bastimenti tirati a secco. Tutti noi conosciamo la storia dei mastri d’ ascia locali. Oggi queste attività sono diventate illegali e tutte le grandi imbarcazioni, quelle dei pescatori e anche quelle dei noleggiatori devono recarsi nei cantieri navali di Gaeta e Formia per fare lavori di carenaggio e riparazioni. Sono denari che si perdono, sono servizi che si perdono: se c’è qualcosa che è illegale si deve rendere legale ma certo non si può assolutamente accettare che si distruggano risorse economiche e servizi che l’isola ha sempre dato e deve continuare a dare.

Andiamo all’altro problema concreto: voi dite che i pontili del porto sono da salvare e come?
I pontili, come i cantieri come tutte le attività già esistenti e sviluppate dai ponzesi sono da salvare e rendere stabili.

In che modo?
Facendo una nuova variante al Piano Regolatore Portuale. Il Piano Regolatore Portuale adottato da Porzio nel 2003, strumentalmente infatti poi smentito con altre due delibere dallo stesso Porzio e oggi ri-adottato da Vigorelli, è nei fatti superato nelle sue teorie tecniche e organizzative per cui va adattato alle reali esigenze dell’isola del 2015.

Avete fatto un’affermazione forte, vogliamo spiegare perché quel Piano Regolatore portuale è stato superato dagli eventi?
Quel Piano voleva ampliare e proteggere la rada portuale, ma soprattutto salvare il monumento architettonico individuato nel porto rifugio  borbonico. La scogliere di Santa Maria era stata pensata per proteggere i cantieri di Santa Maria e un pontile per l’attracco delle navi in zona Scoglio di Frisio in modo da trasferire il traffico delle automobili e lo scarico merci dalla zona Banchina Nuova a Giancos, mantenere libere le spiagge di S. Antonio e Giancos e costruire all’esterno dell’odierna scogliera un antemurale e in questa zona prevedere l’offerta di ormeggio di imbarcazioni da diporto.

Cos’è che non va in questo Piano?
Tutto! E’ un Piano pensato anni fa quando l’isola era sprovvista di un’offerta di ormeggio nautico. Dal 1957 al 1988 sono state apportate al P.R.P una serie di varianti tutte superate dalle iniziative private. Nel tempo, almeno dal 1990 si è venuta a creare una domanda di ormeggio che non poteva aspettare e le iniziative imprenditoriali dei ponzesi hanno provveduto a colmare questo vuoto. Le amministrazioni pubbliche si sono mostrate inadeguate, troppo lente per risolvere i problemi di organizzazione turistica ed economica dell’isola.

Andiamo nello specifico: questo P.R.P salva il porto rifugio borbonico?
No! Se si costruisce un antemurale all’esterno dell’attuale scogliera e si creano pontili in quella zona, tutto il flusso turistico deve passare dietro la “Caletta”  e quindi sul porto borbonico, cosa che smentisce le premesse teoriche del piano: quella di salvaguardia del monumento borbonico.

La scogliera di Santa Maria va bene?
La scogliera di Santa Maria è stata partorita dopo una lunga gestazione per salvaguardare la spiaggia di Santa Maria e in particolare i cantieri. Questa amministrazione dice che non vuole i cantieri in quella zona, quindi si decida: se vuole le scogliere deve accettare anche i cantieri.

Questa scogliera di Santa Maria era stata pensata anche per proteggere un pontile che doveva essere costruito in zona Scoglio Frisio, per permettere alle navi Caremar oggi Laziomar di ormeggiare. Siccome adesso abbiamo costruito in quella zona il depuratore non possiamo costruire il pontile, per cui le navi continueranno ad attraccare al molo Santa Lucia. Quindi anche in questo caso le premesse teoriche per la costruzione della scogliera frangiflutti vengono a mancare.

Voi invece che cosa proponete? Volete che salti di nuovo il tavolo per perdere altri quarant’anni?
Noi pensiamo che si devono spendere soldi pubblici per fare il bene dei cittadini e non altro. Allora negli anni ’90 a Ponza sono nati i pontili, rilasciate concessioni demaniali di noleggio e ormeggio natanti, sono cresciuti i diportisti, la domanda di ormeggio è stata servita. Tutte queste attività in assenza di un Piano Regolatore Portuale si sono sviluppate  anche nel Porto Borbonico, nella spiaggia di S. Antonio, quella Giancos e quella di Santa Maria. Ora sembra logico che un Piano Regolatore si adegui a questa realtà e non che la realtà si debba adeguare ad un progetto teorico che viene dopo.

Quindi?
Quindi è necessario un’altra variante al Piano Regolatore che fotografi la situazione di fatto. Che ampli e protegga questa offerta di servizi nautici in modo che queste attività si possano svolgere in sicurezza per tutto l’anno.

Concretamente come dovrebbe essere pensato il nuovo Piano regolatore Portuale?
Va bene la nuova scogliera di Santa Maria dove devono essere aperti di  nuovo i cantieri nautici; questa è utile anche per ampliare la sicurezza in tutta la rada del porto. La zona di S. Antonio e Giancos deve essere destinata come è oggi alle attività nautiche. In zona ‘Turone’ destinare un’ampia area per i diportisti residenti. Non costruire l’antemurale perché  inutile. Quindi si devono spendere soldi solo per una scogliera, quella di Santa Maria; il resto è solo riorganizzazione interna degli spazi per il diporto, l’ormeggio e il noleggio.

Porto borbonico Copia

Pontili Giancos e Santa Maria
Immagine di copertina. Foto dall’archivio di Giovanni Pacifico

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