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Evviva la croce

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di Francesco De Luca

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Evviva la croce… la croce evviva… l’articolo di Rosanna Conte (leggi qui) mi ha catapultato indietro di una vita. Quante volte l’ho cantata seguendo la melodia del parroco, ascendendo la via che da sant’ Antuono porta in alto alla cappella della Santa Croce. Avanti c’era Gennarino Avellino, già in seminario a Gaeta, accanto Ezio Vitiello che ci sarebbe andato a settembre, io e Silverio Di Fazio insieme.

Don Luigi portava la sua stazza con disinvoltura, nonostante la salita, e dietro la processione dei fedeli. L’aria era fragrante di violacciocca, di ginestre, del nuovo verde .

Evviva la croce … quasi che l’espiazione fosse un atto dovuto, e dunque da amare. La croce, simbolo di un dolore che diviene rivincita, e poi vittoria.

E così si superavano le ristrettezze della vita, le vicissitudini del lavoro, la pochezza della quotidianità isolana.
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Al culmine della collinetta, sul Porto già incline alla sera don Luigi induceva a riflettere come nella fede si vince ogni disfatta. E quella comunità ponzese lo ha fatto e ha forgiato il suo destino.

Non così quando si è incatenati alla disperazione. Allora l’espiazione non ha campo perché si è già versato tutto il sangue. C’è soltanto la morte ad attendere. Come è per i migranti nel Mediterraneo. Neanche la croce potrà balenare loro come simbolo di rivincita.

Io e Silverio ci lasciavamo frastornare da quel canto, Gennarino con lo sguardo ci invitava a comportamenti devoti e la melodia si spandeva …evviva la croce … la croce evviva…

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